itinerari culturali tra Italia e Finlandia 

Viste di picchi innevati e acconciature perfette non sono certo la prima cosa che si associa alla capitale finlandese, ma una passeggiata fra le strade di Helsinki potrebbe farvi cambiare idea. Vedere la prima insegna, per un visitatore che vagabonda per Helsinki, suscita curiosità. La seconda e la terza volta vengono scartate come coincidenza, ma al quinto avvistamento delle parole nepalilainen ravintola la domanda sorge spontanea: “perché così tanti ristoranti nepalesi?” La stessa sorpresa ti coglie nel notare il numero spropositato di saloni da parrucchiere nel centro e in periferia. Ma ce n'è  davvero tanto  bisogno? Due bei misteri.

Cominciamo coi ristoranti. Helsinki detiene il particolare record della più alta concentrazione di ristoranti nepalesi pro capite al di fuori dell'Asia, e di essere probabilmente l’unica città occidentale dove i ristoranti indiani sono in minoranza rispetto a quelli nepalesi.

Si contano infatti oltre cinquanta ristoranti nella capitale. Per fare un confronto, a Milano ce n’è solo uno e nemmeno da molto tempo. Il ministero degli esteri finlandese è direttamente coinvolto dal 1985 in progetti di sviluppo in Nepal, ma l’inusuale densità non è dovuta a una numerosa comunità nepalese. Infatti secondo le statistiche a Helsinki risiedono circa 1200 nepalesi, meno del 2% della popolazione straniera. Per dare una misura, anche se il confronto è imperfetto, per 17000 russi ci sono meno di dieci ristoranti che servono cucina russa. La peculiarità è che la maggioranza dei nepalesi a Helsinki lavora nella ristorazione.

Come raccontato dal maggior quotidiano finlandese Helsingin Sanomat, l’origine del fenomeno risale agli anni ‘90, quando nel quartiere di Kallio comparve l’Himalaya, il primo ristorante nepalese, tuttora esistente e ritenuto tra i migliori.
Nell’ultimo decennio Helsinki ha subito una silenziosa rivoluzione culinaria, ma 25 anni fa il panorama era molto diverso e c’era solo una manciata di ristoranti “esotici”. Le pietanze nepalesi furono un successo immediato e, vista la popolarità, molti dipendenti dell’Himalaya lasciarono il ristorante per mettersi in proprio, a volte importando cuochi e manodopera direttamente dal Nepal, dove alcune persone addirittura emigrarono dopo aver sentito parlare di quel Paese del Nord dove tutti amano la loro cucina.
La tempistica di questo circolo virtuoso ha fatto in modo che i nepalesi in Finlandia finissero a occupare quella nicchia che negli altri Paesi europei è dominata dai ristoranti indiani (le due cucine hanno similarità soprattutto quando adattate a palati europei).

himalaya interior

Ristorante Himalaya

Come sostiene anche l’articolo di Helsingin Sanomat, quello che manca ora sulla scena è il coraggio di innovare. Infatti lo svantaggio della monogenesi dei ristoranti nepalesi a Helsinki è che sembrano fatti tutto con lo stesso stampo: stessi interni (in genere con moquette e divisori), alle pareti quadri con viste di montagne innevate e nomi che spesso richiamano i celebri picchi: Everest, Annapurna, Base Camp o semplicemente, magari per mancanza di immaginazione, Mountain. Anche i menu si assomigliano molto, con le pietanze quasi sempre servite in un piatto di metallo diviso in quattro sezioni.

annoskuva

Ristorante Annapurna

Il nostro visitatore, ora con la pancia piena, continua a guardare le insegne dei negozi di Helsinki. Meno appariscenti di un esotico ristorante nepalese, ma decisamente più frequenti, sono le parole Parturi Kampaamo.
Sono i parrucchieri: una ricerca in internet rivela oltre 700 saloni a Helsinki, un numero simile a quello di Milano dove la popolazione è però più del doppio (1.3 milioni contro 600000). La densità quindi di oltre 115 saloni ogni 10000 abitanti, Londra ne conta solo 95. Secondo l’ufficio delle tasse i saloni di bellezza ammontano al 5% di tutte le attività in Finlandia.

Le origini di questo fenomeno sono più difficili da individuare. Un fattore è certamente il fatto che Finlandia ogni anno si spendono oltre 300 milioni di euro per la cura dei capelli (di cui un terzo per le tinture), una spesa pro capite che in Europa è seconda solo alla Norvegia
Un altro dei motivi può essere che i saloni sono probabilmente una delle attività commerciali meno rischiose in cui investire. Infatti parrucchieri che lavorano in un salone non sono in genere dipendenti, ma lavoratori autonomi che “affittano la sedia” per una percentuale fissa degli introiti e/o una quota fissa o progressiva che può includere o meno i materiali e le attrezzature. Questo sposta una buona parte dei rischi dal proprietario (che riceve sempre la sua quota) ai parrucchieri nel salone. Inoltre la formazione professionale sforna circa 1000 nuovi parrucchieri ogni anno, fornendo un flusso costante di nuove persone disposte a lavorare in un salone.

Mentre l’anomalia dei ristoranti nepalesi è riconosciuta, la densità dei parrucchieri a Helsinki sembra sembra essere presa dai finlandesi come un dato di fatto, o almeno non siamo riusciti a trovare nessuna fonte che fornisse una particolare spiegazione.
Negli angoli più strani di internet si trova una teoria della non esistenza della Finlandia: chi sa, forse i complottisti di domani riusciranno a trovare un nesso oscuro tra questi due indizi inquietanti, e magari, trovatone un terzo, spiattellarci davanti una motivazione convincente per la persistenza di questi misteri.

 La Rondine - 31.7.2017

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Testi

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