itinerari culturali tra Italia e Finlandia 

L’8 ottobre alla Fiera del libro di Turku, un evento che, in questi tempi di crisi dell’editoria, testimonia la validità del libro stampato con la sua grande affluenza di pubblico, Anton Monti  ha presentato il suo ultimo libro, Gli anni neri (Mustat vuodet) Neofascismo in Italia 1945-2016, pubblicato a Turku dall'editore Tarke. Si tratta della logica continuazione del suo precedente Punaiset prikatiit-Italian väkivallan vuodet 1970-1988 (edito da Into), dedicato ai movimenti della sinistra extraparlamentare italiana.

Anton Monti mi aveva chiesto a suo tempo di leggere il manoscritto, cosa che ho fatto con grande piacere avendo molto apprezzato il suo lavoro sugli “anni rossi”. Mi ha poi proposto di presentarlo alla Fiera del libro.  Perché abbia chiesto proprio a me di commentare quanto aveva scritto, è stato spiegato all’inizio dell’intervista, quando ha risposto alla domanda su come potessimo ritrovarci a sedere l’uno accanto all’altro. Volevo semplicemente sapere come è possibile che noi due, pur appartenendo anagraficamente a due diverse generazioni, io a quella del Sessantotto e lui a quella degli anni di piombo, avendo avuto un percorso ideologico, e in una certa misura politico, totalmente contrastante, possiamo ora dialogare amabilmente su un palco di una  Fiera tenendo in mano un microfono e non, come avremmo fatto ai vecchi tempi, quel qualcosa che i finlandesi definiscono in maniera molto efficace come “kättä pitempaa”, cioè più lungo della mano.

Vorrei comunque precisare: la mia esperienza degli avvenimenti che agitarono  la società italiana nasce agli inizi degli anni Sessanta, a quattordici anni, quando entrai a far parte dell’ organizzazione giovanile del MSI e termina con il 1969 quando “emigrai” in Finlandia a conclusione della mia esperienza politica. Negli anni post ’68, seguii da lontano quanto stava coinvolgendo i miei antichi sodali in Italia, magari con qualche visita in quella Firenze che politicamente non riconoscevo più come la città dove ero ideologicamente cresciuto, piena di odio, di violenza e di intolleranza. Io sono dunque testimone di come tutto questo iniziò, mentre  Anton, nato nel 1964, è stato testimone di ciò che venne dopo, e cioè di quella tragica “ultima ondata” o “colpo di coda” che vide la radicalizzazione di una rivolta giovanile che oramai usava la P 38 e le bombe.

Pensavo a questo odio, a queste vite perdute mentre sul palco Anton rispondeva alle mie domande, che poi erano piuttosto dei commenti. Molti, da una parte e dall’altra, quelle vite avevano bruciato con l’esito nel terrorismo, l’irrazionale conclusione di un itinerario che all’inizio fu perfettamente giustificato: quello di migliorare, seppure con molto idealismo, la società italiana.

Nei due libri di Monti, sulle Brigate rosse e sugli Anni neri, questo itinerario è chiaramente tracciato e spiegato. Le radici delle due radicalizzazione storiograficamente individuate. Ma Monti non è soltanto un bravo giornalista, è anche un ottimo storico, e lo dimostra proprio con questo libro sul neofascismo, una idologia totalmente opposta a qualla che in gioventù lo spinse ad aderire a movimenti  extraparlamentari di sinistra. E come storico non giudica, ma narra e spiega come e perché i fatti occorsero. Quegli anni, quegli ambienti, quelle “storie” sono lontani mille anni luce dalla realtà finlandese, non solo di oggi, ma anche di ieri. Eppure Monti riesce a renderli  vicini, e nell’intervista ha attualizzato una realtà che esiste ancora oggi: la spinta verso l’estremismo e le sue motivazioni.

Queste variano da epoca ad epoca, ma ogni rivoluzione o ogni rivolta si muove secondo una costante comune: il disagio che si manifesta in una società, provocato da avvenimenti che possono essere immediati, come le conseguenze di una guerra, o di lunga durata, come oggi è il fenomeno dell’immigrazione. Monti giustamente notava come l’estrema destra italiana (e lo stesso dovremmo dire di quella europea tra anni Cinquanta e Ottanta) non sia stata razzista e neppure xenofoba.  E’ la fondamentale differenza con i movimenti  estremi di oggi, definiti spesso con la problematica etichetta di “populisti”, tutti tesi a contrastare l’immigrazione dai Paesi afro-medio-orientali in nome della difesa non solo dell’occupazione o della tranquillità sociale e urbana, ma anche della “purezza” di un’Europa che, a dire il vero, già ai tempi dell’impero romano, pura non è mai stata.

Monti, rispondendo alla mia domanda, parlava giustamente di “islamofobia” come della cifra caratterizzante quello che oramai non distingue solo i movimenti neofascisti, ma anche quelli populisti e sovranisti. La mia generazione, la “mia” estrema destra, non fu affatto xenofoba. Anzi, il movimento cui appartanevo negli ultimi anni della mia giovanile avventura, “Giovane Europa”, fondata da Jean Thiriart in Belgio, era fortemente filo-arabo, tanto che un suo esponente di spicco morì combattendo con gli algerini. Ma c’era anche, e qui si conferma la pochezza del razzismo in quegli anni, chi volle partire come volontario per aiutare Israele nella Guerra dei sei giorni. Data la brevità della medesima, rimase un gesto, per loro fortuna, simbolico. Il filo sionismo e il filo arabismo andavano di pari passo, uno giustificato in chiave anticomunista (Israele baluardo dell’Occidente) e l’altro in nome della evoliana  rivolta contro il mondo moderno, basato sui disvalori venuti dagli Stati Uniti. Moshe Dayan e Che Guevara erano due eroi in qualche modo simili, facce  speculari del desiderio di difendersi  e di instaurare un nuovo sistema (o un Nuovo Ordine...).

Tutto in realtà nell’ideologia neo-fascista, ruotava intorno a quello che anche Monti ha definito come l’ossessione dell’anti-comunismo, che poi  veniva ad identificarsi con l’anti-sovietismo. Era questo che contribuiva a definire noi giovani di una certa parte come di “estrema destra”, mentre l’”estrema sinistra” era quella che si raccoglieva, fino al ’68, intorno al P.C.I. e  negli anni seguenti  ai movimenti che lo avevano scavalcato a sinistra.

Un anticomunismo che serviva negli ambienti del M.S.I. e nei gruppi ad esso vicini, come coagulante, unendo le due anime fondamentalmente opposte  del neofascismo, così ben definite da Monti nel suo libro; quella “conservatrice” di Arturo Michelini e quella “progressista” di Giorgio Almirante. Si trattava in profondo della continuazione di due fascismi: quello di “regime” degli anni 1922-1943 e quello della “socializzazione” degli anni della R.S.I. (1943-1945). I 600 giorni della Repubblica Sociale sono molto ben riassunti da Monti. Solo due anni, in confronto ai venti del regime, ma talmente densi di avvenimenti da lasciare nella vita post-bellica, da una parte (il nostalgismo) e dall’altra (il resistenzialismo), un segno indelebile.

Una frattura che di tanto in tanto riemerge. Il Novecento, definito “il secolo breve” , in realtà è un esempio della storia che non passa, e il vero fantasma che si aggira per l’Europa, non è il comunismo citato da Karl Marx, ma l’ombra del fascismo, che sembra impaurire ancora italiani, francesi, tedeschi. Mi riferisco anche all’opinabile proposta di legge Fiano, promossa per  evidenti  motivi di utilità politica (l’unità delle Sinistre e di movimenti di eredità antifascista, una volta amalgamati nel cosiddetto “arco costituzionale”) al di là di ogni  logica (esiste già la legge Scelba) e perfino di ogni senso del ridicolo (in casa mia ho una bottiglia comprata a Predappio con l’etichetta raffigurante il Duce; esibirla a cena con gli amici mi provocherà una denuncia per apologia del fascismo?)

Ma intendiamoci, in politica bisogna sempre porsi la domanda: cui prodest? e il continuare a ricordare all’opinione pubblica i fatti di regimi la cui origine risale a quasi un secolo fa e la cui fine conta 72 anni ha una sua finalità ben precisa  in campo di politica interna. Ma anche estera. Ci sono Stati, come Israele, che fondano la loro giustificazione sui misfatti  del fascismo eche ne prolungano la memoria per evitare che ci ricordiamo di fatti molto più recenti successi in casa loro.

E qui l’osservatore attento e imparziale dovrà riconoscere che il furente anti-islamismo, che  oggi caratterizza i movimenti populisti, eredi, seppure solo in parte, di quelli neo-fascisti, è il riflesso di un più ampio “scontro di civiltà”, che oppone l’Occidente a un mondo magmatico che è difficile definire “Oriente”, ma neppure “islamico” tout-court. E’ la ripetizione di una semplificazione che facemmo negli anni Cinquanta e Sessanta tra l’Occidente, che comprendeva il suo grande paladino, gli Stati Uniti, e l’Oriente “immenso e rosso”, cioè l’URSS, la Cina e quegli stati, come il Vietnam e Cuba, che gioco forza si erano dovuti schierare con il comunismo ufficiale.

Questo fu l’amalgama dei movimenti di estrema destra, tra loro spesso molto diversi per storia, tendenza ideologica e interessi culturali. Ecco il ruolo dell’anticomunismo, che però in realtà era già nel nostro DNA, trasmessoci dai nostri padri, biologici o ideologici, cioè da chi aveva militato nella Repubblica sociale, l’ultima espressione di un fascismo ideologicamente accanito, addirittura violento nei confronti del “nemico”, ma sprezzante nella coscienza di sapere di essere dalla parte perdente. Era la sfida che lanciavano i militi delle Brigate Nere, che cantavamo “le donne non ci vogliono più bene perché portiamo la camicia nera”. E’ difficile spiegare a chi non ha vissuto quegli anni del lungo dopoguerra, culminato nei fatti del luglio del 1960, che cosa sentissero i giovani neofascisti.

Mentre i loro padri o i loro fratelli maggiori avevano vissuto la tragica ma esaltante esperienza della Repubblica sociale (e io, cresciuto a Firenze, di quegli ex militi ne ho un ricordo vivissimo) i figli e fratelli minori si trovavano a combattere la loro “battaglia” (tutto nel linguaggio si sipirava alla polemologia) non più contro i partigiani, ma contro i loro eredi, anch’essi  figli e fratelli minori. A Firenze, negli anni più fiorenti del neofascismo, prima del fatidico ’68, esistevano due schieramenti. La “Giovane Italia” e “Nuova Resistenza”. Nelle scuole, nelle piazze eravamo nemici. Ma la sera ci ritrovavamo alle feste magari della Firenze bene (eravamo tutti figli di papà, fascisti o partigiani) e bevevamo insieme. Ho avuto amici carissimi dall’”altra parte”, o che stimavo profondamente. Poi vennero gli anni di piombo. Altri anni. E questo mi fa pensare che l’odio di oggi cheè stato seminato in Europa tra “noi” (i buoni e bravi europei cristiani) e “loro” (i cattivi islamici), tra una generazione, e cioè quando i  figli degli immigrati parleranno la nostra lingua, mangeranno il nostro cibo e andranno alle nostre scuole, ecco, allora avremo un’Europa migliore, che nella sua lunga lotta per l’affermazione di  una vera, autentica identità europea, avrà in loro una componente integrata ed assimilata. La limatura d’Europa, come una volta Pierre Drieu la Rochelle chiamò nel suo romanzo Gille i fascisti e i comunisti che insieme dimostravano in Place de la Concorde, quella limatura d’Europa si unirà per tornare a farla grande e indipendente.

 

Mustat vuodet. Uusfasismi Italiassa 1945-2016

Gli anni neri. Neofascismo in Italia 1945-2016

Tarke kustantamo, Turku 2017, 218 pagine

La Rondine – 9.10.2017

Eventi

  • Caravaggio & Co: Verybello!
  • 100 anni di foto
  • Corde, pizzichi e carezze...
  • City Wonders: Helsinki

Viviamo, è noto, l'epoca delle “scoperte” caravaggesche: le ossa, i celebri (e dubbi) “100 disegni mai visti” invece pare noti, la seconda Giuditta dipinta a Napoli nel 1607, forse copia di un originale mai pervenuto. Responsabilità dei media, oltre che degli storici dell’arte, ma anche dell’industria delle mostre, cui serve qualcosa da lanciare sul mercato per attirare un pubblico abituato agli effetti speciali della televisione e del mondo digitale. Una cosa è certa: Caravaggio tira sempre. Una conferma a Helsinki, Museo Sinebrychoff.

Leggi tutto

Luci e ombre, vizi e virtù della Finlandia. Una storia fotografica al Museo Nazionale

In Finlandia proseguono le celebrazioni del centenario dell'indipendenza, e le iniziative per ricordare e valorizzare la storia culturale del Paese sono numerose. Una mostra fotografica presso il Museo Nazionale di Helsinki, Finlandia pubblica e segreta, apre una finestra su alcuni eventi non proprio accattivanti - ma storicamente significativi - che hanno dato forma al paese durante il secolo scorso.

Leggi tutto

Mercoledì 4 ottobre alle ore 19:00, a Roma, Villa Lante al Gianicolo, due giovani ed affermati talenti nel campo della ricerca della musica antica, la clavicembalista finlandese Marianna Henriksson e il tiorbista italiano Simone Vallerotonda, propongono una selezione di alcune delle più interessanti toccate e danze italiane di celebri compositori del XVII secolo.

Leggi tutto

Al Museo della fotografia di Helsinki sono presentate opere di Lorenzo Servi (alias SerraGlia), un architetto italiano formatosi a Firenze che lavora a Helsinki nello studio Lumart dove si occupa di progettazione visuale, cioè fornisce ai clienti idee e mezzi per illustrare concetti, progetti, prodotti. Le fotografie sono esposte nello spazio “Progetto” al piano terra del Museo nella Kaapelitehdas.

Leggi tutto

Informazioni

 La Rondine riparte nel luglio 2017 in una veste nuova, ma con 15 anni di servizio: abbiamo iniziato nel lontano 2002, all'epoca Corinna Mologni, da noi intervistata, cantava all'Opera Nazionale di Helsinki nella Rondine di Puccini. Ci sembrò di buon augurio. Da allora tanti collaboratori si sono succeduti, molti sono migrati nuovamente, qualcuno fa di meglio. A tutti un grazie per un servizio informativo prestato volontariamente, per il piacere di farlo.

Pubblicità

Testi

  • Romanzo storico finlandese
  • Profilo di letteratura finlandese
  • Il "Kalevala" e la poesia popolare finlandese

È stata pubblicata di recente la IX Appendice dell'Enciclopedia italiana Treccani, che contiene, tra le molte altre cose, anche l’aggiornamento della voce relativa alla Letteratura finlandese, scritta dalla nostra collaboratrice Viola Parente-Čapková. Abbiamo chiesto a Viola di farci avere, tratta da quel suo contributo, una scheda su una delle tendenze più marcate della produzione finlandese più recente, il genere del Romanzo storico.

Leggi tutto

Dalle origini al Novecento

L’importanza della letteratura orale - Se parliamo di letteratura finlandese nel senso di letteratura della Finlandia, bisogna evidenziarne il carattere multilingue e multiculturale. Ai primi testi letterari scritti in latino (successivi all’arrivo ufficiale del Cristianesimo nel XII secolo), seguirono quelli in svedese (soprattutto quando, nel XVII secolo, fu fondata l'Accademia, vale a dire l’Università di Turku / Åbo). Dalla fine del XIX secolo, il finlandese divenne gradualmente la lingua di maggior diffusione nel paese e a partire dal XX secolo, principalmente dalla seconda metà, troviamo anche la letteratura in lingua sami; negli ultimi decenni, durante i quali la Finlandia si è maggiormente aperta al mondo, riscontriamo letterature in altre lingue minoritarie, sebbene di diffusione limitata.

Leggi tutto

Un corso universitario di letteratura finlandese dedicato alla tradizione del "Kalevala" e delle varie forme di Poesia popolare finlandese, quella epica, quella lirica. Il corso è stato tenuto all'Università di Firenze dalla professoressa Viola Parente-Čapkova nell'Anno Accademico 2001/2002. Ne riproduciamo la trascrizione col permesso dell'Autrice, docente di letteratura finlandese nelle università di Praga e Turku, certi che rappresenti una solida introduzione alla materia per studiosi e studenti di letteratura finlandese e di storia delle tradizioni popolari.

Leggi tutto

Video

  • Sofi Oksanen

Intervista a Sofi Oksanen prima della pubblicazione del suo romanzo "La purga" in italiano.

La intervistiamo in luoghi di Helsinki da lei frequentati, a cominciare dal quartiere in cui vive, il Kallio.

Leggi tutto
Top UK Bookmakers b.betroll.co.uk betfair
How to get bonus http://l.betroll.co.uk/ LB

FIN • ITA

  • Le nuove norme europee per le controversie di modesta entità. Anche di natura ‘turistica’

    È entrato in vigore il Regolamento (UE) n. 2015/2421 adottato dal Parlamento Europeo e dal Consiglio per semplificare ed ampliare l’ambito di applicazione del Procedimento europeo per le controversie di modesta entità. Era l’anno 2009 quando veniva istituita questa nuova possibilità di accesso alla giustizia per i cittadini e le imprese europee. Leggi tutto
  • Grimaldi: per Finnlines un bilancio semestrale a gonfie vele

    In occasione della pubblicazione del bilancio semestrale gennaio-giugno 2017 della società finlandese Finnlines, facente capo al gruppo Gimaldi, il presidente ed amministratore delegato Emanuele Grimaldi ha commentato soddisfatto che “Il sostenuto primo trimestre del 2017 è stato seguito da un secondo trimestre altrettanto forte. Il risultato del periodo di gennaio-giugno 2017 è migliorato di circa il 16% ed ammmonta a 35,4 (30,5) milioni di euro, rappresentando il miglior risultato del primo semestre nella storia di Finnlines. Leggi tutto
  • Finnair utilizza l’energia solare per conservare le merci deperibili

    Il nuovo centro COOL Nordic Cargo Hub della compagnia di bandiera finlandese Finnair all'aeroporto di Helsinki-Vantaa utilizzerà l'energia solare prodotta da 1200 pannelli installati sul tetto dell'edificio. Ciascuno dei pannelli installati può produrre fino a 260 W di energia per un livello annuale di produzione stimato pari a circa 265 MWh / a. L'energia solare prodotta presso l'impianto di carico rappresenterà oltre il 10% del consumo energetico annuo dell'edificio. Leggi tutto
  • Prima visita in Finlandia del neo presidente IFAD Gilbert F. Houngbo

    Il presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), Gilbert F. Houngbo, ha compiuto una visita in Finlandia la scorsa settimana per incontrare i rappresentanti dei ministeri degli affari esteri e delle finanze per discutere sull’ impegno condiviso finalizzato a sostenere le persone più povere e emarginate nel mondo. Leggi tutto
  • 1