itinerari culturali tra Italia e Finlandia 

Paula Risikko, ministro degli interni finlandese: accoglienza ai profughi, noi stiamo con l’Italia

La posizione delle autorità finlandesi in materia di accoglienza dei profughi si mostra abbastanza oscillante, e a volte sembra ondeggiare come conseguenza di tempeste interne alla coalizione di centro-destra che guida il paese, e che secondo molti sondaggi non gode più della fiducia degli elettori. Una presa di posizione di Paula Risikko, ministro degli interni, ha dato segni di apertura verso le richieste italiane. Non senza proteste. Sta di fatto che una decisa politica di rimpatri ha visto all’inizio dell’anno molti profughi, tra cui soprattutto iracheni, prendere forzatamente un aereo per essere rispediti in patria.

All’inizio di aprile alcune centinaia di persone avevano protestato alla stazione di Pasila e all’aeroporto di Helsinki-Vantaa, arrivando a scontri con la polizia, per ostacolare il rimpatrio di profughi in Afganistan, un paese che non darebbe, secondo i manifestanti, alcuna garanzia di sicurezza.

Sulle colonne di Helsingin Sanomat, il quotidiano più autorevole, era poi arrivato un appoggio significativo alla posizione dei manifestanti da parte di Tarja Halonen, ex presidente del paese. “Secondo diversi analisti, la politica per i profughi viene condotta in base a principi puramente giuridici – afferma la ex presidente, e questo non è giusto. È una brutta cosa.” A parere della Halonen, ci sarebbero circa 40000 richieste di asilo da esaminare. “Sono ben poche quelle prive di una motivazione, ma pochissime quelle effettivamente accettate. Nella gran parte dei casi è una questione di interpretazione. Sono state apportate modifiche legislative per fronteggiare il gran numero di richieste. E questo non è un principio corretto se abbiamo davvero la volontà di rispettare i diritti umani.” 

Tarja Halonen poi lancia una bordata al governo: “Il Ministro degli Esteri consiglia ai finlandesi di non recarsi in viaggio in Afganistan, Iraq e Siria. Ma le autorità non vedono alcun ostacolo al rimpatrio in quei paesi di gente che lì ha sofferto delle persecuzioni. Siamo in tanti a non credere che in quei paesi esistano condizioni minime di sicurezza.”

“Me Välitamme”(WE care) è la formula con cui una petizione di Amnesty International è stata inoltrata al Ministro degli Interni finlandese Paula Risikko, invocando un incremento della quota di profughi da accogliere nel 2018 nel paese nordico. Secondo le statistiche, il maggior numero di richieste di asilo arriva da migranti iracheni, mentre tra i richiedenti quelli che ricevono un maggior numero di risposte positive sono i siriani.

Paula Risikko non si è mostrata insensibile, anche per via di varie pressioni provenienti da politici di vari schieramenti, da Eva Biaudet (Partito svedese) allo stesso Primo ministro Sipilä, che ha mostrato caute aperture. Come si sa, in Finlandia il Parlamento decide annualmente in base alle sue previsioni di bilancio la cosiddetta “quota refugees” ( i profughi che, avendo abbandonato il proprio paese e trovato ospitalità provvisoria in un paese che non può ospitarli stabilmente, vengono “ricollocati” in un terzo paese), e dal 2001 il numero di profughi accettati nel paese nordico è stato di 750.

Risikko già in primavera aveva proposto di aumentare la quota di profughi per l’anno prossimo del 40%, passando da 750 a 1050. Aggiungendo poi che se si riuscisse a ricevere i profughi direttamente da campi organizzati dalle Nazioni Unite sarebbe possibile garantire ai più vulnerabili di loro un transito sicuro verso l’Europa. Ciò facendo, “si darebbe anche un colpo significativo ai trafficanti di esseri umani. La Finlandia, ad ogni modo, ha dato il suo contributo per lo sviluppo di canali legali per i migranti.”

La sua proposta, di aumentare di 300 il numero delle accoglienze, aveva suscitato anche tante proteste, e alcuni erano arrivati a domandarsi se, per caso, la Risikko non avesse di nuovo esagerato con gli alcolici (rispolverando foto d’annata di cattivo gusto che la ritraggono a una festa in momenti di euforia.)

IL ministro finlandese invece, tornando sulla questione dopo il recente incontro di Tallinn dei Ministri degli interni, dopo le forti sollecitazioni del Ministro italiano Minniti, ha precisato che “rivedere la quota è anche una maniera per aiutare quanti hanno veramente bisogno di aiuto" ribadendo al tempo stesso che la quota spettante a ciascun paese per il ricollocamento va stabilita dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite sulla base delle persone già registrate come profughi in un altro paese della UE.

In Italia nell’anno in corso sono arrivati più di 83000 migranti dalla Libia. Ma per quanto nell’ultima riunione a Tallinn dei ministri UE si sia promesso di dare degli aiuti, di fatto, ha dichiarato la Rissanen, mostrando una notevole vicinanza con le posizioni italiane, “i rappresentanti degli altri Paesi comunitari si sono mostrati indisponibili a ricevere una parte di quei migranti.”

La questione più evidente è che l’Europa non ha trovato nessun accordo, per via delle posizioni inconciliabili tra i suoi stati membri, tra chi fa la prima accoglienza (Italia e Grecia), chi accoglie già numeri significativi di migranti e rifugiati (Austria, Svezia), chi aveva spalancato le porte ma poi ci ha ripensato (Germania), chi non ne vuole sentir parlare (Ungheria) e chi nell’Europa non ci sta più (Regno Unito).

Oltre all’accordo con la Turchia, la principale strategia comune è la cosiddetta relocation, il ricollocamento dei profughi in modo che siano distribuiti più equamente tra gli stati dell’Unione Europea.

Profughi iracheni in una sauna finlandese (foto Ilvy Njiokiktjien)

L’accordo, stipulato a settembre 2015, prevedeva inizialmente il ricollocamento di 160 mila persone da Grecia e Italia ad altri paesi europei entro settembre 2017. Il processo è stato fin dall’inizio irto di ostacoli, solo Finlandia e Malta hanno rispettato quell’accordo, poi alla fine la Commissione Europea ha dovuto ridurre il target a 98 mila persone.

“All’incontro tutti hanno dichiarato che l’Italia non va lasciata sola. In autunno vedremo come ci divideremo concretamente le responsabilità.”

Manifestazione anti-migranti a Tornio nel marzo 2017 (Reuters/Panu Pohjola/Lehtikuva)

La Rondine - 18.7.2017

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