itinerari culturali tra Italia e Finlandia 

A Turku a duecento metri da un attentato terroristico. Chi sono questi barbari?

Pensavo che i confini dell’impero d’Occidente fosse semplicemente una linea immaginaria che divide due mondi culturalmente diversi e non immaginavo che i Barbari lo potessero attraversare. Qui in Finlandia certo leggiamo e vediamo nei media quanto succede altrove, ultimamente a Barcellona, ma nessuno, o quasi, tanto meno le autorità che gestiscono l’ordine pubblico, pensava che quei barbari passassero il limen. Non lo hanno passato, erano già qui tra noi.

Venerdì 18 agosto, ore 17. Mia figlia, tutta spaventata, mi chiama al telefono, è andata a trovare un’amica: “hai sentito quello che è successo?” Di solito a questa domanda rispondo ”no”. E così è stato anche questa volta. Vado nel sito del quotidiano locale. Un uomo ha accoltellato diverse persone nella centralissima Kauppatori, la Piazza del mercato, e poi ha continuato a colpire i passanti con un coltello, fino a quando la polizia lo ha fermato sparandogli alle gambe. Il tutto inizia alle 16,02 e termina tre minuti più tardi grazie alla incredibile efficienza della polizia finlandese.

Per due giorni si sono succedute le notizie, oggi, domenica 20 agosto, abbiamo abbastanza elementi per tracciare un quadro più completo di quanto è successo.

La polizia indaga il fatto di sangue come atto di terrorismo. Le indagini hanno infatti portato alla luce i contatti tra l’accoltellatore e un gruppo di connazionali, cinque, di cui quattro già arrestati e uno ricercato con mandato internazionale. Questa connessione ha fatto passare il crimine da assassinio ad atto terroristico.

Nell’attacco sono morte due donne, una giovane e una più anziana. La polizia finlandese non ne ha resa nota l’identità per quel rispetto del dolore umano che gli italiani in queste occasioni non hanno, andando ad intervistare sotto casa i familiari della vittima per chiedere “cosa ne pensa? Che cosa prova?” Sui media si è parlato di un attacco che aveva come obiettivo proprio le donne. Non lo credo, è la tendenza nostrana a vedere feminicidi come atti voluti. E’ logico che il terrorista colpisca di preferenza chi non si può difendere, come appunto una donna, infatti due uomini, stranieri, hanno cercato di fermarlo. Essere bloccato da un giovane robusto non era nelle intenzioni di chi doveva colpire il maggior numero possibile di persone prima di essere a sua volta immobilizzato o ucciso.

I feriti sono otto, tra questi una ricercatrice italiana, Lisa Biancucci, probabilmente la prima ad essere stata colpita alle spalle mentre passava dalla Piazza del mercato. La dinamica da questo punto di vista è chiara, ma i nomi delle vittime via via ferite non è ancora collegata ai luoghi dove l’accoltellamento è avvenuto. Anche su di loro è stato steso ufficialmente un velo di riserbo. L’ambasciata italiana è stata comunque rapidamente informata e altrettanto rapidamente ha agito a sostegno della connazionale ferita. Non la conosco di persona, e di lei non so altro. Naturalmente molti amici mi hanno contattato per sapere se c’erano state conseguenze per me o i colleghi dell’università.

Abito a duecento metri dai luoghi dove l’attentato è iniziato e si è concluso. Mia figlia era uscita poco prima di casa per prendere l’autobus in quella piazza. La figlia del collega che insegna l’italiano all’università era presente al momento dell’attentato e ne è rimasta logicamente scioccata.

L’accoltellatore è un giovane di 18 anni di nazionalità marocchina, rifugiato in attesa di decisone sul suo permesso di asilo. E’ stato scritto che questo gli è già stato rifiutato, e questo potrebbe avere innescato la miccia della sua azione. Anche gli altri fermati sono marocchini.

Le caratteristiche sono dunque comuni ad altri fenomeni del genere: un giovane, un marocchino, un motivo di risentimento nei confronti della società in cui vive, una forte coscienza religiosa (pare che il diciottenne abbia gridato, mentre attaccava i passanti, “Allah Ahkbar”). Sono esattamente le stesse caratteristiche di tanti altri terroristi, ad esempio gli autori della recente strage di Barcellona.

Perché marocchini? Perché non iraqeni, o siriani, o curdi o palestinesi? In Marocco, pur con i problemi comuni ai Paesi del Maghreb, non c’è guerra civile, neppure del tipo di guerriglia che in passato investì la vicina Algeria. Non è neppure chiaro sulla base di quale giustificazione i cinque marocchini, tutti passati dal Centro di accoglienza di Turku, abbiano richiesto asilo. Probabilmente non sono foreign fighter, anche se alcuni rifugiati in Finlandia hanno effettivamente militato nei ranghi di DAESH e alcuni sono tornati o stanno tornando, con le conseguenze sulla parte più sprovveduta della comunità islamica qui residente che possiamo immaginare. In Finlandia quasi la metà dei giovani somali è disoccupata.

La mia spiegazione per l’interrogativo “perché marocchini?” è che, mentre chi la guerra che oggi divampa in Medio Oriente la vive sulla propria pelle, quindi è ben lieto di essere accolto in un Paese dove non corre il rischio di finire in una fossa comune, i maghrebini vengono semplicemente da una società povera oppure, se già residenti in Europa, da una società che ha larghe sacche di emarginazione economica e sociale. La reazione di questi giovani (la gioventù è l’età della violenza anche per semplici ragioni etologiche) è di trovare nell’Islam fanatico ed estremista una ragione d’essere, di vivere e, purtroppo, anche di morire.

Senza esagerare la valutazione, spesso basata sull’ignoranza, che si dà in Occidente del Corano, è evidente che la Fede islamica fornisce, unitamente ad una eredità di orgoglio storico, cioè la grandezza dell’impero islamico nelle sue varie manifestazioni, una giustificazione (se mal interpretato) al fatalismo che porta tanti giovani a compiere atti di terrorismo. In questi atti spesso sono loro stessi votati al sacrificio. Ci siamo abituati alle migliaia di casi di terroristi suicidi che si fanno saltare in aria, a volte perfino senza alcun risultato, dal loro punto di vista, militare o strategico. Il suicidio di un combattente è un atto supremo, un atto che richiede non solo coraggio ma una motivazione che possa spingere la persona ad andare al di là del naturale spirito di conservazione che ogni essere umano ha.


Già agire su questi fattori psicologici, sociali, culturali e religiosi sarebbe estremamente difficile se non impossibile. Bisogna aggiungere i fattori di carattere storico, passati e presenti. La rinascita del Califfato nella persona del misterioso Al-Baghdadi è stata troppo spesso giudicata come una assurda fantasia dai nostri media e dai nostri politici. Il Califfato, legato militarmente ad una struttura molto ben organizzata come è quella dell’ISIS, non è l’espresione del fanatismo di una persona, ma di una presa di coscienza di una eredità storica: la grandezza dell’Islam, che si esplicava sia sia in termini religiosi e culturali sia territoriali. Il ritorno del Califfato è ovviamente un sogno, ma la sua concezione ha una sua logica.

Tramontata l’era del socialismo Baaht nei paesi arabo-musulmani, il vuoto di quel tipo di pan-arabismo viene riempito dall’idea del Califfato, per sua natura sovrannazionale.  Per imporlo, viene scelta la guerra asimmetrica, visto che quella tradizionale solo in parte può essere condotta da chi non ha un esercito tecnologicamente all’altezza di quelli che deve fronteggiare. E se nel mondo pan-arabo si sviluppa la nostalgia del Califfato (Le Monde ha addirittura avanzato l’ipotesi di uno spirito di “reconquista” all’inverso del sud della Spagna da parte dell’Islam maghrebino in relazione ai fatti di Barcelona), in quello turco di Erdogan rinasce l’orgoglio del sultanato.

Dicevamo fenomeni storici antichi e moderni. Per i moderni, basta guardarsi indietro, agli inizi del nostro secolo. La chiave di volta è l’11 settembre. Che cosa realmente successe? Chi ama navigare in internet nei siti di contro-informazione conosce bene la risposta o il dubbio ragionevolmente avanzato non solo sul vero corso degli avvenimenti, ma sul motivo di fare dell’attacco alle Twin Towers un casus belli che ha scatenato la guerra planetaria, come vollero George W. Bush e il suo entourage di neocons molto legato ad Israele e all’Arabia Saudita. L’Occidente, sotto la guida degli Stati Uniti, ha agito con la collaborazione di alcuni stati arabi sunniti, nonché con l’ovvia approvazione di Israele, la cui sicurezza aumenta in relazione all’aumentare del caos che ha travolto i Paesi vicini, tanto da far pensare che a Tel-Aviv dovrebbero costruire un monumento a Al-Baghdadi per aver fatto piombare la Siria, l’Iraq e in parte il Libano e la Giordania (cioè i vicini e possibili nemici dello stato sionista) nel caos che li paralizza militarmente.

E qui tocchiamo il punctus dolens della questione. Chi ha partorito il mostro? Chi ha volutamente (non possiamo pensare che chi regge le sorti del pianeta sia un folle irresponsabile) distrutto l’unità del mondo arabo, che esisteva dai tempi di Nasser, unità seppur assai problematica e frammentaria, che si basava sull’ideologia socialista del Partito Baaht, la quale permetteva alle diverse confessioni religiose, compresa quella cristiana e perfino ebraica, di vivere in pace nello stesso territorio? La distruzione dell’Iraq di Saddam Hussein, quella in atto della Siria, l’assurda spedizione (assurda per i risultati conseguiti non per la sua formulazione ideologica) contro la Libia di Ghaddafi, le sanzioni contro un Iran che ha onestamente e sinceramente sospeso il proprio programma nucleare (ma perché non si impedì ad Israele di costruire la sua bomba atomica?) hanno mandato in frantumi il sogno di Nasser.

Chi ne ha beneficiato? In primis, dicevamo, Israele, cui è rimasto un solo nemico potenziale, l’Iran, contro il quale continua a stimolare gli Stati Uniti, che avrebbero invece tutto l’interesse di trovare in Teheran un contraltare all’espansionismo saudita. Gli Stati Uniti si sono già dal tempo della prima guerra del Golfo assicurati la presenza militare nell’area delicatissima che produce una parte consistente del petrolio di cui l’Occidente ha bisogno. Terzo Paese che risponde alla domanda “cui prodest?” è l’Arabia saudita, storica nemica dei Paesi sciiti e naturalmente anche essa interessata al controllo delle vie petrolifere da cui parte il suo unico prodotto di esportazione.

L’Europa si è allineata supinamente alle esigenze di queste tre potenze; controllata politicamente e militarmente dagli Stati Uniti, non trova uno spazio autonomo, e quando crede di averlo trovato, come nel casi dell’intervento anglo-francese in Libia, fa una stupidaggine enorme, le cui conseguenze paghiamo proprio noi italiani. E il prezzo sarà alto. L’invasione di rifugiati e di richiedenti accoglienza è una bomba a tempo, non una mina vagante. Ha una precisa data di esplosione. E lo vediamo in Francia, Belgio, Spagna, Inghilterra e Germania. E’ la generazione dei figli o nipoti di questi sventurati migranti. Saranno loro a mettere le bombe, a guidare i camion, ad arrotare le lame dei loro coltelli.

Speranze? Onestamente al momento nessuna. Possiamo solo prevenire, arrestare, bloccare con azioni di intelligence e polizia. Ma il mostro è libero di agire come e quando vuole. Il Golem non è più nelle mani di chi lo ha creato.

(Dai confini dell’impero. 60)

La Rondine – 20.8.2017

Eventi

  • Pekka Halonen
  • Costa Smeralda
  • City Wonders: Helsinki
  • 100 anni di foto

Il Museo d’arte Ateneum ha ricevuto in dono da un privato un dipinto di Pekka Halonen del 1911 intitolato La portatrice d’acqua. L’opera sarà in mostra per il pubblico dal 5 settembre al 1 ottobre, all’interno della mostra sulle “Storie dell’arte finlandese”, che raccoglie opere dal 1809 fino agli anni ’70.

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Nel cantiere navale Meyer a Turku, Finlandia, si è svolto il 13 settembre scorso il taglio della prima lamiera di una delle due navi Costa Crociere alimentate con gas naturale liquefatto (LNG). Annunciato anche il nome della nuova nave, che si chiamerà Costa Smeralda, in omaggio a uno dei luoghi simbolo dell’Italia e del Mediterraneo. Costa Smeralda, che avrà una stazza lorda di oltre 180.000 tonnellate e offrirà più di 2.600 cabine per un totale di circa 6.600 passeggeri, entrerà in servizio nell’ottobre 2019. Nel 2021 è prevista la consegna di una seconda nave, gemella di Costa Smeralda, sempre costruita da Meyer-Turku.

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Al Museo della fotografia di Helsinki sono presentate opere di Lorenzo Servi (alias SerraGlia), un architetto italiano formatosi a Firenze che lavora a Helsinki nello studio Lumart dove si occupa di progettazione visuale, cioè fornisce ai clienti idee e mezzi per illustrare concetti, progetti, prodotti. Le fotografie sono esposte nello spazio “Progetto” al piano terra del Museo nella Kaapelitehdas.

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Luci e ombre, vizi e virtù della Finlandia. Una storia fotografica al Museo Nazionale

In Finlandia proseguono le celebrazioni del centenario dell'indipendenza, e le iniziative per ricordare e valorizzare la storia culturale del Paese sono numerose. Una mostra fotografica presso il Museo Nazionale di Helsinki, Finlandia pubblica e segreta, apre una finestra su alcuni eventi non proprio accattivanti - ma storicamente significativi - che hanno dato forma al paese durante il secolo scorso.

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Informazioni

 La Rondine riparte nel luglio 2017 in una veste nuova, ma con 15 anni di servizio: abbiamo iniziato nel lontano 2002, all'epoca Corinna Mologni, da noi intervistata, cantava all'Opera Nazionale di Helsinki nella Rondine di Puccini. Ci sembrò di buon augurio. Da allora tanti collaboratori si sono succeduti, molti sono migrati nuovamente, qualcuno fa di meglio. A tutti un grazie per un servizio informativo prestato volontariamente, per il piacere di farlo.

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Testi

  • Il "Kalevala" e la poesia popolare finlandese
  • Romanzo storico finlandese
  • Profilo di letteratura finlandese

Un corso universitario di letteratura finlandese dedicato alla tradizione del "Kalevala" e delle varie forme di Poesia popolare finlandese, quella epica, quella lirica. Il corso è stato tenuto all'Università di Firenze dalla professoressa Viola Parente-Čapkova nell'Anno Accademico 2001/2002. Ne riproduciamo la trascrizione col permesso dell'Autrice, docente di letteratura finlandese nelle università di Praga e Turku, certi che rappresenti una solida introduzione alla materia per studiosi e studenti di letteratura finlandese e di storia delle tradizioni popolari.

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È stata pubblicata di recente la IX Appendice dell'Enciclopedia italiana Treccani, che contiene, tra le molte altre cose, anche l’aggiornamento della voce relativa alla Letteratura finlandese, scritta dalla nostra collaboratrice Viola Parente-Čapková. Abbiamo chiesto a Viola di farci avere, tratta da quel suo contributo, una scheda su una delle tendenze più marcate della produzione finlandese più recente, il genere del Romanzo storico.

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Dalle origini al Novecento

L’importanza della letteratura orale - Se parliamo di letteratura finlandese nel senso di letteratura della Finlandia, bisogna evidenziarne il carattere multilingue e multiculturale. Ai primi testi letterari scritti in latino (successivi all’arrivo ufficiale del Cristianesimo nel XII secolo), seguirono quelli in svedese (soprattutto quando, nel XVII secolo, fu fondata l'Accademia, vale a dire l’Università di Turku / Åbo). Dalla fine del XIX secolo, il finlandese divenne gradualmente la lingua di maggior diffusione nel paese e a partire dal XX secolo, principalmente dalla seconda metà, troviamo anche la letteratura in lingua sami; negli ultimi decenni, durante i quali la Finlandia si è maggiormente aperta al mondo, riscontriamo letterature in altre lingue minoritarie, sebbene di diffusione limitata.

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Video

  • Sofi Oksanen

Intervista a Sofi Oksanen prima della pubblicazione del suo romanzo "La purga" in italiano.

La intervistiamo in luoghi di Helsinki da lei frequentati, a cominciare dal quartiere in cui vive, il Kallio.

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FIN • ITA

  • Le nuove norme europee per le controversie di modesta entità. Anche di natura ‘turistica’

    È entrato in vigore il Regolamento (UE) n. 2015/2421 adottato dal Parlamento Europeo e dal Consiglio per semplificare ed ampliare l’ambito di applicazione del Procedimento europeo per le controversie di modesta entità. Era l’anno 2009 quando veniva istituita questa nuova possibilità di accesso alla giustizia per i cittadini e le imprese europee. Leggi tutto
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    In occasione della pubblicazione del bilancio semestrale gennaio-giugno 2017 della società finlandese Finnlines, facente capo al gruppo Gimaldi, il presidente ed amministratore delegato Emanuele Grimaldi ha commentato soddisfatto che “Il sostenuto primo trimestre del 2017 è stato seguito da un secondo trimestre altrettanto forte. Il risultato del periodo di gennaio-giugno 2017 è migliorato di circa il 16% ed ammmonta a 35,4 (30,5) milioni di euro, rappresentando il miglior risultato del primo semestre nella storia di Finnlines. Leggi tutto
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