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La storia di come si arrivò all’Indipendenza nel fatidico 1917, e perché il governo bolscevico la accettò

La caduta del Governo provvisorio russo il 7 novembre 1917 divise nettamente in due le forze politiche finlandesi. Nella nuova situazione l'iniziativa politica che mirava all'indipendenza del paese passò dai Socialdemocratici ai partiti borghesi che in quel momento desideravano arrivare al distacco della Finlandia dalla Russia nel più breve tempo possibile. Dopo la rivoluzione di ottobre scopo dei Socialdemocratici divenne la realizzazione dell' Indipendenza della Finlandia attraverso una dichiarazione del nuovo governo russo.

Quest’obiettivo si scontrò con la politica di indipendenza dei gruppi borghesi orientati verso la Germania. Questi partiti non volevano in nessun caso rivolgersi al governo bolscevico di V.I. Lenin e chiesero ai paesi occidentali il riconoscimento dell' Indipendenza. Tra movimento operaio e borghesia si creò un abisso politico e sociale che si approfondì in maniera fatale durante l'autunno del 1917.

Il Parlamento finlandese si riunì già il giorno seguente all'occupazione bolscevica  per riflettere sulla situazione che si era creata dopo il rovesciamento del Governo provvisorio russo. Sulla questione del trasferimento del potere esecutivo in Finlandia era necessario arrivare a una decisione definitiva. La proposta dei partiti borghesi passò in Parlamento con 127 voti contro 69. Secondo tale disegno il potere supremo doveva essere affidato a una reggenza di tre membri. La decisione non ebbe però attuazione per l'opposizione della Lega agraria e dei Socialdemocratici.

I Socialdemocratici  presentarono l’8 novembre al parlamento, come controproposta, un manifesto intitolato Me vaadimme (Lo esigiamo)  approvato una settimana prima dal consiglio del partito. Oltre a un ampio programma di riforme sociali, esso conteneva una richiesta di garanzia della Libertà della Finlandia regolata da un accordo, da stipulare con la Russia, affinché questa riconoscesse la Legge sul Potere varata dal Parlamento nel luglio del 1917. La dichiarazione comunque non fu neanche sottoposta alla valutazione del parlamento, in quanto, a parere del Presidente, non rispettava i requisiti formali di una proposta legislativa.

La situazione degenerò a vista d'occhio: l'organizzazione centrale dei sindacati (SAJ) proclamò lo sciopero generale, che ebbe inizio la notte del 14 novembre. Durante i cinque giorni di durata dello sciopero in molte località vi furono disordini e scontri violenti che esacerbarono ulteriormente il clima. Mentre ancora infuriava lo sciopero, il 15 novembre il Parlamento si proclamò detentore supremo del potere con 127 voti contro 68. A favore votarono la Lega agraria, i Socialdemocratici  e parte degli indipendentisti borghesi. L'atto significò la fine dell'unità politica di Russia e Finlandia che era durata oltre cento anni. Il giorno seguente furono promulgate nuove leggi comunali e la legge sull'orario di lavoro di otto ore.

Mutata la situazione, era inevitabile anche il cambiamento di governo. In Parlamento v’erano due liste concorrenti, l’una capeggiata da Pehr  Evind Svinhufvud per i gruppi borghesi e l'altra da Oskari Tokoi per i socialisti. Il parlamento, il 27 novembre, nominò il Senato di Svinhufvud , composto unicamente da rappresentanti borghesi. Uno dei compiti prioritari del nuovo governo era la separazione della Finlandia dalla Russia e il riconoscimento internazionale dell'indipendenza del Paese. Per tale motivo il gabinetto di Svinhufvud  fu detto il “Senato dell'indipendenza”.

Il governo, tra la fine di novembre e l'inizio di dicembre, arrivò alla decisione che la proclamazione dell'Indipendenza non poteva essere rimandata oltre. Il Senato non volle tuttavia rivolgersi al partito bolscevico al governo, in quanto, presentando la richiesta di riconoscimento al Consiglio dei Commissari del popolo, essi avrebbero de facto riconosciuto i nuovi detentori del potere in Russia. La soluzione fu che Svinhufvud il 4 dicembre presentò una dichiarazione del governo al Parlamento che in seguito sarebbe stata detta Proclamazione di Indipendenza della Finlandia. Il punto più difficile, la definizione delle relazioni tra la Russia e la Finlandia, fu superato da Svinhufvud con la seguente affermazione: “Il popolo finlandese è convinto che il popolo russo e la sua Assemblea Nazionale Costituente non vorranno porre ostacoli all'aspirazione della Finlandia di entrare a far parte della schiera dei popoli liberi e indipendenti.”

Il Senato iniziò subito ad affrettare anche la procedura di riconoscimento dell'indipendenza. La posizione, in teoria favorevole, di Svezia e Germania era già nota. Lo stesso giorno in cui fu letta in Parlamento la Dichiarazione di indipendenza, in Senato fu preparato un appello alle potenze straniere. I rappresentanti di queste ultime però, tra gli altri i consoli delle potenze occidentali insediati a Helsinki, erano dell'avviso che la dichiarazione non avrebbe avuto peso sufficiente se non fosse stata presentata dallo stesso Parlamento.

Il Parlamento si riunì il 6 dicembre per discutere dell'indipendenza. Furono presentati due disegni: la proposta di cinque gruppi borghesi, simile nel contenuto alla dichiarazione approvata due giorni prima, l'altra dei Socialdemocratici  secondo la quale, per ottenere l'indipendenza della Finlandia, bisognava istituire una commissione finno-russa con il compito di preparare proposte in merito alla definizione delle relazioni tra la Finlandia è la Russia.

La proposta dei gruppi borghesi vinse con 100 voti favorevoli e 88 contrari, e la dichiarazione di Svinhufvud  fu accettata come Proclamazione ufficiale di indipendenza. Dopo tale atto il Senato fu messo in grado di prendere le proprie iniziative per ottenere il riconoscimento dell'indipendenza. Il 6 dicembre di due anni dopo si tenne la prima festa dell'Indipendenza della Finlandia: ma ci sarebbero state altrettanto valide motivazioni per scegliere per tale celebrazione le date 4 dicembre o 15 novembre.

Il Senato di Svinhufvud cercò in un primo momento di ottenere il riconoscimento dell’Indipendenza della Finlandia dai paesi occidentali, in particolare dai Paesi Nordici, dalla Germania, dalla Francia, dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti. Lo scopo era di porre i nuovi governanti della Russia di fronte al fatto compiuto. Il che si dimostrò solo una speranza, in quanto né la Svezia, né la Germania, e neanche gli altri paesi occidentali erano ronti a riconoscere la Finlandia prima che lo avesse fatto la Russia.

Il senatore dei Vecchi Finlandesi Juho Kusti Paasikivi aveva sondato la posizione del governo svedese a Stoccolma già il 4 dicembre. Oltre al riconoscimento dell'indipendenza, sollevò l'argomento dell'aiuto militare da parte della Svezia per estromettere dal paese le truppe russe. Paasikivi ben presto si rese conto che la Svezia non avrebbe concesso aiuto militare, né avrebbe riconosciuto la Finlandia prima che il governo Russo avesse preso in merito una decisione favorevole.

Fino a Natale il Senato di Svinhufvud conservò la speranza di potersi rivolgere, sulla questione dell'indipendenza, all'assemblea nazionale russa eletta alla fine di novembre, poiché i bolscevichi avevano subito una sconfitta elettorale ed erano rimasti in minoranza in seno all'assemblea nazionale. I Paesi nordici consigliarono comunque i finlandesi di rivolgersi al Consiglio dei Commissari del popolo, in quanto i bolscevichi erano l'unico raggruppamento in Russia con cui era possibile avere almeno qualche possibilità di fare accordi. Anche nel corso delle trattative con la Germania fu chiaro che la Finlandia avrebbe prima dovuto sondare la posizione del governo di Lenin. Dopo Natale la leadership politica finlandese fini per convincersi che il riconoscimento dell'Indipendenza andava innanzitutto richiesto proprio al governo dei soviet.

Il 27 dicembre il Senato decise di inviare Karl Enckell e K.G. Idman a San Pietroburgo per sondare la posizione del governo di Lenin. I socialisti riuscirono tuttavia ad arrivare prima. K.H. Wiik, Edvard Killing e Kullervo Manner incontrarono Lenin già lo stesso 27 dicembre alla seduta del Consiglio dei Commissari del Popolo a Smolna, e gli confermarono che l'indipendenza era l'anelito comune di tutti i finlandesi. Lenin, da parte sua, chiese come mai i proletari finlandesi non avessero dato inizio a un’azione rivoluzionaria, nonostante avessero adesso nelle loro mani tutti i poteri per farlo. Promise, tuttavia, di riconoscere l'indipendenza della Finlandia, avendo avuto l'impressione che questa avrebbe incoraggiato la classe operaia finlandese a far scoppiare la rivoluzione. Anche Trotskij, che i finlandesi incontrarono il giorno seguente, consigliò immediatamente di assumere una pronta iniziativa per impadronirsi del potere, incoraggiando di conseguenza anche il proletariato svedese a seguire l'esempio. Il comitato centrale del partito bolscevico accettò in linea teorica il riconoscimento dell' Indipendenza della Finlandia già il 28 dicembre.

Lo stesso giorno giunsero anche Idman e Henckell a San Pietroburgo. Lenin diede loro la seguente risposta: “La questione è piuttosto semplice il vostro governo ci scriverà una lettera a cui risponderemo immediatamente.” Dopo tale dichiarazione il governo finlandese non esitò più: già due giorni dopo una delegazione capeggiata da Svinhufvud si recò a San Pietroburgo per consegnare una lettera indirizzata al governo russo, appellativo che, su richiesta dei padroni di casa, fu mutato in “Consiglio dei Commissari del popolo”.

Il giorno successivo, l'ultimo del 1917, Svinhufvud ricevette per iscritto l'accettazione da parte del governo sovietico dell' Indipendenza della Finlandia. Il Comitato centrale dei Soviet degli operai e dei soldati ratificò la decisione del Consiglio dei Commissari del Popolo il 4 gennaio 1918. 

Quale fu il motivo per cui il governo bolscevico riconobbe con tanta facilità, almeno in apparenza, l'indipendenza della Finlandia? Non si trattava certo di magnanimità di Lenin o di un “omaggio al popolo finlandese”. Sebbene la dichiarazione dei bolscevichi sulla autodeterminazione dei popoli contenesse la promessa alle varie nazioni di potersi rendere indipendente dalla Russia, scopo della politica nazionalistica di Lenin non era affatto di far emergere piccoli stati nazione indipendenti. Al contrario, scopo della “libera separazione” era di preparare le basi per la futura libera integrazione dei piccoli Popoli affratellati nella federazione socialista russa. Lenin credeva che i finlandesi sarebbero stati addirittura tra i primi ad aderirvi, non appena la rivoluzione si fosse propagata dalla Russia in occidente.

Truppe russe davanti all'Ateneum nel 1917

Secondo un'ottica bolscevica la rivendicazione dell'Indipendenza finlandese aveva in effetti finalità controrivoluzionarie. Poiché la leadership del Partito socialdemocratico era favorevole al progetto indipendentista della borghesia finlandese, e non era in grado, allo stesso tempo, di far scoppiare la rivoluzione, agli occhi di Lenin era in un certo senso doppiamente inaffidabile. Fu così che la politica attivamente indipendentista di Svinhufvud pose il governo sovietico di fronte al fatto compiuto: esso si trovò costretto, contro la propria volontà, a riconoscere il Senato finlandese di orientamento borghese, invece che un governo formato da esponenti della classe operaia. Ciò non toglie che l'obiettivo finale del governo bolscevico restasse quello di stringere buoni rapporti con una Finlandia nelle mani del proletariato: in una prospettiva lievemente più a lungo termine si prefiggeva l'adesione volontaria della Repubblica popolare finlandese alla federazione dei popoli russi.

Neanche le altre nazioni riconobbero la Finlandia per motivi semplicemente di simpatia: in ogni caso a influenzare la decisione contribuirono calcoli politici. Dopo la Russia, seguirono la Francia e la Svezia il 4 gennaio 1918. La decisione non fu neanche per la Svezia completamente scevra di problemi, giacché l'indipendenza del vicino avrebbe causato nel mondo baltico mutamenti degli equilibri di forza difficilmente prevedibili. D’altro canto, l’esitazione della Svezia era stata condizionata anche dallo sforzo di mantenersi neutrale nel conflitto mondiale. Nel corso del 1917 era poi divenuta  d'attualità la questione delle isole Åland: nel febbraio 1918 fu consegnato un appello a re di Svezia firmato da 7000 abitanti dell'arcipelago in cui veniva chiesta l'annessione alla Svezia.

La Francia sarebbe stata pronta a riconoscere la Finlandia, in realtà, già l’8 dicembre: e lo scopo era di impedire alla Finlandia di gettarsi nelle braccia della Germania, all'interno della strategia francese di limitare l'influenza della Germania nelle regioni al confine con la Russia. La decisione fu rimandata perché la Francia cercò di portare sulle sue posizioni la Gran Bretagna e gli Stati Uniti che, però, restarono in attesa della caduta del potere bolscevico e della formazione di un nuovo governo che fosse pronto a rinnovare l'alleanza con le potenze occidentali e a continuare la guerra contro la Germania e i suoi alleati. La Finlandia avrebbe dovuto attendere il riconoscimento definitivo della Gran Bretagna e degli Stati Uniti ancora più di un anno.
La Germania, dal canto suo, già nell'autunno del 1917 si era prefissa l'obiettivo della nascita di una Finlandia libera e aveva esortato i finlandesi a proclamare l'indipendenza. Nei programmi strategici della Germania il territorio della Finlandia avrebbe potuto essere utilizzato per isolare la Russia dal resto dell'Europa. Importanti per i tedeschi erano anche gli interessi economici. Tardarono tuttavia riconoscere la Finlandia perché le trattative di pace con la Russia erano ancora lontane da una conclusione. Il riconoscimento di Berlino arrivò il 6 gennaio, ma il Ministero degli Affari Esteri spiegò comunque che esso era avvenuto de facto due giorni prima, ossia contemporaneamente alla Francia e alla Svezia.

All'inizio del 1918 la Finlandia era formalmente uno stato indipendente. Nella situazione di crisi mondiale l'indipendenza era tuttavia minacciata da molti fattori. Non si vedeva ancora una fine dalla guerra mondiale durata già 4 anni. Il futuro della Finlandia dipendeva soprattutto dal tipo di evoluzione che avrebbe registrato la Russia. Tra le cause principali di preoccupazione del governo v’era il numero dei soldati russi stanziati in Finlandia: nonostante il loro numero fosse diminuito dall'estate del 1917 di più della metà, in Finlandia ne restavano ancora, nel gennaio 1918, circa 42 mila. Nonostante i numerosi tentativi, sul ritiro delle truppe non si era raggiunto un accordo con il governo russo.

Il governo finlandese aveva dunque tutte le ragioni di sospettare che i bolscevichi non considerassero il riconoscimento dell' Indipendenza della Finlandia come il sigillo della separazione definitiva. A metà di gennaio il governo sovietico comunicava al presidente del dipartimento di difesa del comitato regionale russo in Finlandia che tale comitato era fino a nuovo ordine rappresentante del potere Russo nel paese. La commissione mista russo-finlandese, che doveva provvedere all'attuazione pratica della separazione dalla Russia, non riuscì mai a dare inizio ai lavori per via dell' atteggiamento dilatorio dei russi.

Testo di Seppo Hentilä, tratto da: O. Jussila, S. Hentilä e J. Nevakivi, Storia politica della Finlandia 1809-2003, Guerini e  Associati, Milano 2004, pp. 107-112 (trad. it. di M.A. Iannella e N. Rainò)

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