itinerari culturali tra Italia e Finlandia 

La cultura finlandese

 

Nel periodo tra le due guerre, nel contesto della cultura popolare urbana entra in scena la CINEMATOGRAFIA, che ora può essere caratterizzata come un momento di intensa mescolanza di correnti nazionali ed estere. Negli anni ‘20, grazie alla prosperità e principalmente a causa dell'espansione della radio e della cosiddetta "febbre del grammofono" si impone e si instaura la musica popolare. Il primo cinema fu aperto ad Helsinki già nel 1904 e nei primi due decenni del XX secolo vengono prodotte in Finlandia le prime opere con temi tipicamente finlandesi, quale, ad esempio, la produzione illegale di alcol; a questo periodo risalgono anche i primi adattamenti dei classici finlandesi (Minna Canth, Aleksis Kivi). Con l'avvento dei film sonori si evidenziano le due principali linee di sviluppo di questo mezzo: da un lato, il cinema svolge la funzione di divertimento popolare, dall'altro serve la propaganda nazionalista e politica. Come in precedenza l'arte figurativa, anche il cinema modifica la sua rappresentazione visiva dell'immagine del paesaggio finlandese, che il pubblico crea collettivamente. In innumerevoli film finlandesi, il bosco appare come simbolo del modo di vita tradizionale, del rifugio in seno alla natura come anche del suo sfruttamento; fiumi e rapide sono gli sfondi preferiti delle storie sulla vita degli zatterieri, ma allo stesso tempo anche un simbolo del percorso dalla romantica natura incontaminata alle aree popolate.

Negli anni ‘30 la Finlandia ottiene il primo premio Nobel per la letteratura; tradizionalmente si specula sui retroscena politici per l’assegnazione del premio in questione. Il prescelto nel 1939 fu Frans Eemil Sillanpää con il romanzo "Giovane la morte" (Nuorena nukkunut, 1931), con il quale ritorna, tra l’altro anche al tema della guerra civile. La visione del mondo "biologico-panteistica" di Sillanpää, caratterizzata dalla concezione dell'uomo come parte integrante dell'universo e dell’eterno ciclo della vita, contrasta con quella delle autrici degli anni ‘30 e ‘40, nelle cui opere troviamo un’interessante tensione tra l’influenza ritardata della psicoanalisi freudiana (presagita negli anni ‘20 nell’opera di Aino Kallas, 1878-1956, che trasse ispirazione anche dalla storia e dalla mitologia estone - ad esempio, "La sposa del lupo", Sudenmorsian, 1928) e la consapevolezza del loro corpo e la sensazione di dover trattare delle questioni attuali delle donne, le quali andavano sempre più emancipandosi (Elsa Soini, 1893-1952, Iris Uurto, 1905-1994, Helvi Hämäläinen, 1907-1998).             

La seconda guerra mondiale, in Finlandia concepita come successione delle guerre di "inverno" e di "continuazione", in termini di arte significò una drastica interruzione della promettente atmosfera di fine anni ‘30. Durante la guerra d’inverno, la maggioranza degli scrittori e artisti mobilitò l’intero arsenale di puntelli patriottici (un esempio può essere anche in questo caso Mika Waltari), mentre la rappresentazione della guerra di continuazione significò per molti imbarazzo e delusione. Come nel caso della guerra civile, anche per i due conflitti con l'Unione sovietica, assistiamo alla reazione degli artisti sia nell’immediato che dopo intervalli di tempo più o meno lunghi.

La reazione immediata fu piuttosto indiretta, come, di nuovo, nel caso di Mika Waltari e della sua opera più importante, il romanzo "Sinuhe l’egiziano" (Sinuhe egyptiläinen 1945), che esprimeva lo scetticismo dell’autore e l’avvertimento per ideologie e utopie di ogni genere; questo libro, che sicuramente non soddisfò la critica letteraria finlandese di sinistra, lo rese famoso in tutto il mondo e gli procurò l’acclamazione soprattutto nei paesi del blocco sovietico, che stavano sperimentando la realizzazione di una di queste utopie sulla propria pelle. Una rappresentazione canonizzata della guerra dal punto di vista del soldato finlandese divenne quella offerta dal romanzo (1954) dell’autore di sinistra Väinö Linna (1920-1992), "Il milite ignoto" (Tuntematon sotilas), che racconta la "guerra di continuazione" dal punto di vista dei mitraglieri di prima linea. Quest’opera istituì la tradizione di un nuovo approccio alla rappresentazione della guerra in letteratura, e gli eroi di Linna gradualmente diventarono moderni prototipi degli ordinari, semplici Finlandesi, paragonabili per popolarità agli “uomini dei boschi” di Aleksis Kivi. Un punto di vista eterodosso della storia finlandese (ad esempio sugli eventi della guerra civile del 1918 dal punto di vista dei rossi) e delle tecniche narrative tradizionalmente realiste è anche sintomatico per la trilogia di Linna "Qui, sotto la stella polare" (Täällä Pohjantähden alla, 1959-1962). L’assurdità degli eventi bellici fu raffigurata con una buona dose di umorismo nero e grottesco nella loro opere di Veijo Meri (1928), ad esempio nella novella "La corda di Manila", Manillaköysi, 1957. Meri è un altro analista della storia finlandese che però, allo stesso tempo, cercò di venire a patti con le tendenze quali il Surrealismo, che fino ad allora erano apparse nella letteratura finlandese solo in minima parte.                   

Il CINEMA è il medium che forse riflesse più intensamente il conflitto bellico. Nell’ambito della propaganda patriottica, già a partire dal 1939 vengono prodotte opere con l’obiettivo di unificare la nazione contro un nemico comune. La guerra fu fonte di intrattenimento leggero, che però aveva il compito di rafforzare il rapporto positivo dei Finlandesi con l'esercito - ne sono prova le farse di ambientamento militare degli anni ’30 e ‘50, la cui tradizione è viva anche nel cinema finlandese contemporaneo. Al periodo bellico risalgono, però, anche i film d’evasione, il più popolare dei quali fu quello del regista Toivo Särkkä (1890-1975) "Il valzer del vagabondo" (Kulkurin valssi, 1941), che celebra la già consolidata tradizione del cinema finlandese di libertà nella natura idilliaca e dell'amore puro che ignora le barriere di classe e gli altri ostacoli. Il primo film più ambizioso fu quello girato da Edvin Laine (1905-1989) nel 1955, basato sul “Milite ignoto” di Linna.

Il regolamento di conti con il recente passato e lo sforzo per l’intensa ricostruzione nazionale del dopoguerra sono compensati dai momenti di evasione offerti dalla cultura, soprattutto popolare. Negli anni ‘50 si registra il culmine dell’ondata di popolarità della musica da ballo al ritmo del tango; una versione lenta di questa danza, molto diversa dai temperamentali modelli sudamericani, scaturì in Finlandia già a partire dai primi decenni del XX secolo. Dopo la guerra, poi, si diffuse come contrappunto alla musica popolare occidentale, che faceva appello soprattutto alle giovani generazioni; il “tango finlandese” conserva tuttora la sua sorprendente popolarità, come dimostra, tra l'altro, il Festival annuale del Tango a Seinäjoki.                  

Gli autori che fanno il loro ingresso sulla scena degli anni '50 appartengono a una generazione la cui prima giovinezza fu segnata dalla guerra, e sono proprio loro a formare il nucleo del cosiddetto Modernismo finlandese, già abbozzato nel periodo tra le due guerre nell’opera del poeta Aaro Hellaakoski (1893-1952) e del romanziere Volter Kilpi (1874-1939). Il modernismo rappresenta uno dei fenomeni più importanti della letteratura finlandese del XX secolo, con il quale la poesia finnofona, ed in seguito anche la prosa, pareggia i conti con le tendenze presenti nella letteratura svedofona della Finlandia sin dai tempi di Edith Södergran. La reazione agli eventi bellici degli autori interessati al Modernismo è piuttosto indiretta, ed origina dalla totale disillusione postbellica della civiltà occidentale, puntando su un uso disumanizzato ed alienato della lingua; il modello straniero di maggior impatto fu, in questo caso, l’Imagismo anglosassone. Nelle sue opere, la poetessa Eeva-Liisa Manner (1921-1995) mette in contrasto il "disordine logico" del pensiero razionalista unilateralmente occidentale con "l’ordine magico" del mondo dei miti, della musica, della poesia e della fantasia dei bambini. Paavo Haavikko (1931-2008), versatile autore dell’opera più influente del Modernismo finlandese del dopoguerra, la raccolta il "Palazzo d'Inverno" (Talvipalatsi, 1959), si interessa alla lingua come strumento di politica e potere nel passato e nel presente; attraverso questo approccio scettico al linguaggio, Haavikko è l’autore della citazione "la lingua è la mia unica patria", da cui origina la definitiva liberazione della letteratura finlandese dall’enfasi nazionalista. Haavikko è anche, allo stesso tempo, l'autore che nella Finlandia del dopoguerra sviluppò con maggior successo la tradizione ispirata al Kalevala; a questo proposito possiamo almeno citare la sua "Età del ferro" (Rauta-aika, 1982), che servì come base per l’omonima produzione televisiva in quattro puntate premiata al Festival del cinema di Venezia. Al successo del progetto, oltre ad Haavikko contribuirono il regista Kalle Holmberg (1939) e il compositore Aulis Sallinen (1935). Per quel che riguarda la prosa, l’approccio modernista è applicato principalmente nei lavori di Marja-Liisa Vartio (1924-1966) e Antti Hyry (1931).

All’elitismo letterario degli anni ‘50 reagì l’arte della decade successiva: il poeta Pentti Saarikoski (1937-1983) parte da presupposti modernisti come gli altri succitati autori ma il suo tentativo di scoprire "cosa davvero accade" (come suggerisce il titolo di una delle sue più importanti raccolte del 1962), lo spinge ad interessarsi a temi sociopolitici. Dopo aver dimostrato di essere in grado di gestire sia la forma di espressione tradizionale che quella modernista, passò ad introdurre nella poesia finlandese il ritmo del linguaggio colloquiale. Le prose semi-autobiografiche di Saarikoski rappresentano una corrente significativa del suo tempo, con i loro toni pamphletistico-confessionali, che dovevano avvicinare più possibile la letteratura alla realtà. Questa corrente fu ugualmente significativa anche in ambito finnosvedese, i cui rappresentanti principali furono in questo periodo soprattutto gli autori radicali di sinistra, per lo più raggruppati intorno alla rivista FBT, molti dei quali in seguito (così come i loro colleghi finnofoni­) svolsero importanti incarici politici: lo scrittore, regista e produttore Jörn Donner (1933) fu poi membro del Parlamento europeo e Console generale finlandese a Los Angeles; il poeta e drammaturgo Claes Andersson (1937), di professione psichiatra, fu Ministro della cultura nella seconda metà degli anni ‘90 del XX secolo. A differenza di questi autori, Christer Kihlman (1930) mantenne una maggiore distanza dall’ideologia marxista, pur condividendo con loro la necessità di affrontare le tradizioni dei circoli borghesi finnosvedesi, tra l’altro discutendo apertamente di temi quali bisessualità e alcolismo. Il modo di vivere nella comunità finnosvedese venne reso in maniera peculiare anche dai famosi libri sui Mumin della pittrice e scrittrice per bambini e adulti Tove Jansson (1914-2001), che, tuttavia, hanno una dimensione umana generale e grazie ai quali la letteratura per l’infanzia riesce ad uscire dalla sua posizione marginale.          

Eventi

  • 100 anni di foto
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Luci e ombre, vizi e virtù della Finlandia. Una storia fotografica al Museo Nazionale

In Finlandia proseguono le celebrazioni del centenario dell'indipendenza, e le iniziative per ricordare e valorizzare la storia culturale del Paese sono numerose. Una mostra fotografica presso il Museo Nazionale di Helsinki, Finlandia pubblica e segreta, apre una finestra su alcuni eventi non proprio accattivanti - ma storicamente significativi - che hanno dato forma al paese durante il secolo scorso.

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SlinCraze

La cittadina di Inari, nella Lapponia finlandese, sulle sponde dell’omonimo grande lago, ospita dal 18 al 20 agosto la 14a edizione del Festival multiculturale “Ijahis Idja”; il nome del Festival, nella lingua Sámi del Nord, vuol dire ‘notte senza notte’. Qui nel mese di agosto il giorno già si accorcia, ma la magia della breve notte artica può ancora essere percepita nella “Ijahis Idja” con il meglio della musica Sámi così come con esempi di musica di altri popoli indigeni di queste zone artiche del mondo.

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Prosegue fino al 17 settembre a Roma la mostra dell’artista finlandese Markku Piri "Vetro & Dipinti. Un finlandese all’Aranciera di Villa Borghese", inaugurata alla presenza dell’Ambasciatore della Finlandia Janne Taalas, dell’artista e della curatrice Ritva Röminger-Czako.

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Informazioni

 La Rondine riparte nel luglio 2017 in una veste nuova, ma con 15 anni di servizio: abbiamo iniziato nel lontano 2002, all'epoca Corinna Mologni, da noi intervistata, cantava all'Opera Nazionale di Helsinki nella Rondine di Puccini. Ci sembrò di buon augurio. Da allora tanti collaboratori si sono succeduti, molti sono migrati nuovamente, qualcuno fa di meglio. A tutti un grazie per un servizio informativo prestato volontariamente, per il piacere di farlo.

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Testi

  • Il "Kalevala" e la poesia popolare finlandese
  • Romanzo storico finlandese
  • Profilo di letteratura finlandese

Un corso universitario di letteratura finlandese dedicato alla tradizione del "Kalevala" e delle varie forme di Poesia popolare finlandese, quella epica, quella lirica. Il corso è stato tenuto all'Università di Firenze dalla professoressa Viola Parente-Čapkova nell'Anno Accademico 2001/2002. Ne riproduciamo la trascrizione col permesso dell'Autrice, docente di letteratura finlandese nelle università di Praga e Turku, certi che rappresenti una solida introduzione alla materia per studiosi e studenti di letteratura finlandese e di storia delle tradizioni popolari.

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È stata pubblicata di recente la IX Appendice dell'Enciclopedia italiana Treccani, che contiene, tra le molte altre cose, anche l’aggiornamento della voce relativa alla Letteratura finlandese, scritta dalla nostra collaboratrice Viola Parente-Čapková. Abbiamo chiesto a Viola di farci avere, tratta da quel suo contributo, una scheda su una delle tendenze più marcate della produzione finlandese più recente, il genere del Romanzo storico.

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L’importanza della letteratura orale - Se parliamo di letteratura finlandese nel senso di letteratura della Finlandia, bisogna evidenziarne il carattere multilingue e multiculturale. Ai primi testi letterari scritti in latino (successivi all’arrivo ufficiale del Cristianesimo nel XII secolo), seguirono quelli in svedese (soprattutto quando, nel XVII secolo, fu fondata l'Accademia, vale a dire l’Università di Turku / Åbo). Dalla fine del XIX secolo, il finlandese divenne gradualmente la lingua di maggior diffusione nel paese e a partire dal XX secolo, principalmente dalla seconda metà, troviamo anche la letteratura in lingua sami; negli ultimi decenni, durante i quali la Finlandia si è maggiormente aperta al mondo, riscontriamo letterature in altre lingue minoritarie, sebbene di diffusione limitata.

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  • Sofi Oksanen

Intervista a Sofi Oksanen prima della pubblicazione del suo romanzo "La purga" in italiano.

La intervistiamo in luoghi di Helsinki da lei frequentati, a cominciare dal quartiere in cui vive, il Kallio.

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