itinerari culturali tra Italia e Finlandia 

"You buy me underwear": quando i finlandesi cercano moglie in Thailandia

La moglie thailandese vive ora in città in un appartamentino di due stanze, oppure in campagna in una fattoria isolata. Poco a poco il sogno legato al farang, che certamente agli inizi ha amato, comincia a svanire. Lo stesso farang non è più quello che ha incontrato in Thailandia (la maggior parte delle unioni nasce durante la vacanza o la visita del finlandese in quel Paese). Non solo ora beve come non lo aveva visto fare prima, ma non ha neppure quella dotazione finanziaria che credeva avesse quando lo ha incontrato. Durante la sua vacanza in Thailandia, il farang si sente ricco, spende con larghezza i suoi baht (la valuta locale), mentre, tornato in Finlandia, deve riprendere la politica della lesina, che si riflette sulle esigenze della moglie, alla quale ora viene negato, o negato in parte, quanto ella credeva di aver ottenuto tramite un mutuo consenso.

Questo provoca naturalmente imbarazzo nel marito, che magari vorrebbe aiutare la consorte, ma come fare? Con il magro stipendio dei finlandesi, con le magre pensioni, non c’è da scialare. E quando sarà costretto a porre (avventatamente) l’alternativa “ o me o la tua famiglia”, la moglie sceglierà inevitabilmente la famiglia e lo abbandonerà, magari cercando un marito con più disponibilità, oppure, a causa del divorzio, finirà là dove una donna ancora piacente, che però non ha una preparazione professionale e magari non conosce il finlandese, facilmente finisce nel “Thai massage”. In Thailandia non può tornare, perché perderebbe la faccia (non c’è nulla di peggio per un asiatico) e comunque non potrà ammettere il fallimento della sua scelta.

L’integrazione della donna è peraltro stata problematica. Non molte riescono a entrare nella società finlandese, e continueranno non solo a sentirsi “thai”, o a mangiare il loro cibo, facilitate oggi dal diffondersi dei vari “Thai deli”, ma a desiderare di tornare, un giorno, a casa loro, possibilmente quella bella casa comprata con gli euro finlandesi.

Insomma, come ho scritto in altra sede: “Migliaia di occidentali ogni anno convolano a giuste nozze con donne tailandesi, di solito molto più giovani di loro. Il successo del farang come marito non è però dovuto al fascino che noi occidentali esercitiamo sulle tailandesi, come su altre asiatiche, ma sulla loro esigenza di elevazione economica e di benessere. Questa ammissione non farà di loro cattive mogli, anzi le renderà fedeli e affettuose, per lo meno fin quando il loro interesse lo richiederà. Insomma, anche qui si tratta di un contratto. L’amore, come lo intendiamo noi, è un privilegio dei popoli ricchi. Quelli poveri, invece, non se lo possono permettere”[7].

Ma è proprio così triste il panorama delle unioni tra finlandesi e thailandesi? Ovviamente no, e ci sono anche numerosi esempi di matrimoni felici, ma a condizione che lui accetti le esigenze di lei, essenzialmente economiche (le donne thai sono spose fedeli, madri affettuose e mogli alacri) e lei accetti questo Paese dalla lingua incomprensibile, dagli uomini che non sorridono e dalle donne che spesso le considerano delle poco di buono.

I figli nati da questi matrimoni misti sono un caso a parte. In bilico tra due diversissime nature, si integrano con facilità in una società come nell’altra, ma non sempre imparano la lingua della madre (conosco molte thai che non parlano thai con i figli, ma solo finlandese, anzi, un cattivo finlandese) e quasi mai la sanno leggere o scrivere. Per fortuna in certe città il Comune viene incontro finanziando per loro corsi scolastici speciali.

Ma io non vorrei ora scoraggiare il finlandese (o l’italiano) da intraprendere il cammino che porta all’unione con una thailandese, che ha molti aspetti positivi, specialmente per chi ha passato la soglia della gioventù entrando in quella della maturità. Ma se ha passato anche quella, niente timore, la Thailandia è un Paese molto ospitale.

Camminando una sera nel bazar di Chiang Rai, la capitale del Triangolo d’Oro, io e la mia compagna fummo colpiti da una coppia. Lui, anziano finlandese, con una giovanissima ragazza, che però non aveva l’aspetto della fanciulla di Pattaya, ma piuttosto, lo si vedeva dai vestiti, della contadina, magari di uno dei villaggi delle Hill tribes non lontano da Chiang Rai. Lui evidentemente aveva avanzato una sua richiesta in materia. Lei rispose con tono deciso e volitivo: “yes, but you buy me underwear”.

Insomma, quando si inizia una relazione, tra un farang e una thai, è bene cominciare proprio dall’essenziale.

(Dai confini dell’impero 59)

La Rondine 8.8.2017

 

[1] L.G. de Anna, Dall’Italia alla Finlandia passando per Turku. Un contributo alla storia dell’emigrazione italiana, Quaderni di Settentrione, n.2, Turku 2012.

[2] Il tema delle mogli thailandesi all’estero fa parte di un progetto di ricerca dell’università di Khon Käen, diretto dalla prof. Dusadee Ayuwat.

[3]Elättäjyyttä vai erotiikkaa: miten suomalaiset miehet legitimoivat parisuhteensa thaimaalaisen naisen kanssa? Università di Jyväskylä, 2005.

[4] S. Ekachai, Behind the smile. Voices of Thailand, Bangkok 1990.

[5] Vedi L.G. de Anna, La guerra del Vietnam e le sue conseguenze sul piano sociale: la diffusione della prostituzione, Miscellanea di storia delle esplorazioni, 42, 2017: 227-252.

[6]vedi G.T. Gray, Angels of Pattaya. Inside the secret world of Thai prostitution, Maverick House 2012.

[7] L.G. de Anna, In viaggio verso la schiavitù. Dall’Asia al Nord Europa: lo sfruttamento sessuale delle donne tailandesi, Miscellanea di storia delle esplorazioni, 39, Genova 2014.

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