itinerari culturali tra Italia e Finlandia 

"You buy me underwear": quando i finlandesi cercano moglie in Thailandia

C’è da tempo una nuova tendenza nel fenomeno migratorio, e data oramai un paio di decenni: gli uomini finlandesi cercano moglie anche in Italia, o meglio, tra le italiane. Si inverte così la nota tendenza del maschio latino che portava all’altare la bionda finnica. In effetti, le statistiche ci rivelano che gli uomini finlandesi oramai dagli inizi di questo secolo tendono a svicolare dai legami tradizionali del “donne e buoi dei paesi tuoi” e le mogli le vanno a cercare sempre più lontano.

È quanto ho sottolineato nel mio libro sugli italiani in Finlandia [1]. Una volta, stando alle ricerche fatte in campo universitario, le trovavano in Estonia e Russia. Ora invece è l’Asia del Sud-est, Filippine e Thailandia, a fornire la compagna di una vita. In particolare sono le thailandesi a imporsi sul mercato maritale (non ci si indegni per questa definizione, visto che una parte di queste unioni vengono concluse tramite inserzioni e agenzie matrimoniali)[2]. Negli ultimi anni il numero di mogli thailandesi è aumentato con tale rapidità da fare di loro il ceppo più numeroso di mogli straniere in Finlandia. Secondo il sito ThaiLoveLines.com tra il 2009 e il 2011 l’incremento di mogli thai è stato del 46% e nel 2011, secondo Elli Heikkilä, direttore dell’Istituto per l’emigrazione finlandese, 500 thai erano convolate a giuste nozze con uomini finlandesi, quindi più delle 400 spose russe.

Un numero così rilevante di matrimoni dovrebbe attestare la felicità di questa soluzione maritale per gli uomini di Suomi, ma in realtà il dato è fuorviante. Una parte di questi matrimoni presto naufraga. Come mai? Le ricerche fatte in merito sia a livello accademico, si veda la tesi di dottorato di Hannu Sirkkilä[3], sia ministeriale, con l’inchiesta voluta dall’allora ministro degli interni Anne Holmlund sui parlours dove si pratica il massaggio, approdo spesso della donna che ha divorziato, sia da istituzioni benemerite come Pro-Tukipiste, che si occupa di aiutare le vittime della tratta a carattere sessuale, rivelano come il matrimonio tra l’uomo finlandese, spesso non più giovane, e la donna thailandese, altrettanto spesso molto più giovane di lui, si basa talora su una incomprensione di fondo che scaturisce da esigenze molto diverse.

In sostanza: perché l’uomo finlandese cerca una moglie in Asia? A questa domanda ha cercato di rispondere Hannu Sirkkilä intervistando per la sua tesi di dottorato chi aveva sposato una thailandese. Innanzitutto c’è la credenza, un vero e proprio stereotipo, dell’asiatica sottomessa all’uomo, stanco della connazionale oramai diventata incontrollabile femminista, ma anche il fascino della donna dagli occhi a mandorla e dai capelli neri. Al farang (come in Thailandese viene chiamato, senza alcun intento spregiativo, l’occidentale) piace quella tonalità di pelle scura che spesso hanno le thai della campagna o del nord-est, che invece gli uomini asiatici disdegnano. In Thailandia ho visto negozi che sugli scaffali tenevano tutta una gamma di intrugli sbiancanti, là dove da noi si espongono le creme abbronzanti. La donna thai tradizionalmente si difende dai raggi del sole, e non solamente per motivi di salute, ma perché non vuole assomigliare a una contadina, dato che si suppone che più scura è la pelle, più basso sia il livello sociale.

Dunque: motivo fondamentale per la scelta della compagna thai è proprio l’aspetto fisico. Ma ovviamente se a Pattaya o nei quartieri a luci rosse di Bangkok e Chiang Mai le donne belle e bellissime sono la norma, raramente esse approdano come mogli in Finlandia. Qui le consorti sono meno appariscenti, quasi banalmente “comuni”. Forse, saggiamente, il farang finlandese non si fida delle apparenze e va più al sodo. Ma purtroppo per lui al sodo ci va anche l’eletta compagna. In Thailandia, il legame familiare è fortissimo, soprattutto nelle campagne e tra le classi sociali meno abbienti. E questo per un motivo molto semplice: in Thailandia esistono ancora sacche di indigenza. Basta uscire dalle zone turistiche lungo le coste per constatare come in Isan, la provincia del nord-est, o nella Thailandia centrale, o nelle vallate del nord montuoso, ancora molti contadini vivano in baracche di lamiera o fatiscenti, spesso senza servizi igienici adeguati, anche se l’elettricità, grazie ad una campagna del governo, è arrivata dappertutto. Questa Thailandia “differente” è stata descritta nel libro di una giornalista thailandese, che ha dato una immagine molto triste di un Paese dai grandi contrasti economici, dove la tradizionale vita nelle campagne è minacciata dal disastro ecologico[4].

Ma il pilastro della solidarietà familiare resiste. In thailandese esiste una parola ,“katanyu”, che esprime in maniera difficilmente traducibile, questo senso di fedeltà ai propri familiari, che vanno aiutati quando necessario, anche a costo della propria, personale, felicità. Questo compito spetta alla donna: è lei che deve portare a casa i mezzi di sostentamento per i genitori anziani, i malati e a volte perfino per i vicini caduti in povertà. Non è soltanto amore filiale, ma anche una esigenza ineludibile, infatti in Thailandia (come nel resto dell’Asia del Sud-est) non esiste un sistema pensionistico come da noi (la pensione la riceve solo chi ha lavorato per lo Stato) e anche l’assistenza medica è limitata, quindi per sopravvivere, l’anziano o l’inabile, ha bisogno del sostegno di un familiare che, secondo la tradizione, è appunto la giovane donna di casa.

Ecco spiegato perché il desiderio dell’uomo finlandese di avere nel la propria cucina (e nella propria camera da letto) una moglie giovane dal perenne sorriso, viene a beneficiare della necessità della donna di mantenere la propria famiglia rimasta in patria, della quale, quasi sempre, fanno parte anche i figli avuti da precedenti unioni. Non c’è infatti thailandese di Finlandia che io conosca che non abbia lasciato un figlio a casa. Le thailandesi nelle campagne si sposano giovani e hanno figli con facilità e grazie alla solidarietà familiare, possono affidare questi figli a madri e nonne quando si trasferiscono all’estero.

E qui nascono i problemi. Passati i primi, felici tempi (per lui, che si ritrova con una giovane moglie, un po’ meno per lei, che neppure aveva mai visto la neve) i nodi vengono al pettine. Lei deve mandare a casa ogni mese una certa somma. Serve per pagare le spese mediche dei genitori, il mutuo fatto sull’appezzamento di terreno che ha comprato, la scuola dei figli (in Thailandia la scuola superiore è cara) e tutto quanto è necessario in una economia domestica oramai completamente dipendente da lei che vive all’estero. Appena ha potuto, ha comprato una bella casa là dove esisteva la dimora avita in lamiera e legno, che non solo è dotata di ogni comfort, ma è il segno tangibile del suo status acquisito. Per ottenere il quale ci sono due soli mezzi per chi non ha una professione ben pagata: mandare la figlia in sposa a un farang o mandarla in un bordello, più o meno camuffato da” Thai massage”.

E qui si apre un altro capitolo[5]: la prostituzione. Questa a volte, ma ovviamente non sempre, sta all’origine dell’unione tra farang e donna thai e talvolta alla fine. All’inizio perché non è raro che i due si siano conosciuti proprio a Pattaya o in Soi Cowboy o Nana Plaza di Bangkok, magari in uno dei beer bar dove il farang può scegliere tra un numero veramente considerevole di ragazze[6], e alla fine perché la moglie, abbandonata dal finlandese stanco di pagare per la sua famiglia, non ha altra scelta che lavorare in un parlour dagli equivoci massaggi.

Perché ci va? Come confermano le ricerche fatte a vari livelli in Finlandia (e non solo qui), il matrimonio può fallire per due motivi. Uno è l’alcolismo, piaga dell’uomo finlandese. Anche in Thailandia l’alcolismo è diffuso, ma non con i devastanti effetti sociali che si verificano qui. Ho incontrato non poche ex mogli thai che erano state costrette a chiedere asilo a una Suojakoti, la dimora per le donne vittime di violenze e abusi, a causa delle percosse subite da parte di mariti ubriachi. Quasi sempre la donna non si rivolgerà alla polizia, temendo di perdere il diritto alla residenza, e questo timore la spinge a sopportare quello che la consorella finlandese non sopporterebbe mai. L’altro motivo del naufragio maritale è appunto la necessità da parte della moglie di mandare i soldi a casa, come del resto fanno le nostre badanti, con la differenza che i soldi sono i loro, frutto del loro lavoro, mentre spesso la moglie thailandese resta a casa e anche quando lavora non può contribuire al bilancio comune come vorrebbe il marito. Costui non solo non capisce questo senso della solidarietà familiare (più facile da comprendere per noi italiani, che abbiamo nutrito l’economia nazionale per anni con le “rimesse” degli emigrati) ma non vede perché a casa della moglie non debbano andare a lavorare invece di vivere a spese sue. In Finlandia, degli anziani se ne prende cura il sistema sociale, quindi la necessità della moglie gli è estranea. Lo stesso per le spese sanitarie o scolastiche. Ecco che si rivela la grande differenza culturale tra il finlandese e la thai, che col tempo diventerà un abisso.

Giunta in Finlandia, la moglie venuta dall’Indocina si trova in un ambiente del tutto diverso dal suo. Una mia amica mi ha raccontato del terrore che la colse al suo arrivo in Finlandia, quando, era febbraio, sprofondò nella neve che non aveva mai visto. Alla lunga, quasi perenne estate siamese, si oppone il lungo, quasi perenne inverno finlandese. I thai vivono molto all’aperto, mangiano in continuazione nutrendosi alle bancarelle, in campagna la sera si riuniscono tra vicini sul patio di casa e cenano insieme. E’ un tipo di vita comunitaria e sociale molto vicina a quella italiana, specialmente del Meridione. In Finlandia è l’opposto. I finlandesi sono quello che sono, e hanno tutto il diritto di esserlo.


La moglie thailandese vive ora in città in un appartamentino di due stanze, oppure in campagna in una fattoria isolata. Poco a poco il sogno legato al farang, che certamente agli inizi ha amato, comincia a svanire. Lo stesso farang non è più quello che ha incontrato in Thailandia (la maggior parte delle unioni nasce durante la vacanza o la visita del finlandese in quel Paese). Non solo ora beve come non lo aveva visto fare prima, ma non ha neppure quella dotazione finanziaria che credeva avesse quando lo ha incontrato. Durante la sua vacanza in Thailandia, il farang si sente ricco, spende con larghezza i suoi baht (la valuta locale), mentre, tornato in Finlandia, deve riprendere la politica della lesina, che si riflette sulle esigenze della moglie, alla quale ora viene negato, o negato in parte, quanto ella credeva di aver ottenuto tramite un mutuo consenso.

Questo provoca naturalmente imbarazzo nel marito, che magari vorrebbe aiutare la consorte, ma come fare? Con il magro stipendio dei finlandesi, con le magre pensioni, non c’è da scialare. E quando sarà costretto a porre (avventatamente) l’alternativa “ o me o la tua famiglia”, la moglie sceglierà inevitabilmente la famiglia e lo abbandonerà, magari cercando un marito con più disponibilità, oppure, a causa del divorzio, finirà là dove una donna ancora piacente, che però non ha una preparazione professionale e magari non conosce il finlandese, facilmente finisce nel “Thai massage”. In Thailandia non può tornare, perché perderebbe la faccia (non c’è nulla di peggio per un asiatico) e comunque non potrà ammettere il fallimento della sua scelta.

L’integrazione della donna è peraltro stata problematica. Non molte riescono a entrare nella società finlandese, e continueranno non solo a sentirsi “thai”, o a mangiare il loro cibo, facilitate oggi dal diffondersi dei vari “Thai deli”, ma a desiderare di tornare, un giorno, a casa loro, possibilmente quella bella casa comprata con gli euro finlandesi.

Insomma, come ho scritto in altra sede: “Migliaia di occidentali ogni anno convolano a giuste nozze con donne tailandesi, di solito molto più giovani di loro. Il successo del farang come marito non è però dovuto al fascino che noi occidentali esercitiamo sulle tailandesi, come su altre asiatiche, ma sulla loro esigenza di elevazione economica e di benessere. Questa ammissione non farà di loro cattive mogli, anzi le renderà fedeli e affettuose, per lo meno fin quando il loro interesse lo richiederà. Insomma, anche qui si tratta di un contratto. L’amore, come lo intendiamo noi, è un privilegio dei popoli ricchi. Quelli poveri, invece, non se lo possono permettere”[7].

Ma è proprio così triste il panorama delle unioni tra finlandesi e thailandesi? Ovviamente no, e ci sono anche numerosi esempi di matrimoni felici, ma a condizione che lui accetti le esigenze di lei, essenzialmente economiche (le donne thai sono spose fedeli, madri affettuose e mogli alacri) e lei accetti questo Paese dalla lingua incomprensibile, dagli uomini che non sorridono e dalle donne che spesso le considerano delle poco di buono.

I figli nati da questi matrimoni misti sono un caso a parte. In bilico tra due diversissime nature, si integrano con facilità in una società come nell’altra, ma non sempre imparano la lingua della madre (conosco molte thai che non parlano thai con i figli, ma solo finlandese, anzi, un cattivo finlandese) e quasi mai la sanno leggere o scrivere. Per fortuna in certe città il Comune viene incontro finanziando per loro corsi scolastici speciali.

Ma io non vorrei ora scoraggiare il finlandese (o l’italiano) da intraprendere il cammino che porta all’unione con una thailandese, che ha molti aspetti positivi, specialmente per chi ha passato la soglia della gioventù entrando in quella della maturità. Ma se ha passato anche quella, niente timore, la Thailandia è un Paese molto ospitale.

Camminando una sera nel bazar di Chiang Rai, la capitale del Triangolo d’Oro, io e la mia compagna fummo colpiti da una coppia. Lui, anziano finlandese, con una giovanissima ragazza, che però non aveva l’aspetto della fanciulla di Pattaya, ma piuttosto, lo si vedeva dai vestiti, della contadina, magari di uno dei villaggi delle Hill tribes non lontano da Chiang Rai. Lui evidentemente aveva avanzato una sua richiesta in materia. Lei rispose con tono deciso e volitivo: “yes, but you buy me underwear”.

Insomma, quando si inizia una relazione, tra un farang e una thai, è bene cominciare proprio dall’essenziale.

(Dai confini dell’impero 59)

La Rondine 8.8.2017

 

[1] L.G. de Anna, Dall’Italia alla Finlandia passando per Turku. Un contributo alla storia dell’emigrazione italiana, Quaderni di Settentrione, n.2, Turku 2012.

[2] Il tema delle mogli thailandesi all’estero fa parte di un progetto di ricerca dell’università di Khon Käen, diretto dalla prof. Dusadee Ayuwat.

[3]Elättäjyyttä vai erotiikkaa: miten suomalaiset miehet legitimoivat parisuhteensa thaimaalaisen naisen kanssa? Università di Jyväskylä, 2005.

[4] S. Ekachai, Behind the smile. Voices of Thailand, Bangkok 1990.

[5] Vedi L.G. de Anna, La guerra del Vietnam e le sue conseguenze sul piano sociale: la diffusione della prostituzione, Miscellanea di storia delle esplorazioni, 42, 2017: 227-252.

[6]vedi G.T. Gray, Angels of Pattaya. Inside the secret world of Thai prostitution, Maverick House 2012.

[7] L.G. de Anna, In viaggio verso la schiavitù. Dall’Asia al Nord Europa: lo sfruttamento sessuale delle donne tailandesi, Miscellanea di storia delle esplorazioni, 39, Genova 2014.

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