itinerari culturali tra Italia e Finlandia 

La cultura finlandese

Nel corso degli anni ‘90, anche l’opera artistica del già citato Akseli Gallén-Kallela si muove dal Realismo ad una versione originale del Simbolismo e dell’Art Nouveau con elementi decadenti, tratti da lui assorbiti durante i suoi soggiorni a Parigi, che in questo periodo diventa la mecca anche per gli artisti finlandesi. L'entusiasmo per l'idea nazionale e l’interesse per il Kalevala motivarono Gallén a recarsi in Carelia, dove allora sopravvivevano in maniera relativamente intatta le antiche tradizioni popolari e il folklore; fu lì che gli artisti cercarono le radici più pure dell'identità finlandese, incontaminata dalla civiltà occidentale e dall'influenza svedese. Simili pellegrinaggi furono intrapresi, sempre negli anni ‘90, da molti altri artisti, tanto che si iniziò a definire questo interesse romantico-nazionalista per la Carelia, e le opere che ne scaturirono, con il termine "carelianismo", tendenza paragonabile ad altri movimenti etnografici e artistici dell’Europa di fine XIX secolo, quali il Rinascimento celtico, il Romanticismo vichingo-scandinavo o quello bretone. Come apice del periodo neoromantico di Gallén, che traeva ispirazione dalle silografie orientali, dal sintetismo decorativo e dalla stilizzazione ornamentale dell’Art nouveau, sono considerati i dipinti con tematiche kalevaliane "Il ratto del Sampo" (Sammon ryöstö, 1896) e "La madre di Lemminkäinen" (Lemminkäisen äiti, 1897).          

Anche in architettura sorgono opere di stile neoromantico, come la versione distintiva dello stile Liberty finlandese, che sostituì i principi neo-classici, neo-gotici e neo-rinascimentali, predominanti nelle costruzioni della seconda metà del XIX secolo. Punto di svolta dell’architettura neoromantica finlandese fu il Padiglione finlandese all'Esposizione  Universale di Parigi del 1900, dove la presentazione finlandese diventò una questione politica, a causa della situazione particolarmente tesa in Finlandia. Il trio di architetti Herman Gesellius (1873-1950), Armas Lindgren (1874-1929) e Eliel Saarinen (1873-1950) costruì il padiglione finnico in uno stile che ricordava lontanamente le chiese medievali finlandesi. Le pareti del padiglione furono decorate con affreschi su temi kalevaliani di Gallén-Kallela, e i visitatori venivano accolti sulle note della musica di Sibelius. Come le altre arti, anche nel caso dell’architettura neoromantica finlandese si mescolarono tendenze internazionali e risorse locali. Tra queste, vale la pena di ricordare non solo la suddetta ispirazione alle chiese in pietra e ai castelli medievali, ma anche le case di legno careliane con le loro tipiche decorazioni e con i motivi, di sicuro non meno importanti, della flora e della fauna finlandesi.

Gli esempi più evidenti di questo stile ci sono offerti dalle singole residenze degli artisti neoromantici, la più famosa delle quali è senza dubbio la casa dei tre architetti succitati sita a Hvitträsk (1903), non lontano da Helsinki, notevole anche per la sua integrazione organica nella natura circostante, caratteristica principale dell'architettura finlandese del XX secolo. All'interno, l’arredamento testimonia lo straordinario sviluppo del design finlandese, al quale, a fine secolo, contribuì il carelianista di origine svedese conte Louis Sparre (1863-1964), i cui arredamenti si rifanno al movimento inglese "Arts and Crafts". La reputazione del design finlandese fu segnata già all'inizio degli anni ‘70 del XIX secolo dalla fondazione della Scuola di Arti Applicate (oggi Università di Belle Arti e Design) e dal Museo di Belle Arti e Design, un centro espositivo conosciuto a livello internazionale.

I monumenti chiave dell'architettura neoromantica della città di Helsinki sono il Museo Nazionale (Gesellius-Lindgren-Saarinen, 1902), il nuovo edificio del Teatro Nazionale, ribattezzato nello spirito del tempo da Teatro finlandese a Teatro nazionale di Finlandia (Onni Tarjanne, 1902), la cattedrale di Tampere ad opera di Lars Sonck (1907) e la stazione centrale di Eliel Saarinen (realizzata negli anni 1906-1918); l’Art Nouveau finlandese pose il suo sigillo anche su interi quartieri (Eira e Katajanokka).          

Il fatto che Eino Leino fornisse al Neoromanticismo il titolo di “nazionale”, fece sì che quegli artisti e scrittori nelle cui opere l’elemento “nazionale” non era particolarmente in evidenza, venissero tradizionalmente relegati in secondo piano. Questo fu il caso del pittore e grafico Hugo Simberg (1873-1917), autore di opere naif ispirate a racconti popolari, in seguito indicato come uno dei rappresentanti più originali del Simbolismo in Finlandia. Tra le sue opere più importanti vi fu la più che discussa decorazione della cattedrale di Tampere (1906). Allo stesso modo, fino a non molto tempo fa sono state praticamente ignorate le autrici influenzate da Simbolismo e Decadentismo, il cui originale e suo tempo controverso collegamento tra l'estetica decadente e le questioni femminili trovarono spazio solo molto più tardi, come dimostra l’opera di L. Onerva (1882-1972), autrice del più significativo romanzo neoromantico-decadente finlandese Mirdja (1908). Dopo che nel 1901 le donne in Finlandia acquisirono il diritto allo studio universitario senza deroghe (come era stato fino ad allora con la cosiddetta "liberazione dal genere") e, prime in Europa, il diritto di voto (1906), le autrici ebbero la possibilià di esaminare le questioni più fondamentali dell’emancipazione femminile e concentrarsi sui problemi delle donne come personalità creative o sulle questioni della sessualità femminile, della quale fino ad allora si erano occupati soprattutto gli uomini.

Nei primi anni del XX secolo, come contrappunto al carelianismo, fra alcuni artisti e scrittori di lingua svedese inizia a svilupparsi il concetto di identità finnosvedese, la cui iconografia utilizza - in contrasto con il paesaggio dell’entroterra "puramente finlandese" - soprattutto lo scenario costiero dell'arcipelago e delle isole rocciose (ad es. Arvid Morne, 1876-1946).              

Nel complesso, le prime due decadi del XX secolo sono caratterizzate, per quel che riguarda la letteratura, dal già citato “Neorealismo”, la cui antesignana è la romanziera e drammaturga Maria Jotuni (1880-1943), classico dei racconti finlandesi e, dopo Minna Canth, la seconda più importante rappresentante del dramma finlandese, la quale nelle sue opere in modo fortemente ironico (tratto pressocché assente nell’espressione della cultura finlandese) si dedica soprattutto al tema del matrimonio come prostituzione istituzionalizzata. I problemi sociali di questo periodo vengono affrontati anche da Ilmari Kianto (1874-1970) e Joel Lehtonen (1881-1934), i quali nella loro prosa fanno da spietato specchio sia alle classi più alte e agli intellettuali, isolati dalla realtà e prigionieri degli ideali neoromantici di "popolo" e "nazione", sia allo stesso "popolo" e "nazione", che non vivevano affatto in corrispondenza di questi ideali, e nemmeno tentano di farlo (ad esempio la novella di Kianto "Linea rossa", Punainen viiva, 1909, o il romanzo di Lehtonen Putkinotko, 1919-1920).               

Le opere di questi autori sono per molti versi una sorta di presagio della sanguinosa guerra civile della prima metà dell’anno 1918, che inasprì l'entusiasmo per l’acquisizione dell'indipendenza e divise la società finlandese per molti decenni. La letteratura reagì alla guerra civile sia nell’immediato che in seguito, e la parte "nera" come anche quella "rossa" trovarono le loro voci entusiaste. I valori più duraturi sono rappresentati naturalmente da coloro che respingono qualsiasi visione monocolore degli eventi e cercano di penetrare sotto la superficie dell’interpretazione puramente politica. Tali sono, ad esempio, i primi testi di Frans Eemil Sillanpää (1888-1964), come "Santa miseria", Hurskas kurjuus 1919, o i drammi e i racconti dello svedofono Runar Schildt (1888-1925). In Finlandia, la letteratura in lingua svedese esprime in questo periodo la sua maggiore personalità, la poetessa Edith Södergran (1892-1923), antesignana del verso libero e prima modernista radicale dell’intero Nord Europa (la sua prima raccolta "Poesie", Dikter, fu pubblicata nel 1916). Le tendenze artistiche dell’avanguardia europea, la filosofia nietzschiana, e più tardi l'antroposofia e la convinzione delle proprie capacità visionarie di Steiner risaltano nei testi della Södergran, pieni di immagini forti, quasi scioccanti, fuse nell'originale e inquietante testimonianza della "donna nuova" del XX secolo. Södergran spianò la strada al fenomeno del cosiddetto "Modernismo finno-svedese", che negli anni ‘20 cambiò radicalmente il volto della poesia svedofona.                    

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