itinerari culturali tra Italia e Finlandia 

Un corso universitario di letteratura finlandese dedicato alla tradizione del "Kalevala" e delle varie forme di Poesia popolare finlandese, quella epica, quella lirica. Il corso è stato tenuto all'Università di Firenze dalla professoressa Viola Parente-Čapkova nell'Anno Accademico 2001/2002. Ne riproduciamo la trascrizione col permesso dell'Autrice, docente di letteratura finlandese nelle università di Praga e Turku, certi che rappresenti una solida introduzione alla materia per studiosi e studenti di letteratura finlandese e di storia delle tradizioni popolari.

 

  1. LA POESIA POPOLARE (AUTENTICA) FINLANDESE

1.1. Introduzione generale

1.2. Generi principali della poesia popolare finlandese

1.2.1. Poesia epica

Poesia mitica

Poesia magica e sciamanica

Poesia d’avventura

Leggende e poemi dell'epoca cristiana

Ballate

Poemi storici e di guerra e decadenza della poesia del Kalevala

1.2.2. Poesia lirico-epica (rituale)

I riti dell’orso (Karhunpeijaiset)

Lamenti e pianti (Itkuvirret)

Incantesimi e formule magiche (Loitsut)

1.2.3. Poesia lirica

Canti di fanciulle e ragazze

Canti d’amore

Canti di donne sposate e di vedove

Ninne nanne

  1. INTERESSE DEI RICERCATORI PER LA POESIA POPOLARE FINLANDESE: GLI INIZI

2.1. Gli studiosi pre-illuministi ed illuministi

2.2. Gli studiosi del periodo del romanticismo

2.3. Costruzione dell’identità nazionale attraverso l’invenzione del “passato mitico” grazie all’uso della poesia popolare

  1. ELIAS LÖNNROT E IL “POEMA NAZIONALE FINNICO” – IL KALEVALA

3.1. Elias Lönnrot e le origini del Kalevala

3.2. Struttura dell’opera

3.3. I runi del ciclo di Lemminkäinen

3.4. Il contenuto del Kalevala

Il Kalevala è considerato “il poema epico nazionale finlandese”. Noi però inizieremo con la poesia popolare, che forma la base su cui è stato costruito questo “poema nazionale”. Inizieremo con un’introduzione generale vedendo poi i generi principali della poesia popolare finlandese. Prenderemo in esame sicuramente la poesia epica e parte di quella lirico-epica, per passare poi a vedere quella lirica. Tutte queste divisioni sono abbastanza schematiche, sicché vale la pena di discuterne l’autorevolezza o comunque di chiarirle meglio. La seconda parte del corso, poi, tratterà dell’interesse dei ricercatori per la poesia popolare finlandese, partendo dagli studiosi pre-illuministi e illuministi, interessandosi degli inizi della ricerca dell’identità nazionale finlandese, del cosiddetto patriottismo locale. Poi passeremo al punto più importante, ovvero agli studiosi del periodo del romanticismo e al loro modo di trattare, usare e a volte anche 'abusare' della cultura e della poesia popolare. A questo punto tratteremo della costruzione dell’identità nazionale attraverso l’invenzione del cosiddetto “passato mitico”, grazie appunto all’uso della poesia popolare. Questo significa, naturalmente, che parleremo poi soprattutto di Elias Lönnrot, il più importante studioso del cosiddetto risorgimento o rinascimento nazionale finlandese, e del Kalevala. Si passerà quindi, nella terza parte, all’analisi dell’opera, trattando del Vecchio Kalevala e del Nuovo Kalevala, ovvero delle due edizioni che Lönnrot ha composto nella prima metà del XIX sec.

  1. LA POESIA POPOLARE (AUTENTICA) FINLANDESE

1.1. Introduzione generale

Ci occuperemo della poesia popolare finlandese “autentica”, cioè di tutto il materiale di base sul quale il già citato Elias Lönnrot ha composto il suo poema epico, il Kalevala. Anche se il mio approccio a questo tema non è né folcloristico né etnografico (come critica letteraria mi interesso soprattutto della poesia orale), in queste prime lezioni tratteremo anche di alcune caratteristiche generali del folclore e della poesia popolare. Parleremo del suo aspetto funzionale e del perché la sua estetica può essere capita soltanto se inserita nel contesto sociale. Vedremo la sua relazione sia con la vita quotidiana, sia con le celebrazioni di ocasioni particolari.

1.1.1. Autentica? - Iniziamo mettendo in dubbio il titolo di questa sezione, cioè poesia popolare autentica finlandese. Quando parliamo di poesia popolare finlandese (o di qualsiasi altra poesia popolare) dobbiamo stare attenti nell’usare l’aggettivo “autentica”, perché non abbiamo dati certi sulle sue origini e quindi neanche sulla sua età. Dal Medioevo finlandese ci è pervenuto solo un incantesimo, cioè una formula magica careliana per provocare il fulmine, che risale al XIII sec. La seconda testimonianza più antica è del XVI sec., riportata da Agricola, il primo vescovo protestante finlandese e il cosiddetto padre della lingua letteraria finlandese. Ci sono poi altri documenti sporadici del XVII e XVIII sec. Quindi sono pochi i frammenti che abbiamo da tempi antichi mentre la stragrande maggioranza, possiamo dire il 99% della poesia popolare finlandese, raccolta grazie allo spirito appunto del risorgimento nazionale, risale al XIX sec. Quindi tutte le teorie sulle origini e l’età delle poesie possono essere considerate solo come ipotesi.  

Grazie al romanticismo kalevaliano e al carelianismo la quantità della poesia popolare raccolta in Finlandia e in tutta la zona balto-finnica è veramente enorme. Circa 1.270.000 righe di poesia orale furono pubblicate dalla Società della Letteratura Finlandese nell’opera in trentatré volumi dal titolo “Antichi poemi del popolo finlandese” (Suomen kansan vanhat runot, Helsinki 1908-1948). In quest’opera, le varianti dei canti (85.000 versioni diverse) sono classificate a seconda delle zone balto-finniche di provenienza, seguendo il metodo storico-geografico di Julius e Kaarle Krohn e Antti Aarne, noti folcloristi finlandesi. Una quantità ancora maggiore, tuttora inedita, la troviamo negli archivi della SKS, Società della Letteratura Finlandese. Sono circa 2 milioni e mezzo di voci: per lo più poesia in “metro kalevaliano” ma anche canzoni popolari in rima, incantesimi, formule magiche, auspici e presagi, giochi, filastrocche, canti, lamenti, favole, leggende religiose, racconti soprannaturali, leggende storiche e locali, storie eziologiche e miti, proverbi, indovinelli, motivi popolari e descrizioni etnografiche. Questa raccolta, quindi, è una delle più grandi del mondo per quel che riguarda la poesia popolare, insieme a quelle dell’Estonia, e di Petrozavodsk in Russia.

Possiamo chiederci come sia possibile che tutto questo materiale si sia preservato e perché la poesia popolare finlandese sia considerata così speciale e unica. Ciò è dovuto sicuramente al fatto che il suo ruolo nell’ambito della letteratura finlandese è di gran lunga maggiore rispetto a quello avuto dalle molte altre poesie popolari delle letterature europee. Se, ad esempio, analizziamo questo stesso fenomeno nella letteratura inglese, possiamo vedere come la cultura cosiddetta alta fece scomparire i vecchi usi e le vecchie credenze che entrarono a far parte di canzoni popolari o storielle per bambini. In Finlandia e in tutta la zona balto–finnica, invece, fino al XIX sec. non ci fu nulla o quasi che potesse sostituire il folclore. Il processo di decadimento cominciò molto più tardi che nella maggior parte d’Europa. Questa è la ragione per cui il materiale raccolto in questa area è di così grande importanza. I folcloristi indicano varie cause per questi avvenimenti:

Isolamento geografico

Fattori economici

Fattori linguistici

Fattori religiosi

Iniziamo prendendo in esame l’isolamento geografico. Le zone abitate dai balto-finnici, soprattutto le zone più ricche di poesia popolare come la Carelia di Dvina (ovvero la zona di frontiera tra la Finlandia e la Russia, che sarà uno dei maggiori punti di riferimento di questo corso) sono abbastanza isolate e si trovano lontano dai grandi centri urbani. Soltanto a partire dall’XI e XII sec. con l’espansione russa e svedese i territori abitati dai balto-finnici vengono chiaramente divisi, acquisiscono un governo e un vero e proprio sistema di tassazione. Questo ci porta verso i fattori economici.

Il commercio sistematico con l’Europa ha luogo soltanto a partire dal XIII sec. con la Lega Anseatica, una lega che regolava il commercio tra le città del mar Baltico. Anche dopo lo sviluppo di contatti più regolari con l’Europa occidentale e centrale, dovuti soprattutto alla diffusione del cristianesimo, la trasmissione della cultura “alta” europea attraverso l’istruzione raggiunse solo pochi centri urbani dove la lingua di comunicazione non era nessun idioma balto-finnico ma il russo, lo svedese o il tedesco.

Nell’area balto-finnica, il governo e l’istruzione pubblica erano condotti usando lingue che la maggior parte delle persone parlavano e comprendevano a fatica. Queste persone, che poi erano contadini o comunque membri di classi meno agiate, parlavano le lingue locali e ciò li estraniava ancora di più dalla società e dalla cultura alta. Gli studiosi parlano di tradizione “grande” e tradizione “piccola” per quel che riguarda la cultura e la letteratura finlandese. La tradizione “grande” ha origine dalla letteratura classica dell’antichità e dalla letteratura europea mentre la tradizione “piccola” trova le sue radici nella poesia popolare e si preserva così bene proprio grazie alla scarsa interazione tra le due tradizioni.

La diffusione della cristianità fu il fattore principale che determinò anche la rapidità con cui i vecchi usi e le vecchie credenze furono abbandonate. Questi, infatti, si indebolirono prima in quelle aree dove la chiesa luterana fu erede di quella cattolica romana, soprattutto nella zona della cosiddetta Finlandia Vera ovvero la Finlandia sud-occidentale. Ironia della sorte, l’esempio più antico di poesia popolare finlandese dato alle stampe è contenuto in una condanna pubblicata nel 1452 che trattava l’indecenza di usi e pratiche pagane. Il materiale folcloristico principale si conservò soprattutto in quelle aree feudali dominate dalla chiesa russa ortodossa, i cui preti erano meno preoccupati del possibile pericolo delle vecchie credenze. Inoltre, queste zone ortodosse erano geograficamente ancora più isolate; come ad esempio la Carelia di Dvina una regione di laghi, foreste e paludi, una zona periferica nella sfera di influenza russa e svedese dove gli abitanti vivevano di caccia, pesca e forme rudimentali di agricoltura, un territorio veramente isolato.

La chiesa luterana non riuscì a penetrare in queste zone e quindi la declamazione degli antichi canti sopravvisse lì più che altrove e fino al XIX secolo fiorì come una forma importante di epica popolare. E’ interessante notare come, non distante da queste zone, vi fossero le aree dove la tradizione della “bylina di Novgorod” (poema epico eroico russo) sopravvisse maggiormente, vale a dire tra gli abitanti russi del Lago Onega e del Mar Bianco, area, in effetti, molto vicina alla Carelia di Dvina.

1.1.2. Finlandese? - Passiamo oro, nella nostra decostruzione del titolo, all’aggettivo 'finlandese'. Possiamo chiederci subito se sia giusto usare l’aggettivo finlandese quando, in effetti, vogliamo indicare tutta la zona balto-finnica.

La zona balto-finnica è la zona che parte dal circolo polare artico, procede verso sud lungo i confini attuali della Russia con la Finlandia. Parte dalla Carelia di Dvina, in inglese “Archangel Karelia” (Carelia della provincia di Arcangelo, città russa); i finlandesi chiamano quest’area Vienan Karjala, dal nome del fiume Viena che scorre dal Mar Bianco attraverso questa zona - in russo il nome del fiume è Dvina. C’è un ipotesi sull’origine del nome di Väinämöinen, l’eroe del Kalevala, che sostiene che sia derivato da quello di questo fiume, Viena appunto. Ad ogni modo, quest’area ha preservato delle forme rudimentali di agricoltura e di vita (fino alla seconda metà del XX sec.), continua nella Carelia di Olonets, poi nella Carelia di Ladoga (intorno al lago Ladoga), e scende poi fino alle coste del golfo di Finlandia. Quindi sono comprese le zone vicino S.Pietroburgo, l’istmo di Carelia, l’Ingria e l’Estonia.

L’Ingria non è isolata geograficamente ma è un caso molto interessante perché qui ci fu un isolamento linguistico e religioso piuttosto che geografico che “protesse” i finlandesi dell’Ingria e quelli dell’istmo di Carelia dalla diffusione della nuova cultura. In questo contesto, di particolare interesse sono i gruppi abbastanza grandi di finlandesi luterani che emigrarono in Ingria da aree della Finlandia dell’Est, a seguito dell’espansione svedese del XVII sec. (come è noto, nel XVII secolo la Finlandia faceva parte del regno svedese). Questi finlandesi portarono con sé i propri poemi, usi e costumi che, grazie alla differenza religiosa, sopravvissero nella forma originale quasi per nulla toccati dalle tradizioni dei vicini russi ortodossi, ed inoltre rimasero quasi immuni dagli eccessi del movimento che distrusse la maggior parte della poesia popolare in Finlandia.

La massa di poesia orale trovata in queste aree mostra evidenti caratteri comuni, sia come struttura sia come motivi e temi. Gli eroi dei canti epici compiono le stesse gesta in tutta l’area balto-finnica e viene fatto uso delle stesse espressioni figurative e delle stesse metafore. Questo è bastato a far sì che molti studiosi concludessero che queste poesie, così come le lingue balto-finniche usate per declamarle, avessero un'origine comune. Non abbiamo, però, prove dirette per una simile affermazione. Ci sono stati anche dei tentativi di introdurre termini come poesia epica popolare “finno-careliana” o “balto-finnico-careliana”, termini più precisi, dal punto di vista geografico, rispetto al termine “finlandese”, ma questi termini però lascerebbero fuori altre aree; ad esempio, non sarebbe giusto lasciare fuori la Finlandia occidentale perché, se è pur vero che in quell’area la tradizione della poesia popolare si estinse prima che nelle zone orientali a causa della politica molto dura della chiesa luterana, si pensa che molti temi e motivi dei canti trovati nelle zone orientali avessero avuto origine proprio nella Finlandia occidentale.

Ci sono numerosissime teorie sull’origine delle lingue balto-finniche, dell’origine del finlandese ecc. Secondo la cosiddetta teoria tradizionale dello sviluppo della parentela delle lingue uraliche, ugro-finniche, balto-finniche si sostiene che circa 7000 anni fa (ma gli esperti non concordano su quanti millenni fa) vivevano dei gruppi che parlavano una lingua che i linguisti hanno definito proto-ugrofinnico. Da questa protolingua sostengono che si sviluppò la famiglia delle lingue oggi conosciute col nome di ugro-finniche. Si suppone che il processo di sviluppo dal proto-ugrofinnico al protofinnico, la lingua comune dei finlandesi, careliani, ingriani, ecc. sia durato due-tre mila anni, anche se poi gli etnografi e gli archeologi propendono per altre date. Ci sono, poi, altre teorie secondo le quali gli abitanti dell’area oggi conosciuta come Finlandia appartenevano, sia come lingua sia come razza, al gruppo ugro-finnico molto prima dell’arrivo dei finlandesi in questa zona.

Per tornare, allora, all’argomento dell’aggettivo “finlandese” del titolo della nostra lezione, possiamo concludere che gli studiosi continuano ad usare l’espressione poesia popolare “finlandese” per la semplicità del termine, mettendo comunque in evidenza la complessità di questo termine e il fatto che, in effetti, dovremmo dire poesia “balto-finnico-careliana-ingriana-estone ecc.” Allora sotto il termine “finlandese” si raggruppa tutto questo.

1.1.3. Poesia?- Analizziamo ora nel titolo della sezione la parola poesia, che fino ad ora non abbiamo messo in dubbio. La poesia popolare balto-finnica era poesia cantata, quindi il termine “poesia” non corrisponde appieno al termine che conosciamo oggigiorno. Ma neanche se usassimo il termine canzone andrebbe molto meglio, perché se dicessimo canzone folk o canzone popolare faremmo riferimento a qualcosa di completamente diverso rispetto alla poesia balto-finnica in musica (forse ci verrebbe in mente qualcosa tipo canzone popolare del centro-sud-ovest dell’Europa, qualcosa di completamente diverso). La melodia dei canti balto-finnici è molto monotona e si basa al più su cinque note, si tratta quindi di una specie di pentacordo. Per avere un' idea di questo tipo di poesia cantata o recitata in questo modo, è possibile ascoltare un brano di epica popolare finlandese cantata. Questo brano è stato registrato nel 1966 e fa parte dell’archivio di poesia popolare di Helsinki; il titolo del brano è Kilpalaulanta (Canzoni a tenzone) e il nome del cantore è Iivo Lipitsä. Sul CD del Kalevala Heritage è il brano 9.

È una melodia molto monotona che si ripete verso dopo verso e può andare avanti per ore. Questo tipo di poesia, a parte il pentacordo, ha dei tratti formali molto accentuati, il più importante è sicuramente il metro, il cosiddetto metro kalevaliano, ovvero un tetrametro trocaico sciolto (verso di 8 sillabe e 4 piedi di carattere trocaico).

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Testi

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  • Il "Kalevala" e la poesia popolare finlandese
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