itinerari culturali tra Italia e Finlandia 


La sede dell’Archivio di Stato finlandese a Helsinki (Rauhankatu 17), ospita una interessante mostra curata dall’Associazione culturale Giovane Europa: Suomi 1917-2017. Historiaa vanhoissa kartoissa (Finlandia 1917-2017. La Storia nell’antica cartografia). L’evento è aperto al pubblico dal 20 settembre al 17 novembre, ed è realizzato con il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia a Helsinki e l’Istituto Italiano di Cultura, in collaborazione con l’Archivio di Stato.

Si tratta di una rara e preziosa mostra il cui tema rientra perfettamente in quello trattato in altre, coeve occasioni, con lo scopo di celebrare il Centenario dell’indipendenza finlandese, tra cui segnaliamo il Convegno sulle relazioni tra Italia e Finlandia che si terrà a Turku nei giorni 26-27 ottobre, organizzato dal Dipartimento di italiano dell’università di Turku..

Come viene ricordato nella presentazione dell’evento, “La mostra si focalizzerà sulla raffigurazione della Finlandia e offrirà un viaggio attraverso la storia dell’antica cartografia legata alla rappresentazione del paese dal XVI al XIX secolo”. Le 40 carte esposte provengono dalla Collezione Gianni Brandozzi di Ascoli Piceno e dall’Archivio Nazionale finlandese.

Poiché la mostra inizia il suo itinerario dalla cultura cartografica del XVI secolo con la carta della Scandinavia che Sebastian Münster inserì nella sua Cosmographia Universalis, edita a Basilea nel 1540, sarà opportuno ricordare come la rappresentazione di Münster, in realtà era dipendente da quella di Jakob Ziegler, conosciuta come Schondia illustrata, del 1532, a sua volta prototipo della Olaus Magnus, Carta marina et descriptio septentr­ional­ium terra­rum ac mirabilium rerum in eis con­tinentarum diligen­tissime elabo­rata, pubblicata a Venezia nel 1539 e poi ripresa nella celebre Historia de gentibus septentrionalibus del 1555.

Il Cinquecento dunque rivoluzionò la conoscenza cartografica del Nord, iniziando a rappresentarlo, seppur lacunosamente e in un’ottica che ancora non sapeva distinguere tra penisola ed isola, in maniera più aderente alla realtà. Si compiva così un lungo itinerario cartografico iniziato in Italia nei secoli precedenti, al quale faremo ora riferimento a completamento della documentazione presentata a Helsinki dall’Associazione Culturale Giovane Europa. E chi scrive con nostalgia e rimpianto non può tacere che nella seconda metà degli anni Sessanta fece parte di un movimento politico chiamato Giovane Europa, ma era, effettivamente, tutta un’altra cosa.

L’età classica

Le basi concettuali della cartografia medievale risalivano all'esperienza greco-alessandrina. L'Europa settentrionale e quella nordorientale non assumevano però una fisionomia definita neppure nelle carte di Tolomeo che rappresentano a loro volta un progresso rispetto alla scuola ionica del VI secolo. I Romani non compirono ulteriori progressi, anzi, in campo teorico sono totalmente dipendenti dall'esperienza greca; in compenso attribuiscono alla cartografia una funzione soprattutto pratica, interessandosi alle sue applicazioni amministrative e militari (1). Per tale motivo le mappe romane non estendono il proprio orizzonte alla Fennoscandia, come attesta la Tabula Peutingeriana (2), la quale mostra invece una certa conoscenza dell'Europa orientale e delle terre che si affacciano sul Baltico sudorientale, dato che vi si citano le solitudines Sarmatarum, oltre ai Venedi e ai Roxulani Sarmate. Non conosciamo invece quasi nulla della rappresentazione dell' orbis commissionata a Marco Vipsania Agrippa nel I secolo a.C., che aveva solcato i mari a nord della Germania.

La cartografia classica rappresentò comunque il modello strutturale cui continuarono a guardare gli autori di mappamondi medievali. Fino al XIII secolo costoro si limitano a disegnare rappresentazioni della terra abitabile piuttosto rozze nella loro concezione tecnica e comunque influenzate più da preoccupazioni teologiche che scientifiche. Per di più le carte altomedievali racchiudono in un modello fisso, il cosiddetto tipo a T ( o TO ), le rappresentazioni della geografia reale unitamente a quelle della geografia fantastica (3). Compaiono così il paradiso terrestre, le isole Fortunate, i monti Rifei o Iperborei, nonché mostri e creature leggendarie in conseguenza anche del fatto che la periferia del mondo, proprio perché poco nota, veniva riempita da integrazioni iconografiche e legende che privilegiavano l'aspetto fantastico e teratologico.

Dobbiamo inoltre tenere presente che la cartografia altomedievale produsse essenzialmente mappamondi, infatti non ci sono pervenute carte regionali o topografiche, rare del resto sino al rinascimento (4). L’unica eccezione riguardante il Nord è rappresentata dall’arabo di Sicilia al-Idrisi (1100-1165). I limiti settentrionali di questi mappamondi sono rappresentati a est dal Don e dal mar Nero e dall'Oceano a ovest; in quelli più tardi vengono però aggiunti i nomi di alcune terre nordiche, come ad esempio nella carta unita al Lucidarius (fine del XII secolo ) che riporta i nomi della Groenlandia e dell'Islanda.

I confini cui arriva la cartografia medievale si estendono dunque alle isole del nord Atlantico, dalla Groenlandia all'Islanda (5); naturalmente le terre artiche vengono definite in modo estremamente incerto, tanto che la Groenlandia risulta essere unita al continente europeo. Del resto il limite che separa la geografia reale da quella fantastica è difficilmente definibile e spesso in queste carte possono comparire anche alcune delle tante isole fantasma della tradizione geografica medievale, la cui esistenza era asserita dai marinai (come l'isola Brazil) ma anche dagli stessi cartografi che hanno sempre avvertito l'horror vacui delle proprie creazioni. Una volta che un'isola o una terra fosse stata segnata su di una mappa potevano però passare secoli prima che essa venisse cancellata. I cartografi infatti, come del resto i letterati, avevano i propri auctores e comunemente copiavano ciò che era stato designato da altri prima di loro, anzi, aggiungevano nuove terre fantastiche accanto a quelle già esistenti.

Altre isole del Nord erano indicate semplicemente secondo i prodotti naturali che da esse provenivano, così nelle legende di alcune mappe catalane le terre artiche erano segnate come le isole da cui provenivano i falconi da caccia. Per quanto riguarda la penisola scandinava, la sua raffigurazione è così imprecisa, per lo meno sino al XIII secolo, da farci concludere che non si sia verificato alcun miglioramento in questo campo dall'epoca di Tolomeo. Un certo progresso, comunque relativo, si realizza invece quando le mappe cominciano a essere prodotte non soltanto sulla base della speculazione teologico-filosofica, ma anche in relazione all'osservazione del mondo fisico. Naturalmente si attua anche un mutamento nella scelta delle fonti cui uniformarsi e le esperienze di navigatori e mercanti sono recepite in misura determinante (6). Vengono così introdotti nei mappamondi i nomi di alcune terre scandinave, non più comprese sotto la generica definizione di Gotia come era stato nel Mappamondo di Albi (o Carta merovingica) dell' VIII secolo.

Fino a tutto il XII secolo la cartografia che si occupa di rappresentare i paesi nordici è segnata da una netta dipendenza dalle fonti letterarie, sia coeve che antiche; si tratta cioè di opere concepite come visualizzazione delle caratteristiche enunciate dal testo, come nel caso di Ranulph Higden o di Giraldo di Barri (7). Si spiega così l'attribuzione del nome di Gothia o Gotia all'intera Europa del Nord, o la menzione di terre che riconducono alla geografia fantastica, come quella delle Amazzoni o dei Cinocefali i cui nomi compaiono generalmente in connessione con la Scizia. Attribuendo il nome di Gothia alla fascia di territorio che si estende dal nord della Tracia e della Macedonia sino all'oceano, l'autore del Mappamondo di Albi contribuisce per di più a trasferite alcuni popoli dell’Europa orientale, come gli Sciti, i Sarmati e gli stessi Goti, a quella settentrionale.

Il rapporto di dipendenza che lega la cartografia alla letteratura si inverte nel XIII secolo; grazie ai nuovi contributi che ha potuto raccogliere, il disegnatore di planisferi può entrare in possesso di più corrette e aggiornate conoscenze rispetto a quelle di cui dispone il cronista o il cosmografo o il compilatore di trattati enciclopedici; egli è dunque ora in grado di ricorrere anche a indicazioni topografiche e di distanza più accurate. Queste nuove carte non riescono però a svincolarsi del tutto dalla tradizione libresca, dato che vengono completate e illustrate con la consueta iconografia. In certi casi il rapporto che lega la letteratura alla cartografia addirittura si interrompe e vengono prodotte carte per uso pratico, essenzialmente la navigazione, che per assolvere allo scopo per cui sono state concepite non possono essere più dipendenti da una sorpassata tradizione letteraria. Resta comunque un forte vincolo concettuale: la cultura libresca, si pensi a Cristoforo Colombo egli stesso cartografo e chiosatore di cosmografie, è pur sempre il retroterra al quale si risale ancora all'inizio delle esplorazioni oceaniche. Una nuova padronanza tecnica permette però di ridisegnare l'orbis e al tempo stesso di rappresentarne i confini quali essi veramente sono e non quali dovrebbero essere secondo le Scritture e il magistero dei Padri della Chiesa o dei teologi.

 Sotto l'aspetto più propriamente tecnico si intravede una rivoluzione concettuale, tanto che il poter ridisegnare un mappamondo senza più collocare al suo centro Gerusalemme e nell'estremità orientale il paradiso terrestre o senza più conferirgli la forma a T, se non addirittura quella del Corpus Christi, rappresenta uno dei progressi intellettuali più importanti verificatisi nel corso dell'evo medio. E' però necessario che il cartografo tenga presente il gusto del committente, come il compilatore di enciclopedie non può prescindere da quello dei lettori; di conseguenza i mappamondi devono continuare a contenere gli elementi descrittivi tradizionali, nonché le legende che rappresentano l'aspetto maggiormente dipendente dalla tradizione letteraria. Divenuti autentiche opere d'arte, i planisferi contribuiscono anch'essi a diffondere l'immagine, nel senso più completo del termine, del mondo settentrionale.

Pur potendosi constatare un innegabile progresso della cartografia italiana e catalana trecentesca rispetto a opere come la cosiddetta Carta Beatus del 776, nella quale compare la semplice menzione della Scada insula, collocata all'altezza del polo boreale (8), esso non fu comunque tale da cambiare radicalmente l'aspetto della raffigurazione cartografica della Scandinavia. In ogni caso i margini settentrionali del continente cominciano a essere disegnati in modo meno schematico e, a partire dalla carta di Heinrich di Mainz (1110) , per continuare con quella cosiddetta di Hereford (9) e quella tedesca chiamata di Ebstorf (fine del XIII secolo ) (10), forse tutte derivate da un medesimo archetipo, si distinguono chiaramente la Scandinavia e la Norvegia che però sono così rozzamente delineate da lasciarci il dubbio se abbiano una configurazione insulare o invece peninsulare.

Nelle carte di questo tipo alcuni toponimi di tradizione tolemaica tornano ad affiorare, corrotti però in forme piuttosto lontane dall'originale. La tradizione della tipologia tolemaica è infatti ancora dominante per quanto riguarda il nord Europa. Poiché essa non può essere cancellata, è necessario conservare i riferimenti che vi compaiono. Si verifica cioè nella cartografia il medesimo fenomeno di rispetto dell' auctor, tipico dei testi letterari. Si comprende così la sopravvivenza del nome Thyle, come a esempio nella carta Cottoniana ( circa 992 ), forse opera di un cartografo inglese, che purtuttavia rappresenta un progresso rispetto alla tradizione tolemaica, o nel mappamondo di Hereford (11), nome che non indica più un'isola reale del nord Atlantico, ma semplicemente una riminiscenza della tradizione geografica. Ugualmente si può registrare la trasmissione del nome riferito agli Scridefinnas, i quali, secondo l'autore della Carta Cottoniana, abitano la parte occidentale di un'isola situata parallelamente alle coste della Scithia, identificata però con l'Islanda. Essa assume una forma allungata con andamento est-ovest e si trova a nord della Dacia e Gothia a nordest delle isole britanniche. Secondo Halldór Hermansson l'iscrizione del nome degli Scritifinni mostra come l'autore avesse confuso l'Islanda con la parte settentrionale della Finlandia o della Scandinavia (12).

Anche la cartografia di origine inglese, citiamo ad esempio la carta unita allo Psalterio londinese della seconda metà del Duecento (13), nel quale compare la Norwegia, o la carta unita a un manoscritto dell'opera enciclopedica di Lambertus Floridus (circa 1120 ), non comporta un radicale mutamento nella rappresentazione dell'Europa settentrionale, che si riscontra invece nei portolani.

Carte nautiche sono sempre esistite, ma esse comunemente non interessavano che un orizzonte mediterraneo e non il nord Europa. I primi veri e propri portolani furono concepiti in Italia tra la seconda metà del Duecento e gli inizi del Trecento (14). Essi non contribuiscono però direttamente a migliorare la conoscenza delle coste settentrionali, ma l'innovazione tecnica su cui sono basati, a cominciare dal diverso orientamento del nord, è premessa necessaria per la fioritura avvenuta nella seconda metà del Quattrocento, il secolo della scoperta cartografica dei paesi nordeuropei (15).

A partire dal 1330 o 1340 al contributo italiano si unisce quello dei catalani, o più precisamente dei maiorchini, le cui carte riprendono comunque il modello italiano, ma ciò non toglie che in alcune di esse, come nel famoso Atlante catalano della Biblioteca Nazionale di Parigi, si trovino contributi interessanti per una precisazione dell'immagine del Nord nell'area culturale ispano-catalana. Le legende relative al Nord sono comunque basate sulla tradizione letteraria occidentale e ripetono gli stessi stereotipi, anche in conseguenza della loro necessaria sinteticità.

La priorità nel campo del rinnovamento cartografico spetta in ogni caso agli italiani, i quali seppero trarre vantaggio dalle innovazioni tecniche a loro volta trasmesse dagli arabi. E' dunque probabile che la cartografia musulmana abbia portato un contributo, seppur indiretto, al progresso italiano, basti ricordare al-Idrisi e le sue carte che contenevano anche una descrizione del nord Europa. La qualità della cartografia araba non fu però mai pari a quella raggiunta in Occidente.

Il contributo italiano

Il contributo dei cartografi italiani allo sviluppo di questa scienza è stato fondamentale, in particolare quando, tra la seconda metà del XIII secolo e gli inizi del XIV, si trattò di mettere a frutto le nuove conoscenze tecniche e quelle che erano derivate dalle esperienze dirette di mercanti, viaggiatori, pellegrini e missionari. Nell'ambito della cultura trecentesca e quattrocentesca la cartografia occupa del resto un posto di tutto rilievo (16). nei monasteri, soprattutto camaldolesi, operavano scriptores e miniatores che trasformavano le proprie creazioni in autentiche opere d'arte, magari lasciandosi talora trasportare dalla fantasia in fatto di iconografia teratologica, come sul piano della finzione letteraria ci ha ricordato Umberto Eco nel Nome della rosa. I planisferi andavano a ornare le corti signorili italiane o i palazzi ducali di Venezia, città particolarmente ricca di collezioni di carte da navegar, di isolari e di portolani; archivio insostituibile di informazione tecnica e documentaria per i cultori della cartografia europea fino a tutto il Cinquecento.

Agli italiani, forse ai genovesi, va attribuito anche il merito di aver creato quel nuovo tipo di strumento pratico che è il portolano (17). Per quanto riguarda la rappresentazione dell'area baltico-scandinava il progresso segnato da queste carte è relativo, dato che l'esperienza diretta era limitata in conseguenza del blocco anseatico. Le informazioni necessarie alla loro stesura venivano perciò raccolte probabilmente nei porti del mare del Nord, soprattutto in quelli tedeschi. I progressi compiuti furono, sotto questo profilo, costanti a partire dalla Carta Pisana (circa 1300), il cui orizzonte non si estende comunque oltre le coste fiamminghe e dell'Inghilterra meridionale.

Pochi anni più tardi, tra il 1306 e il 1310, inizia l'attività di Giovanni da Carignano (morto nel 1344), "presbyter Johannes rector marci de portu janue". Egli raffigura il Baltico come una lunga insenatura orientata da est a ovest ed è da alcuni studiosi ritenuto essere il primo che abbia conferito alla Scandinavia una configurazione peninsulare (18). E' però da notarsi che la Scandinavia è disegnata al di fuori del reticolato formato dai lossodromi, le linee cioè che uniscono due punti della superficie marina o terrestre intersecando i meridiani secondo lo stesso angolo; l'orientamento sulla base della latitudine e della longitudine era infatti sconosciuto ai disegnatori di queste carte. Tale innovazione fu introdotta invece nei portolani italiani e catalani. Con l'inserimento della Scandinavia al di fuori del reticolo dei lossodromi Giovanni da Carignano intende dunque rappresentarla senza pretendere di conferirle una configurazione basata su più circostanziate informazioni, in altre parole egli la esclude dalla carta nautica vera e propria.

Per quanto riguarda la rappresentazione dell'Inghilterra e delle isole del nord Atlantico si può riscontrare una probabile influenza della Carta Cottoniana e forse anche di quella idrisiana, il che conferma come Giovanni da Carignano non fosse dipendente dalla sola tradizione marinaresca. Lo stesso si può dire a proposito della Scandinavia, la quale assume una forma che ci ricorda quella assunta nella carta idrisiana. Quella di Giovanni da Carignano non è del resto una vera e propria carta marina (19). Il suo autore, uomo di Chiesa, aveva infatti inserito accanto a toponimi familiari solo ai navigatori altri provenienti dalla tradizione cartografica tolemaica. Una delle parti più interessanti della sua carta è proprio quella riguardante il Baltico dato che i nomi di località vi sono indicati sotto una forma abbastanza accurata, dettaglio senza dubbio di notevole importanza se consideriamo che, a causa del monopolio anseatico, la marineria italiana non poteva avere familiarità diretta con le coste baltiche. Ciò spiega non solo la relativa rozzezza delle rappresentazioni trecentesche delle rive del mar Baltico, ma anche la scarsezza e l'imprecisione dei nomi di luogo a partire dall'estuario della Schelda, oltre il quale le repubbliche marinare non potevano mantenere contatti regolari. Quanto più verso nord il cartografo cercava di sviluppare i limiti della carta che stava disegnando, tanto più i toponimi di cui disponeva diventavano di scarso affidamento o mancavano del tutto. L'accuratezza con la quale viene da parte sua descritta la costa del mar Nero è invece spiegabile se teniamo presente che essa era ben conosciuta grazie all'esperienza diretta di genovesi e veneziani.

Tornando ai toponimi baltici indicati da Giovanni, ricordiamo che alcuni di essi appartengono alla Norvegia, altri alla Svezia. Tra questi ultimi ci interessa Scarsa, Skara sulla sponda del lago Vänern; si tratta cioè dello stesso lago di Scarse menzionato da Fazio degli Uberti (nato ai primi del 1300-1367), autore del Dittamondo, descrizionein versi del mondo conosciuto. Tra Norvegia e Suetia è iscritto anche il nome Finonia, che Nansen ritiene essere identificabile con il Finmark o la Finlandia, aporia spiegabile in base alla considerazione che ambedue le terre erano comprese nell'orizzonte possibile sia della cartografia italiana che della tradizione letteraria. Il nome Finonia, come quelli di altri toponimi baltici, può essere stato trovato da Giovanni in carte redatte in epoca precedente e a noi non pervenute, oppure era giunto in Italia, forse a Genova dove egli operò, grazie all'esperienza maturata dalla marineria italiana lungo la rotta che portava ai porti dell'Inghilterra, Fiandre e Germania del Nord. Oppure, suggeriamo, andrebbe fatto risalire a una fonte letteraria e questo in considerazione della forma latina Finonia. Pur non essendo definibile con esattezza la posizione della Finonia citata da Giovanni da Carignano rispetto alla Norvegia e alla Svezia, non è da escludersi, anzi, ci sembra probabile, che essa si debba collocare nel Baltico; in tal caso l'identificazione con la Finlandia avrebbe un fondamento. Prima di accettare questa attribuzione dobbiamo però prendere in considerazione ancora una possibilità.

E' necessario ritornare a Fazio degli Uberti e alla sua menzione di un'isola chiamata Finema, probabilmente la stessa che Silvestri chiama Finesia. Finema è probabilmente da identificarsi con l'isola danese di Fyn, Fionia in lingua italiana. Ha fondamento l'ipotesi che Finonia, Finema e Finesia indichino la stessa "isola"? A questo quesito non riteniamo si possa rispondere con certezza ma non si deve comunque escludere che da un originale corretto si sia passati a trascrizioni erronee. E' necessario inoltre prendere in considerazione un'altra possibilità, e che cioè, data l'assonanaza esistente tra il termine Finonia e il nome latino dell'isola di Fyn, Fionia, passato poi all'italiano (20), i toponimi si siano per così dire sovrapposti e il nome della Finlandia sia stato per tale motivo attribuito all'isola danese dai cartografi e, nel caso specifico, da Giovanni da Carignano. Non è infine da scartarsi l'eventualità che fin dall'inizio, cioè a partire dallo stesso Giovanni da Carignano, per Finonia debba essere intesa soltanto l'isola di Fyn/Fionia.

Se è vero, come sostiene Nansen, che il cartografo genovese attinse anche a fonti letterarie, non dimentichiamo che egli era un uomo di Chiesa, non sarebbe da escludersi l'identificazione di Finonia con la Finlandia, anche se è difficile determinare a quale fonte Giovanni da Carignano poté rifarsi per familiarizzarsi con il nome della Finlandia sotto la forma Finonia e non Findia, o Finnia o Finlandia come esso compare nei documenti medievali soprattutto di origine ecclesiastica. Se invece accettiamo l'ipotesi che Giovanni da Carignano abbia sfruttato principalmente itinerari marittimi noti agli italiani, la conoscenza della Finlandia diventa assai improbabile, dato che il disegno del margine orientale della carta da lui concepita è estremamente rozzo e semplicemente abbozzato, segno che l'autore doveva basarsi piuttosto su di una assunzione teorica che su di una testimonianza documentata.

Pietro Visconte

Genovesi, veneziani, ma anche anconetani, raccolgono dunque nelle proprie carte i risultati di un notevole lavoro informativo, abbandonando gli Itineraria in favore di più aggiornate fonti. Per quanto riguarda il nord Europa, i già importanti progressi individuabili nella Carta Pisana e soprattutto in quella di Giovanni da Carignano, diventano ancora più sensibili nella produzione del genovese Pietro Visconte (Petrus Vesconte). La prima carta da lui disegnata, probabilmente a Genova nel 1311, comprende la parte orientale del Mediterraneo. Nel 1313 completò un Atlante di sei carte dedicato all'intero bacino mediterraneo e alle coste atlantiche dell'Europa. Altri quattro atlanti simili al primo furono elaborati negli anni successivi (sino al 1321) nel periodo della permanenza a Venezia, dove egli operò negli ultimi anni della sua vita contribuendo a fondare una scuola cartografica che ebbe numerosi continuatori. L’Atlante nautico di Pietro Visconte, il più antico che ci sia pervenuto, fece compiere alla cartografia un progresso fondamentale sia nel campo tecnico che nella raccolta di nuove informazioni topografiche permettendo così una migliore conoscenza delle coste del mar Nero, dell'Inghilterra e delle vicine isole grazie alla sua carta del 1318.

Il nome di Visconte è strettamente legato a quello di Marin Sanudo (nato attorno al 1270 e morto tra il 1343-1350), avendo disegnato le carte che ne accompagnano il Liber secretorum fidelium crucis, scritto tra il 1318 e il 1321, di cui esistono varie versioni, uno studio riguardante gli stati del Vicino Oriente rimasti sotto il controllo musulmano (21). I dieci mappamondi disegnati direttamente da Pietro Visconte o sulla base del suo materiale cartografico sono stati classificati da Kyösti Julku in quattro gruppi. Al primo appartengono le carte conservate nella Biblioteca Vaticana risalenti attorno al 1320; in esse la Scandinavia è rappresentata inizialmente con una forma insulare che però in seguito tenderà a trasformarsi in rappresentazione peninsulare. Nel secondo gruppo sono comprese le carte disegnate nel periodo 1320-1329 e una copia posteriore. In esse la Fennoscandia è tratteggiata come una penisola e vi compaiono nuovi toponimi, quali Finlandia e Alandia (le Åland, secondo Julku) e alcuni etnici, tra cui troviamo Kareli infideles.

Il terzo gruppo è costituito dai fogli disegnati attorno al 1330 o poco dopo. Qui la Fennoscandia assume una forma schematica a foglia, pur conservando inalterati i propri elementi caratteristici. L'ultimo gruppo consiste di due carte comprese nella Chronologia magna e nella Satyrica historia di Paolino Veneto vescovo di Pozzuoli (morto nel 1344), rappresentanti versioni modificate dell'originale visconteo (1334-1339).

La topografia scandinava contenuta in queste carte è stata esaminata da Kyösti Julku, che ha incentrato la propria ricerca sulla Finlandia. Troviamo dunque la menzione di località della Norvegia (Noruega), della Svezia (Suetia), della Danimarca (Dacia) e di terre baltiche (Liuonia e Estonia). Se il riconoscimento del reale orientamento della Fennoscandia e del Baltico è ancora imperfetto, tanto da farci supporre l'esistenza di una tradizione cartografica che da Idrisi giunge, tramite Giovanni da Carignano, fino a Pietro Visconte, la presenza d'altra parte di toponimi nuovi, seppur varianti da gruppo a gruppo di carte, attesta il considerevole progresso compiuto nella conoscenza del nord Europa grazie a questo contributo italiano.

Per quanto riguarda la Finlandia, è di decisiva importanza la comparsa del suo nome a partire dalla carta conosciuta come esemplare Bodleiano, unita alla prima redazione del Liber di Marin Sanudo, datata 1321-1324. Oltre a Scannia, Gocia, Suetia, Noruegia, si leggono i nomi di Finlandia e Alandia che occupano la parte superiore della penisola scandinava, là dove l'istmo che la unisce al continente si salda approssimativamente all'altezza della Norvegia. All'altro estremo dell'istmo si legge: Kareli infideles. Considerando che l'orientamento corretto sarebbe quello est-ovest e non viceversa come indicato da Visconte, la Finlandia e i Kareli verrebbero a trovarsi nella parte nordorientale del Baltico. Questo giustifica l'asserzione di Julku secondo il quale la Finlandia è ora comparsa per la prima volta nella storia della cartografia sotto una rappresentazione corretta (22).

Nelle versioni posteriori alla Bodleiana il nome della Finlandia si corrompe in Finlatia e la sua collocazione risulta spostata rispetto alla Svezia, mentre la Alandia diviene Alania. Nella prima delle due carte attribuite a Paolino Veneto questi nomi invece non compaiono più, mentre resta quello riferito ai Careliani. Nella seconda carta dello stesso Paolino Veneto, databile 1334-1339, si trova Linlandia; il nome Alandia è invece scomparso. Secondo Julku, Paolino Veneto non dipende che in parte da Visconte/ Sanudo e la sua raffigurazione della Scandinavia e del Baltico si basa su informazioni che questi non possedevano. Anche dal punto di vista testuale si riscontrano delle differenze; mentre nel Liber secretorum Sanudo non cita la Finlandia, Paolino scrive: "...a parteque septentrionis ad occasum iuxta oceanum sunt kareli infiteles...". A questo passo fa seguito un altro in cui si citano Silandia, Nouregia, Scania e Gocia. Secondo Julku, la Silandia di Paolino Veneto sarebbe una forma corrotta per Finlandia. A nostro parere invece, venendo citata per prima, seguendo quindi un ordine geografico da sud verso nord/nord-est, si tratta dell’isola danese di Själland.

Marin Sanudo

Le carte disegnate da Pietro Visconte e Paolino Veneto sono unite a varie versioni del Liber secretorum di Marin Sanudo detto il Vecchio, che lo scrisse nella prima versione tra il 1306 e il 1321. Questo legame tra cartografia e letteratura è una indicazione preziosa di come la saldatura tra due diversi tipi di conoscenza geografica si possa realizzare. Il Liber secretorum costituisce dunque la più felice sintesi che sia stata realizzata nel tardo medioevo, sempre nel campo della geografia settentrionale, tra interessi politici, religiosi e culturali. Nell'economia complessiva del Liber secretorum i riferimenti alla Scandinavia rivestono comunque un'importanza secondaria e mancano menzioni alla Finlandia. Il testo del Liber pubblicato da Bongars dimostra peraltro come Sanudo non conosca la Scandinavia e il Baltico altrettanto bene del suo cartografo. Marin Sanudo cita dunque una insula Scandinaria (23), ma la sua conoscenza dell'area scandinava non farà molti progressi negli anni che seguono la stesura dell'opera. In realtà i riferimenti all'area baltica contenuti nell'opera di Marin Sanudo sono funzionali rispetto allo scopo generale del Liber secretorum che non è quello di lasciare una descrizione geografica ma di stimolare l' interesse della cristianità occidentale e della sua guida nei confronti del rinato spirito di lotta agli infedeli. Ciò comunque non toglie che l'opera di Sanudo/Visconte non sia basata su di un accorto lavoro di documentazione. Alla sua formulazione concorrono infatti la tradizione tolemaica, la topografia dei portolani, come le informazioni raccolte dal veneziano in occasione dei suoi viaggi. Sanudo, pu non citandoli espressamente, deve ovviamente tener presenti gli auctores, è dunque verosimile che sia ricorso a Isidoro di Siviglia, Orosio e Rabano Mauro. Paolino Veneto è invece più esplicito riguardo alle fonti letterarie cui attinge per scrivere le proprie legende. Tra queste troviamo le opere di Pomponio Mela, Isidoro, Solino, Orosio, Beda, Gervasio di Tilbury e Onorio di Autun. In nessuna di esse erano però contenuti riferimenti up to date alla Fennoscandia. E' comunque importante questo costante riferimento alla tradizione letteraria, a dimostrazione di come ancora alle soglie dell'età nuova l'immagine del Settentrione corrispondesse a quella che ne era stata data dagli scrittori dei secoli precedenti. Troviamo così un evidente riferimento alla leggenda alto-medievale della vagina nationum là dove si menzionano i longobardi provenienti de Insula Scandinaria, che ci suggerisce la conoscenza della Historia Langobardorum di Paolo Diacono.

Non è da escludersi l'ipotesi che Sanudo si sia servito anche di quanto scritto da Adamo da Brema per poter tracciare l'andamento delle coste baltiche nella ricostruzione cartografica che accompagna il Liber. Marin Sanudo, aristocratico laudator dell'ideale crociato ma pur sempre veneziano (e a maggior ragione lo stesso dicasi di Pietro Visconte), ha però presente anche la solida cultura toponomastica propria dei mercanti, ricca per certe aree, come il mar Nero, ma piuttosto povera a proposito delle coste tedesco-orientali e poverissima per quelle scandinave e del Baltico nordorientale. La qualità dell'informazione che sta alla base del Liber secretorum risulta ancora più evidente se consideriamo che una parte di essa derivò dall'esperienza personale di Sanudo, il quale visitò alcuni dei paesi rivieraschi del Mediterraneo e fu nel vicino Oriente. Il veneziano compì inoltre un viaggio che lo portò sulle coste tedesche del mare del Nord e del Baltico; egli ebbe così l'occasione di visitare alcuni dei porti anseatici. Fu dunque nello Holstein e percorse le sponde sudoccidentali del Baltico facendo sosta ad Amburgo, Lubecca, Wismar, Rostock, Greifswald e Stettino. L'anno del viaggio è da collocarsi attorno al 1321; in quest'epoca le terre baltiche orientali sono ancora agitate dalle lotte combattute tra le potenze cristiane e i pagani. Sanudo dovette venirne a conoscenza e certamente non siamo lontani dal vero se asseriamo che per lui fu naturale inserire questa esperienza personale nel più ampio orizzonte della crociata contro gli infedeli che rappresenta il punto centrale della sua attività pubblica.

L'ideale della crociata era tornato di attualità dopo la caduta di San Giovanni d'Acri nel 1291; nel 1306 Marin Sanudo comincia a scrivere le Conditiones Terrae Sanctae, in cui elabora una strategia anti-islamica sia sul piano economico che militare. Nel 1309 presentò l'opera a Clemente V, egli stesso assertore della necessità della guerra santa. Tra il 1312 e il 1321 rielaborò il testo aggiungendo altri due libri e quattro carte geografiche che sotto il titolo di Opus Terrae Sanctae offrì in due esemplari a Giovanni XXII nel settembre 1321 mentre questi si trovava ad Avignone. Tra il 1321 e il 1323 Sanudo procedette a una nuova redazione, nota come Liber secretorum fidelium Crucis; l'opera non raggiunse però una forma definitiva, infatti i mss. variano tra loro in misura piuttosto rilevante. Tra il 1323 e il 1337 Marin Sanudo inviò copie del Liber a sovrani e altri governanti d`Europa, sempre nella speranza di veder attuare quella crociata che a suo giudizio avrebbe risollevato le sorti della cristianità occidentale e della sua patria, Venezia, che già sentiva avvicinarsi la minaccia turca. Nel quadro di questa iniziativa, cui Sanudo dedicò la propria vita, devono essere dunque letti i riferimenti fatti alla Scandinavia, che sono da mettersi quindi in relazione con un interesse di tipo contingente di tipo “politico” (oggisi direbbe “geopolitico”) piuttosto che geografico, ritenendo il veneziano che nelle terre baltiche e scandinave si potessero arruolare equipaggi per le navi impegnate nella crociata.

Dalle città della Germania settentrionale, che sono quelle da lui personalmente visitate, si può dunque a suo parere trarre una leva bonae gentis. Lo stesso è possibile fare nei regni di Danimarca, Svezia e Norvegia, paesi di grande tradizione marinaresca, i cui abitanti sono per di più induriti dall' asprezza del clima. L'intento di rivalutare il mondo settentrionale agli occhi delle più alte autorità religiose e civili dell'Occidente è evidente; nel giudizio di Sanudo gli uomini del Settentrione sono infatti particolarmente adatti a battersi, data la loro natura bellicosa, in difesa della cristianità. La conseguenza dell'influenza climatica sull'indole umana è qui vista come un fattore positivo e non più come manifestazione di sterile crudeltà o bellicosità. Diciamo “sterile" perché ora questa stessa natura guerresca che una volta aveva minacciato l’Occidente cristiano può essere ora messa al servizio degli interessi occidentali.

Non soltanto gli abitanti del Nord Europa vengono rivalutati sotto tale luce, ma anche la qualità intrinseca della loro terra è sottolineata, infatti nel Baltico si trovano "multae bonae Insulae, bene habitatae" (24). Questa rivalutazione del mondo settentrionale europeo non ci è nuova, la si riscontra in Adamo da Brema come in Bartolomeo Anglico. I motivi che ne stanno alla base sono gli stessi: anche Sanudo intende recuperare alla società cristiano-occidentale le energie, le risorse e la potenza militare di quei nordici che si sono armonizzati con gli interessi dell'Occidente. Il recupero di queste popolazioni, particolarmente importante per la cultura italiana che ancora basava su antichi pregiudizi di origine classica la propria visione del Settentrione, non riguarda però tutti gli abitanti del nord Europa. La menzione fatta nelle carte che accompagnano il Liber dei Kareli infideles ricorda come esistessero ancora genti che costituivano una alterità rispetto alla società difesa e rappresentata da Sanudo.

Come si è detto, i Kareli (o Karelli) sono collocati all'estremità dell'istmo che unisce la Scandinavia al continente (25) e a nordest di essi troviamo i Ruteni scismatici. I careliani vengono cioè a occupare il tratto settentrionale della frontiera che divide il mondo cattolico-romano da quello ortodosso. L'attributo di infideles ci ricorda per di più quello di pagani conferito ai Letovii, un popolo situato da Visconte immediatamente a est dell'Estonia e della Livonia. L'inserimento dei careliani nella carta è certamente dovuto all'iniziativa di Sanudo, conclusione che ci sembra ovvia proprio considerando la caratterizzazione di infideles attribuita loro. Essa è dunque da ricondursi allo scopo generale cui tende il Liber, che è di delineare una comune strategia rivolta appunto contro gli infedeli, qualifica che evidentemente non si applica solo ai popoli dell'Islam, ma anche a quelli del Baltico. Con ciò, beninteso, non intendiamo sostenere che Sanudo intendesse farsi propagandista anche della crociata baltica, ma è probabile che egli abbia delineato una sorta di parallelismo tra la situazione del Baltico nordorientale, le cui regioni erano minacciate dagli "scismatici infedeli", e quella del Mediterraneo, investito dalla minaccia musulmana. Su tale sfondo storico è inserita dunque anche a giudizio di Julku la menzione dei careliani, la cui caratterizzazione come infideles fa supporre che le informazioni relative alla Finlandia cui Sanudo ebbe accesso debbano essere ricondotte alle conseguenze del conflitto che si era temporaneamente concluso con la pace di Pähkinäsaari del 1323.

Se del resto ripercorriamo la cronologia delle guerre combattute per il dominium maris Balthici ci rendiamo conto di come tali conflitti fossero ancora in atto all'epoca del viaggio di Sanudo nella Germania nordorientale. Sono però le carte, meglio ancora del testo scritto prima del 1321, anno in cui fu consegnato al pontefice, a recepire con maggiore chiarezza questa realtà politica sintetizzandola nell'attributo conferito ai careliani. In conclusione, la rappresentazione della Finlandia lasciataci da Sanudo/ Visconte / Paolino Veneto ci riconferma che agli occhi della società occidentale il paese di Suomi era diviso dalla frontiera, comunque non ancora ufficialmente tracciata, che separava la parte della Finlandia soggetta all'influenza cattolico-svedese dalla Carelia orientale di influenza russo-ortodossa.

Angelo Dalorto

All'opera di rinnovamento cartografico attuata nella prima metà del XIV secolo contribuisce anche un altro italiano, si tratta di Angelo (o Angellino) Dalorto (o Dell'Orto) , la cui carta "ha il merito di costituire addirittura il capostipite della produzione cartografica peculiare del rimanente secolo XIV e del successivo" (26). La parte riguardante il Baltico contenuta nell'atlante disegnato da questo genovese mentre si trovava ancora in patria, non ci sono infatti dubbi che esso si basi su modelli della tradizione cartografica italiana, rappresenta un ulteriore passo avanti rispetto alla produzione di Visconte e Paolino Veneto, sia per quanto riguarda i nomi di località, sia per la più precisa raffigurazione della parte orientale del Baltico (27). Il suo portolano risale al 1325 (o al 1330); secondo Nansen i toponimi riportati da Dalorto dimostrano un rapporto se non di dipendenza per lo meno di conoscenza nei confronti di Giovanni da Carignano e di Marin Sanudo/ Visconte. Il genovese non si limita però a imitare tali modelli, anzi, perfeziona i contorni dell'Inghilterra e dell'Irlanda e fornisce una rappresentazione meno fantasiosa della penisola scandinava dimostrando di conoscere con una certa accuratezza la Norvegia in particolare, infatti ne arricchisce la topografia di nuovi nomi di città e regioni, alcuni dei quali potrebbero essere stati derivati dalla tradizione geografico-letteraria di origine nordica, del tipo recepito nei Gesta Danorum di Saxo Grammatico e nella Historia Norvegiae. Altri riferimenti contenuti nelle legende, sempre a proposito della Norvegia, potrebbero in vece farci supporre una dipendenza da Bartolomeo Anglico e dai suoi compendiatori.

Dalorto presta particolare attenzione alle isole del nord Atlantico, troviamo così l' insula ornaya, le Orcadi, e più a sud Sialand, che non può avere alcuna connessione con la Silandia di Paolino Veneto in quanto la sua posizione, come indicata nella carta da Dalorto, la fa identificare con una delle Shetland, il cui nome compare nelle carte medievali anche come Sialanda / Stillanda/ Sillan (28). In una posizione molto ravvicinata alla costa scozzese troviamo la Insula tille; questa non è la sola isola " fantastica " indicata da Dalorto, infatti a occidente dell'Irlanda egli disegna la Insula de montonis siue de brazile, una delle tante terre felici delle leggende celtico-irlandesi.

Tornando alla Finlandia, un altro toponimo che non può essere messo in relazione con essa è quello di Alolandia che nella carta di Dalorto è attribuito sia alla Norvegia settentrionale che a quella meridionale. Dalorto dunque non menziona il paese di Suomi, e questo è uno degli aspetti più limitanti della sua rappresentazione nordica. La raffigurazione che ci lascia del Baltico è perciò incompleta, dato che non compaiono né il golfo di Botnia né quello di Finlandia, mentre sono invece riconoscibili le isole di Gotland e di Öland.

Al nome di Angelo Dalorto viene spesso associato quello di Angelino Dulcert (o Dulcet o Angelino Dolceti o Dulceri), infatti la maggior parte degli studiosi moderni ritiene che si tratti in realtà della medesima persona. Dalorto si sarebbe cioè trasferito da Genova a Maiorca dove elaborò un nuovo atlante, del quale si apprezza soprattutto l'accurata rappresentazione del Mediterraneo e del Mar Nero (29). In questa carta del 1339 la Scandinavia è rappresentata chiaramente come una penisola; la Norvegia assume però una forma esageratamente allungata ed è schematizzata tanto da farla assomigliare piuttosto a un rettangolo. Con particolare rilievo sono indicate le montagne che la circondano (30).

Rispetto alla parte settentrionale dell'Europa come era stata disegnata nei planisferi di Sanudo/ Visconte e Paolino Veneto quello che porta il nome di Dulcert contiene un maggior numero di toponimi, tanto da risultare, per quanto riguarda il Baltico, il documento più accurato che ci abbia lasciato la cartografia medievale. Questi nomi di località baltiche sono stati trascritti da Nordenskiöld (31); grazie a essi possiamo meglio valutare il grado di dipendenza di Fazio degli Uberti dalla carta dulcertiana in riferimento al passo del Dittamondo dedicato alla descrizione delle isole baltiche (32). In esso vengono elencati il lago di Scarse e le isole di Lite, Edia, Silia nigra, Sanso, Finema e i fiumi di Vetur, Chitan e Nu. Il lago di Scarse menzionato da Fazio corrisponde nella carta di Dulcert al lacus scarse (il lago Vänern, in Svezia); Lite a liter (Nordenskiöld non si pronuncia sulla sua identificazione), Eria è l'omonima di Dulcert (l'isola baltica di Aerö), Silia nigra invece non trova un suo diretto corrispondente. Lo stesso dicasi per Sanso e Finema; quest'ultima potrebbe essere però identificata con la Finonja di Dulcert, e cioè Fyn/ Fionia secondo Nordenskiöld che comunque segue l'opinione espressa da E. Dahlgren in questo come negli altri casi. Per quanto riguarda i fiumi, Vetur del Dittamondo corrisponde al fluvius vettur di Dulcert (il Vättern), Chitan non ha un corrispondente altrettanto trasparente, ma dovrebbe comunque trattarsi del flumen Etham, sulla cui identità Nordenskiöld non si pronuncia. In Nu è invece da riconoscersi il Flumen Nu, cioè la Neva.

Questa comparazione tra il testo del Dittamondo e le località indicate da Dulcert ci porta a una ovvia conclusione, e che cioè la fonte cartografica di cui Fazio si servì per orientarsi nel suo poetico viaggio baltico è da riconoscersi proprio in Dalorto/Dulcert. La non totale corrispondenza tra la topografia di Fazio con quella della carta di Dalorto del 1325/ 1330 e con quella di Dulcert del 1339 è facilmente spiegabile tenendo presente la non sempre facile lettura dei nomi che potevano dunque variare da esemplare a esemplare della carta in questione. L'aderenza alla toponomastica indicata da Dalorto/Dulcert ci conferma l'accuratezza del lavoro di documentazione su cui Fazio degli Uberti basò la sua descrizione del nord Europa e anche la modernità delle sue fonti dato che il Dittamondo fu scritto tra il 1345 e il 1367.

Dobbiamo prendere in considerazione ancora un toponimo indicato da Dulcert. Si tratta di quel turon iscritto sulla costa orientale del Baltico a meridione (in ordine progressivo da nord a sud) della Neva, Riga, Lituania, Curlandia e Vistola e a nord del Frisches Haff e di Danzica (33). In conseguenza di tale collocazione E. Dahlgren (34) la identifica con la città di Thorn (l'odierna Torun) (35). Questa Turon ha interessato in particolar modo chi ha creduto di identificare in essa la città di Turku e il suo territorio, ipotesi senza fondamento, basata sull'identificazione tra Turon e un toponimo del tipo Turonmaa (Turunmaa, in finnico moderno).

Tirando le somme della conoscenza cartografica riferita al Settentrione dobbiamo sottolineare come gli atlanti di Dalorto/Dulcert stabiliscano, unitamente a quelli di Sanudo/Visconte, una tradizione che diventerà condizionante negli anni seguenti. Questi atlanti furono talmente importanti da venire copiati o imitati fino a tutto il XV secolo; poche e trascurabili furono quindi le innovazioni introdotte a livello toponomastico e iconografico dai creatori di più tardi portolani. Esistono però alcune, interessanti eccezioni. In un portolano databile attorno al 1350 e conservato a Modena (36). la raffigurazione del Settentrione non si discosta sostanzialmente dalle precedenti, eccetto che per alcuni dettagli riguardanti principalmente l'Islanda, frazionata in otto isole e collocata all'estremo margine nordorientale della carta che rispetta la struttura base dei planisferi detti a T. Il Baltico ha lo stesso andamento lineare della tradizione cartografica italiana; lo Jutland è delineato con una certa accuratezza, mentre la penisola scandinava è più rozzamente disegnata. La Norvegia ha ancora la forma rettangolare conferitale da Dalorto/Dulcert e nell'estremo nord, in corrispondenza di quello che possiamo considerare il mar Glaciale Artico, compare la scritta Mare putritum congelatum, definizione che accomuna la tradizione classica a quella dei miti di origine araba che avevano narrato dell'esistenza di un mare putrido, così definito appunto perché cosparso della poltiglia di ghiacci che si stavano sciogliendo nella stagione in cui poteva essere navigato.

Sempre alla metà del XIV secolo risale la carta nautica di origine catalana conservata nella Biblioteca Nazionale di Firenze (37). Anche in essa l'Islanda è frammentata in più isole probabilmente perché confusa con altre del nord Atlantico o in conseguenza della tradizione cartografica tolemaica. La legenda riferentesi all'aspetto fisico degli Islandesi ci fa invece supporre l'esistenza di un rapporto di dipendenza da Bartolomeo Anglico (o da chi lo aveva ripreso). Lo stesso si può dire anche a proposito della Norvegia, paese ricco di pesce e di cristalli. Per quanto riguarda il Baltico, è invece evidente la dipendenza del modello Dalorto/Dulcert. Non sappiamo se questo portolano sia stato consultato da Fazio degli Uberti, in ogni caso l'ambiente cartografico fiorentino attorno alla metà del Trecento rappresenta già un centro di prim'ordine, infatti fu in questa città che cominciarono a essere ristudiate verso l'inizio del Quattrocento le carte tolemaiche, grazie soprattutto a Palla Strozzi. Ancora a Firenze ci riconduce il cosiddetto Atlante Mediceo (o Laurenziano-Gaddiano) del 1351, di probabile origine genovese, conservato presso la Biblioteca Laurenziana di Firenze (38). Mentre il Mediterraneo e il mar Nero vi sono disegnati con la oramai consueta accuratezza, il Baltico continua a conservare l'orientamento est-ovest. La rappresentazione della Scandinavia, esageratamente ravvicinata alle isole britanniche, sembra riportarci soprattutto a Giovanni da Carignano, mentre la toponomastica è debitrice anche nei confronti di Dalorto /Dulcert. Ricompaiono i nomi di Alolanda e Sillant; quest'ultima isola è ancora una volta identificabile con una delle Shetland.

All'opera di Dalorto/ Dulcert si ispira anche il veneziano Francesco Pizzigani (o Pizigano) in un portolano del 1367 (39). Costui era però più un copista di carte che un creatore originale (40). E' infine possibile che il fratello Domenico abbia collaborato con Marin Sanudo nell'elaborare una carta della Siria datata 1350.

Il contributo di questi creatori di atlanti, portolani e planisferi è importante anche in considerazione del rapporto che li lega alla letteratura. La maggioranza delle carte di cui abbiamo trattato recepisce infatti, nelle legende che le accompagnano e nella toponomastica cui fanno ricorso, elementi di tradizione letteraria, svolgendo contemporaneamente la funzione di rendere edotti poeti e cronisti riguardo alla geografia settentrionale (41), anche se le notizie sufficientemente up to date che queste carte contenevano non vengono sempre sfruttate sul piano della elaborazione letteraria.

Dell'intera area baltica è però proprio la Finlandia a rappresentare la parte meno familiare alla cultura italiana come a quella occidentale in generale. Il ritardo non verrà facilmente colmato, infatti ancora nel 1562, ma è soltanto un esempio, nella carta del mare del Nord e del Baltico disegnata a Venezia da Giovanni Francesco Camocio, immediatamente a sud di Varsinais-Suomi si legge Finmarchiae scopuli (42). Ciò vuol dire che il cartografo è al corrente del pericolo rappresentato dagli scogli e dalle secche dell'arcipelago di Turku, ma non del fatto che il nome del paese è Finlandia e non Finmarchia, che è il nome dato alla Lapponia in svedese e norvegese. L'acquisizione di una conoscenza delle coste meridionali della Finlandia nelle carte marine risale peraltro soltanto al 1541 (43).

Se da un canto, a partire dalla carta di Claudio Clavo del 1427, la toponomastica finlandese si arricchisce di nuovi nomi, dall'altro resta viva la tradizione cartografica tolemaica, già riaffiorata, per quanto riguarda la Finlandia, nel XIII secolo con la menzione dei Phinni riportata nella carta che accompagna un ms. della Geografia di Tolomeo (44).

Come dunque vediamo, la mostra di Helsinki inizia cronologicamente là dove termina la tradizione medievale, un passaggio fondamentale nella storia della conoscenza della Finlandia nella cultura europea.

NOTE

1 Il presente studio riprende quanto da noi pubblicato in Conoscenza e immagine della Finlandia e del Settentrione nella cultura classico-medievale, Turku 1988. Una documentata sintesi della storia della cartografia greca e romana si trova in A.E. NORDENSKIÖLD, Periplus. Utkast till sjökortens och sjöböckernas äldsta historia, Stockholm 1897, pp. 1-5 e in I. KEJLBO, Historisk Kartografi, København 1972, pp. 11-13.

2 Della Tabula Peutingeriana abbiamo una copia risalente alla metà del XIII secolo; l'originale fu probabilmente disegnato attorno alla metà del III secolo d. C. Essa prende il nome da Konrad Peutinger (1465-1547) che la studiò.

3 G. FERRO- I. CARACI, Ai confini dell'orizzonte. Storia delle esplorazioni e della geografia, Milano 1979, p. 143; v. anche R. LISTER, Antique maps and their cartographers, London 1970, pp. 16-18 e A.H. ROBINSON, Early Thematic Mapping in the History of Cartography, Chicago and London 1982, pp. 1-15.

4 E. POGNON, Cosmology and Cartography, in: Unveiling the Arctic, L. Rey edi­tor, The University of Calgary, (Leiden), 1984, pp. 337-339. Per una definizione generale della storia della cartografia fino al XIV secolo v. L. BAGROW, History of Cartography. Revised and enlarged by R.A. Skelton, London 1964, pp. 32-61.

5 Sulla raffigurazione cartografica dell'Islanda nel medioevo v. H. SIGURDSSON, Kortasaga Islands, Reykjavik 1971, pp. 23-46 e, sempre dello stesso studioso, Some Landmarks in Icelandic Cartography down to the End of the Sixteenth Century, Unveiling the Arctic, pp. 389-391.

6 “I mercanti, i comandanti delle navi certamente non erano degli studiosi, non elaboravano dotti saggi intorno ai paesi percorsi e ai porti raggiunti, ma le loro note intorno alle merci da scambiare, la indicazione delle strade, delle distanze, il rilevamento dei venti, delle piogge rappresentano delle tessere, spicciole e apparentemente trascurabili, ma assolutamente indispensabili per un ampliamento ulteriore della conoscenza della superficie terrestre e per la elaborazione organica e ragionata della descrizione e della immagine cartografica della medesima” (E. BEVILACQUA, Geografi e cosmografi , in: Dal primo Quattrocento al Concilio di Trento, a cura di G. Arnaldi-M. Pastore Stocchi, Storia della cultura veneta, Vicenza 1980; II, 356).

7 Il mappamondo di Ranulph Higden è riprodotto in F. NANSEN, In Northern Mists. Arctic Exploration in Early Times, tr. ing, London 1911, ed. anastatica Westport 1970, voll. 2; II, p. 189. In esso la Scandinavia è situata nelle prossimità del mar Nero e confina con il paese delle Amazzoni. A nord si trova la Gothia, da identificarsi forse con la Svezia. Appare anche Witland (o Wineland) dove vive una gens ydolatra; non si può escludere che si tratti di una corruzione del nome Winlandia, ma in questo campo le ipotesi paleografiche devono essere avanzate con estrema cautela. La parte relativa al nord Europa della carta di Giraldo di Barri è pubblicata da G. CARACI, Nascita della cartografia britannica, L'Universo, 44, 2-3, 1964, p. 282; in essa la Yslandia è disegnata a nord dell'Irlanda. La penisola scandinava è rappresentata in modo molto schematico e comprende la Norvegia e la Dacia, cioè la Danimarca e la Svezia meridionale.

8 Sulle carte che discendono da quella disegnata dal monaco benedettino spagnolo Beatus di Valcavado e la menzione delle terre settentrionali v. J.A. LEAKE, The Geats, pp. 74-75. Di essa non possediamo l'originale, ma solo più tarde copie (v. la riproduzione in A.E. NORDENSKIÖLD, Periplus. Utkast till sjökortens och sjöböckernas äldsta historia, Stockholm 1897, p. 11. La carta era stata concepita da Beatus come integrazione ai suoi Commentaria in Apocalypsin, v. BAGROW, History of Cartography cit., p. 47).

9 Il planisfero di Hereford fu eseguito in Inghilterra tra il 1280-1300 da Richard di Haldingham; esso prende il nome dalla cattedrale di Hereford in Inghilterra dove è conservato. La riproduzione della parte settentrionale è pubblicata da A. SPEKKE, The Baltic Sea in Ancient Maps, Stockholm 1961; tav. III, e da CARACI, Nascita della cartografia cit., p. 283. Per una consultazione dell'intera carta v. NORDENSKIÖLD, Periplus cit., p. 15.

10 K. MILLER, Mappaemundi. Die ältesten Weltkarten, Stuttgart 1895-1898; V, p. 26 e BAGROW, History of Cartography cit., tav. E.

11 L'isola di Ultima Tile si trova a nord di Island; sotto lo stesso nome era già stata raffigurata nella carta Beatus. Sull’immagine di Thule nella cultura occidentale vedi L.G. DE ANNA, Thule. Le fonti e le tradizioni, Rimini 1998. Seconda edizione 2017.

12 H. HERMANNSSON, The Carto­graphy of Iceland, Islandica, 21, 1931, p. 4, in nota.

13 MILLER, Mappaemundi cit.; III, pp. 37-43.

14 Gli studiosi moderni non concordano sulla data d'inizio della tradizione portolana, v. KEJLBO, Historisk Kartografi cit., p. 34. Frequentemente si fa riferimento alla Carta Pisana disegnata intorno anteriormente al 1291 come a uno dei primi documenti conosciuti, v. la riproduzione in P. CAMPODONICO, La Marineria Genovese dal Medioevo all’Unità d’Italia, Milano 1991, p. 38.

15 ”I portolani descrittivi, che consistono in codici, rappresentano minutamente lo sviluppo costiero, con i suoi punti focali, i porti, di cui indicano i fondali, i pericoli che vi si annidavano e i venti più favorevoli all’entrata e all’uscita; vi sono, poi, riportate le distanze da luogo a luogo” (F. MELIS, Documenti per la storia economica dei secoli XIII-XVI, Firenze 1972, p. 124.

16 Sulle caratteristiche della cartografia trecentesca vedi R. BARRON, Antiche carte geografiche, tr. it., Torriana (FO) 1989, pp. 3-4.

17 Sulla cartografia Genovese vedi CAMPODONICO cit., pp. 37-39.

18 Vedi R.V. TOOLEY- C. BRICKER, A History of Cartography, London 1969, p. 54. Data l'incompletezza del disegno questa configurazione peninsulare non risulta essere però inequivocabile, v. K. JULKU, Suomen tulo maailman kartalle, Faravid , 1, 1977, p. 9. Questo studio è di importanza fondamentale per quanto riguarda il tema della rappresentazione cartografica italiana dell'area baltica e della Finlandia in particolare.

19 Sulle caratteristiche culturali della cartografia di Giovanni da Carignano vedi M. CASTELNOVI, La cartografia nell’età di Giovanni da Carignano: una proposta didattica, in: Miscellanea di storia delle esplorazioni, 37, 2012, pp. 22-27.

20 La forma latina Fionia per indicare Fyn è ad esempio attestata in Saxo Grammatico (Saxonis Grammatici Gesta Danorum, edd. J.Olrik- H. Raeder, Havniae 1931-1935, voll. 2; Praefatio; II, 3) .

21 Per la riproduzione della parte riguardante la Fennoscandia e il Baltico di questa carta di Pietro Visconte, v. JULKU, Suomen tulo cit., che riporta le diverse versioni della carta che accompagna il testo di Sanudo (op. cit., pp. 21; 23; 27-28; 30-31; 33-34 e 36 ) . Sul rapporto tra Visconte e Sanudo, vedi BEVILACQUA cit., pp. 357-359.

22 JULKU, op. cit., p. 27.

23 MARINI SANUTI Gesta Dei per Francos...Liber Secre­torum fidelium crucis super Terrae Sanctae recuperatione et conservatione...edidit J. Bongars, Hanoviae 1611, voll. 2; II, pp. 50 e 72.

24 Op. cit., II, p. 287; legenda De insulis minoribus.

25 I Kareli infideles sono menzionati anche nella legenda della carta di Paolino Veneto (per il testo originale v. JUKLU op. cit., p. 37 )

26 CARACI, Nascita della cartografia cit., p. 293.

27 Per una valutazione globale delle conoscenze di cui si poteva disporre a quest'epoca in Italia v. V. BELLIO, Alcune osservazioni sulla cartografia medievale del Mar Baltico, estratto dalla Rivista Geografica Italiana, 14, 1907, pp. 3-29.

28 NANSEN op. cit., II, pp. 219 e 227-228. Vedi anche SIGURDSSON, Kortasaga cit., p. 258, soprattutto per quanto riguarda una possibile identificazione con l'Islanda.

29 Una riproduzione della carta di Dalorto del 1339 si trova in G. CARACI, Italiani e Catalani nella primitiva cartografia nautica medievale, Memorie Geografiche dell'Istituto di Sc. Geogr. e Cartogr. Facoltà di Magistero, V, Roma 1959; NORDENSKIÖLD, Facsimile-Atlas cit., pp. 3 e 47: Periplus cit., tav. VIII. Su Dulcert v. la bibliografia indicata da F. SURDICH, Gli esploratori genovesi del periodo medievale, Miscellanea di storia delle esplorazioni, Genova 1978, voll. 3; p. 70, in nota.

30 Nella carta di Dulcert compare anche una Insula stilland, da identificarsi, data la posizione che occupa, con una delle Shetland. La menzione di tale isola ricorre, sempre in produzioni cartografiche, ancora alla fine del XV secolo, sotto il nome di Stillanda o Estilanda il quale potrebbe però indicare a sua volta l'Islanda (SIGURDSSON, Some Landmarks cit., p. 391).

31 Facsimile-Atlas cit., pp. 53-54, sulla base di E. Dahlgren; questi nomi di località riguardano la Norvegia (si tratta di sei toponimi) , la Svezia (diciannove) , le coste sudorientali del Baltico (ventuno) , la Danimarca, lo Schleswig e lo Holstein ( nove ) e le isole baltiche (undici) .

32 Dittamondo; IV, 12, vv. 46-57.

33 La menzione di turon è accompagnata dalla raffigurazione di una fortezza.

34 La trascrizione dei nomi di queste località secondo l'interpretazione di Dahlgren è pubblicata da NORDENSKIÖLD, Facsimile-Atlas cit., p. 54.

35 La moderna Torun si trova in realtà sulle rive del Drweca/ Drewenz, un affluente della Vistola, quindi abbastanza lontano dalla costa. Essa svolse un ruolo economico-strategico importante a partire dal 1233, anno in cui venne fondata dall'Ordine Teutonico sul luogo dove sorgeva un piccolo forte costruito nel 1231 dai Cavalieri tedeschi. Thorn divenne presto un importante centro mercantile e continuò anche negli anni seguenti a costituire uno dei punti di forza cristiani nella lotta condotta contro i Prussiani.

36 Per questo portolano v. F.L. PULLÉ- M. LONGHENA, Illustrazione del Mappamondo Catalano della Biblioteca Estense di Modena, Atti del Congresso Geografico Italiano, Venezia 1908; II, pp. 341-397.

37 La riproduzione è pubblicata da NANSEN op. cit., II, pp. 232-233.

38 V. NORDENSKIÖLD, Periplus cit., pp. 21 e 58 e la relativa riproduzione.

39 Il mappamondo, alla cui elaborazione partecipò probabilmente anche Domenico, fratello di Francesco, è conservato presso la Biblioteca Palatina di Parma. Sulle sue caratteristiche v. NORDENSKIÖLD, Periplus cit., p. 58.

40 Sulla parte di questa carta che riguarda il nord Europa v. M. LONGHENA, Il mare del Nord ed il mar Baltico nelle carte dei Pizigano ( 1367 e 1373 ) e del Bechario ( 1435 ) , Atti del VI Congresso Geografico Italiano, Venezia 1908; II, pp. 398-408.

41 Julku ricorda che nell'esemplare parigino del testo di Paolino Veneto (Biblioteca Nazionale, ms. lat. 4939, f. 9) si riscontrano a margine alcune annotazioni scritte da Giovanni Boccaccio che comunque non riguardano la Scandinavia. Esse in ogni caso attestano la cultura geografica e l'opera di documentazione cui il Fiorentino ricorse. Lo stesso Boccaccio, nelle sue note al Teseida, descrivendo l'itinerario marittimo che da Atene porta al mar Nero, conclude : "Sì come manifestamente appare sopra la carta da navicare..." (G. BOCCACCIO, Teseida, in: Tutte le opere di Giovanni Boccaccio. A cura di V. Branca, II, Verona 1964; I, nota alla strofa 40 ) . Boccaccio tenne dunque presente l'esperienza cartografica maturata in Italia non soltanto nella compilazione delle opere di erudizione geografica come il De montibus ma anche per quelle di carattere poetico.

42 La riproduzione di questa carta si trova in NORDENSKIÖLD, Facsimile-Atlas cit., p. 45.

43 Vedi P. NYBERG, Finlands kuster i 1600- talets kartografi, Miscellanea Bibliographica, I, Helsingfors 1925, p. 89.

44 La riproduzione della carta si trova in A.E. NORDENSKIÖLD Om bröderna Zenos resor och de äldsta kartor öfver Norden, in A.E. NORDENSKIÖLD, Studier och forskningar, Stockholm 1883-1884, p. 25. Questo documento della cartografia duecentesca presenta aspetti interessanti in quanto i Phinni sono collocati nel paese dei Vendi, là dove si trovano i Venedici montes. Si tratta cioè dei Finni della regione della Vistola di cui aveva scritto Tolomeo. Sono invece scomparsi i Finni arktoi che non compaiono più tra i popoli che occupano la Scandia proprie dicta come è indicata dall'autore di questa carta.

Mappa con Scandinavia e Finlandia nella Cosmographia Universalis di Sebastian Munster, München 1550

(Cartina del titolo: John Speed, Europe, London 1626)

 

Dai confini dell'impero.62 / La Rondine - 22.9.2017

 

 

Eventi

  • 100 anni di foto
  • City Wonders: Helsinki
  • Corde, pizzichi e carezze...
  • Caravaggio & Co: Verybello!

Luci e ombre, vizi e virtù della Finlandia. Una storia fotografica al Museo Nazionale

In Finlandia proseguono le celebrazioni del centenario dell'indipendenza, e le iniziative per ricordare e valorizzare la storia culturale del Paese sono numerose. Una mostra fotografica presso il Museo Nazionale di Helsinki, Finlandia pubblica e segreta, apre una finestra su alcuni eventi non proprio accattivanti - ma storicamente significativi - che hanno dato forma al paese durante il secolo scorso.

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Al Museo della fotografia di Helsinki sono presentate opere di Lorenzo Servi (alias SerraGlia), un architetto italiano formatosi a Firenze che lavora a Helsinki nello studio Lumart dove si occupa di progettazione visuale, cioè fornisce ai clienti idee e mezzi per illustrare concetti, progetti, prodotti. Le fotografie sono esposte nello spazio “Progetto” al piano terra del Museo nella Kaapelitehdas.

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Mercoledì 4 ottobre alle ore 19:00, a Roma, Villa Lante al Gianicolo, due giovani ed affermati talenti nel campo della ricerca della musica antica, la clavicembalista finlandese Marianna Henriksson e il tiorbista italiano Simone Vallerotonda, propongono una selezione di alcune delle più interessanti toccate e danze italiane di celebri compositori del XVII secolo.

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Viviamo, è noto, l'epoca delle “scoperte” caravaggesche: le ossa, i celebri (e dubbi) “100 disegni mai visti” invece pare noti, la seconda Giuditta dipinta a Napoli nel 1607, forse copia di un originale mai pervenuto. Responsabilità dei media, oltre che degli storici dell’arte, ma anche dell’industria delle mostre, cui serve qualcosa da lanciare sul mercato per attirare un pubblico abituato agli effetti speciali della televisione e del mondo digitale. Una cosa è certa: Caravaggio tira sempre. Una conferma a Helsinki, Museo Sinebrychoff.

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Informazioni

 La Rondine riparte nel luglio 2017 in una veste nuova, ma con 15 anni di servizio: abbiamo iniziato nel lontano 2002, all'epoca Corinna Mologni, da noi intervistata, cantava all'Opera Nazionale di Helsinki nella Rondine di Puccini. Ci sembrò di buon augurio. Da allora tanti collaboratori si sono succeduti, molti sono migrati nuovamente, qualcuno fa di meglio. A tutti un grazie per un servizio informativo prestato volontariamente, per il piacere di farlo.

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Testi

  • Il "Kalevala" e la poesia popolare finlandese
  • Romanzo storico finlandese
  • Profilo di letteratura finlandese

Un corso universitario di letteratura finlandese dedicato alla tradizione del "Kalevala" e delle varie forme di Poesia popolare finlandese, quella epica, quella lirica. Il corso è stato tenuto all'Università di Firenze dalla professoressa Viola Parente-Čapkova nell'Anno Accademico 2001/2002. Ne riproduciamo la trascrizione col permesso dell'Autrice, docente di letteratura finlandese nelle università di Praga e Turku, certi che rappresenti una solida introduzione alla materia per studiosi e studenti di letteratura finlandese e di storia delle tradizioni popolari.

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È stata pubblicata di recente la IX Appendice dell'Enciclopedia italiana Treccani, che contiene, tra le molte altre cose, anche l’aggiornamento della voce relativa alla Letteratura finlandese, scritta dalla nostra collaboratrice Viola Parente-Čapková. Abbiamo chiesto a Viola di farci avere, tratta da quel suo contributo, una scheda su una delle tendenze più marcate della produzione finlandese più recente, il genere del Romanzo storico.

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Dalle origini al Novecento

L’importanza della letteratura orale - Se parliamo di letteratura finlandese nel senso di letteratura della Finlandia, bisogna evidenziarne il carattere multilingue e multiculturale. Ai primi testi letterari scritti in latino (successivi all’arrivo ufficiale del Cristianesimo nel XII secolo), seguirono quelli in svedese (soprattutto quando, nel XVII secolo, fu fondata l'Accademia, vale a dire l’Università di Turku / Åbo). Dalla fine del XIX secolo, il finlandese divenne gradualmente la lingua di maggior diffusione nel paese e a partire dal XX secolo, principalmente dalla seconda metà, troviamo anche la letteratura in lingua sami; negli ultimi decenni, durante i quali la Finlandia si è maggiormente aperta al mondo, riscontriamo letterature in altre lingue minoritarie, sebbene di diffusione limitata.

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Video

  • Sofi Oksanen

Intervista a Sofi Oksanen prima della pubblicazione del suo romanzo "La purga" in italiano.

La intervistiamo in luoghi di Helsinki da lei frequentati, a cominciare dal quartiere in cui vive, il Kallio.

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FIN • ITA

  • Le nuove norme europee per le controversie di modesta entità. Anche di natura ‘turistica’

    È entrato in vigore il Regolamento (UE) n. 2015/2421 adottato dal Parlamento Europeo e dal Consiglio per semplificare ed ampliare l’ambito di applicazione del Procedimento europeo per le controversie di modesta entità. Era l’anno 2009 quando veniva istituita questa nuova possibilità di accesso alla giustizia per i cittadini e le imprese europee. Leggi tutto
  • Grimaldi: per Finnlines un bilancio semestrale a gonfie vele

    In occasione della pubblicazione del bilancio semestrale gennaio-giugno 2017 della società finlandese Finnlines, facente capo al gruppo Gimaldi, il presidente ed amministratore delegato Emanuele Grimaldi ha commentato soddisfatto che “Il sostenuto primo trimestre del 2017 è stato seguito da un secondo trimestre altrettanto forte. Il risultato del periodo di gennaio-giugno 2017 è migliorato di circa il 16% ed ammmonta a 35,4 (30,5) milioni di euro, rappresentando il miglior risultato del primo semestre nella storia di Finnlines. Leggi tutto
  • Finnair utilizza l’energia solare per conservare le merci deperibili

    Il nuovo centro COOL Nordic Cargo Hub della compagnia di bandiera finlandese Finnair all'aeroporto di Helsinki-Vantaa utilizzerà l'energia solare prodotta da 1200 pannelli installati sul tetto dell'edificio. Ciascuno dei pannelli installati può produrre fino a 260 W di energia per un livello annuale di produzione stimato pari a circa 265 MWh / a. L'energia solare prodotta presso l'impianto di carico rappresenterà oltre il 10% del consumo energetico annuo dell'edificio. Leggi tutto
  • Prima visita in Finlandia del neo presidente IFAD Gilbert F. Houngbo

    Il presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), Gilbert F. Houngbo, ha compiuto una visita in Finlandia la scorsa settimana per incontrare i rappresentanti dei ministeri degli affari esteri e delle finanze per discutere sull’ impegno condiviso finalizzato a sostenere le persone più povere e emarginate nel mondo. Leggi tutto
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