itinerari culturali tra Italia e Finlandia 

Il "Kalevala" e la poesia popolare finlandese

Ballate. Nella tradizione balto-finnica, vengono descritte e definite in maniera molto generale come poemi o canzoni lirico-epicche, di solito tristi e cupe, con una trama drammatica e spesso un finale tragico.

Come sapete, il dibattito sul luogo di origine della ballata è ancora aperto. Secondo alcuni, le origini della ballata sono da ricercarsi in Italia e nella Francia meridionale, dove è nata come canzone per accompagnare le danze; secondo altri, bisognerebbe puntare verso il nord, verso la Scozia, l’Irlanda. In Finlandia, chiaramente, le ballate arrivano soprattutto dai paesi nordici, ma anche dal sud Europa e perciò, in ambito finlandese, possiamo riscontrare un’influenza delle ballate europee sia settentrionali sia meridionali.

La ballata arrivò in Finlandia nel 13.mo secolo come controparte alla leggenda, come una canzone per danze. Le ballate finlandesi erano per lo più variazioni o persino “traduzioni” dirette di ballate straniere. All’inizio furono adattate al metro kalevaliano e solo in seguito si adottò la loro struttura strofica originale (con il coro), tutte caratteristiche queste della ballata dell’Europa meridionale e occidentale. Le ballate venivano percepite come genere tipicamente ‘femminile’- erano cantate per lo più da donne e trattavano i temi ‘femminili’ dell’amore e della relazione tra i due sessi. Gli studiosi finlandesi di solito disprezzavano le ballate più recenti (specialmente se traduzioni di ballate straniere, e quindi con una struttura non finlandese) perché venivano considerate come estranee alla tradizione poetica finlandese – non corrispondevano alla concezione romantica dei canti popolari, del folclore come qualcosa “puramente” popolare; e solo di recente i ricercatori si sono concentrati anche su queste forme per nulla minori. Le ballate più famose di stile kalevaliano formavano una parte della famosa celebrazione di Pentecoste – i riti di Helka - (in origine un rito pagano della fertilità che si preservò e fu adattato durante il periodo cristiano), che ritornano nell’opera del poeta neoromantico Eino Leino – “I canti di Pentecoste” (“Helkavirsiä).

Nelle zone orientali del paese, le ballate divennero, grazie anche all’influenza russa, canti introduttivi, o riprese, caratterizzate da intere ripetizioni.

Stilisticamente, le ballate (insieme con le legende e i poemi del periodo cristiano) appartengono alla poesia kalevaliana medioevale.

Poemi storici e di guerra e decadenza della poesia del Kalevala. La poesia kalevaliana iniziò a perdere vigore come forma creativa alla fine del Medioevo, quando le influenze straniere iniziarono ad avere un posto sempre di magior rilievo. Tra gli ultimi esempi di epica composta in metro kalevaliano troviamo delle cronache propagandistiche delle guerre tra Russia e Svezia (XVI – XVII secolo) ad opera di poeti finlandesi e careliani, i quali sostenevano, rispettivamente, gli uni gli svedesi e gli altri i russi. Nei canti originari della Finlandia centrale o occidentale, lo zar russo viene descritto come “zampa sanguinosa”, mentre il re svedese è chiamato “il nostro buon re”; nei canti composti nella Carelia russa i ruoli sono invertiti. Queste produzioni, comunque, appartenenti alla tarda poesia kalevaliana, non hanno la qualità poetica e la sensibilità delle opere dei periodi precedenti.

La base per la classificazione dei periodi fino ad ora descritti è sempre il metodo storico-geografico dei folcloristi finlandesi Krohn e Aarne.

Veniamo adesso alla parte lirico-epica della poesia popolare, formata dalle poesie rituali (o quello che ne rimane).

1.2.2. Poesia lirico-epica (rituale)

Molte cantate popolari finlandesi, che possiamo chiamare rituali, perché sono collegate a certe occasioni particolari, hanno un corrispondente nel folclore della maggior parte dei paesi europei: ninnananne, canzoni passatempo, canti per danze e giochi, poesie nuziali e versi per varie ricorrenze festive.

Le cantate rituali di maggior interesse possono essere divise in tre tipi: quelle associate alla caccia all’orso, i lamenti e gli incantesimi (o formule magiche). Come vedremo, le tematiche sono molto simili a quelle che troviamo negli strati più antichi della poesia epica – ai canti mitici, magici e sciamanici. Come abbiamo già detto, ci sono varie teorie sulle relazioni tra canti mitici e poesia rituale – una afferma che i miti siano lo strato più antico, e gli elementi mitici vennero, in seguito, usati nei vari riti; un’altra, invece, sostiene che lo strato più antico sarebbe quello della poesia rituale, che col tempo acquisì la funzione di intrattenimento.

I riti dell’orso (Karhunpeijaiset). La caccia all’orso formava una parte dei cosiddetti karhunpeijaiset (“la cerimonia dell’orso”), riti propiziatori per l’uccisione dell’orso, animale temuto e venerato, probabilmente uno dei animali totem, animali di culto più importanti nell’area eurasiatica settentrionale. La cerimonia aveva un compito magico: prevenire la vendetta dello spirito dell’orso e proteggere la comunità a cui apparteneva il cacciatore. I riti karhunpeijaiset erano divisi in tre parti principali: la caccia all’orso, la cerimonia vera e propria (a volte, la parola karhunpeijaiset si riferisce proprio a questa cerimonia) e il ritorno dell’orso nel bosco, che concludeva tutto l’evento. Durante la caccia, i cacciatori cantavano dei canti per prendere coraggio, vista la pericolosità del loro compito, ma ci sono anche dei brani molto lirici, che descrivono l’idillio del bosco invernale, ecc. La cerimonia veniva celebrata come le nozze simboliche fra l’anima dell’orso ucciso e una fanciulla; se si trattava di un’orsa il ruolo dello sposo veniva recitato da un ragazzo. Gli studiosi interpretano l’unione dei temi del matrimonio e del culto dell’orso come una rappresentazione del ciclo vitale, come una dimostrazione di come la morte e il matrimonio siano due riti strettamente collegati, i cosiddetti “riti di passaggio”, “riti di trasformazione”. Più tardi torneremo ancora al legame tra i canti nuziali e quelli di caccia. I karhunpeijaiset si concludevano con una cerimonia durante la quale il cranio dell’orso veniva portato nel bosco ed appeso ad un albero (questo è quindi il ritorno dell’orso nel bosco), precisamente ad un pino (“karhunhonka”, “pino dell’orso”) dal quale pendevano i crani degli altri orsi uccisi (di solito era l’albero più vecchio della zona, che simboleggiava l’albero mitico). Il cranio più vecchio era quello della madre dell’orso, la Hongotar, che rappresentava anche l’anima femminile dell’albero ( “honka” = pino, “-tar” = suffisso femminile). Hongotar rappresentava la madre primordiale della natura e di tutti gli esseri, umani ed animali; da questa madre primordiale sarebbero poi nati sia l’orso sia l’uomo. Si credeva, poi, che l’anima dell’orso salisse in cielo dove era nato, secondo la mitologia balto-finnica.

Le tracce di “karhunpeijaiset” sopravvivevano, tra l’altro, negli incantesimi cantati in primavera, quando si portavano le mucche al pascolo per la prima volta; questi incantesimi servivano proprio per proteggere le mucche dal pericolo dell’orso.

Nella poesia popolare balto-finnica troviamo, oltre all’orso, un’altra creatura mitica, l’alce; si presume che anche per questo animale vi fossero dei riti simili a quelli dell’orso, ma di ciò abbiamo soltanto informazioni frammentarie.

Lamenti e pianti (Itkuvirret). Un altro tipo di cantata rituale, abbastanza particolare questa, anche se certamente non unica, è quella dei itkuvirsi – lamenti collegati a cerimonie funebri, ricordo dei morti, ma anche ad altre occasioni di divisione, allontanamento o riti di passaggio, come per esempio i matrimoni, quando la sposa lasciava la sua famiglia e la casa paterna, oppure il reclutamento dei soldati (in alcuni periodi, il servizio militare durava 20-25 anni, si trattava, quindi, di una separazione abbastanza lunga). I pianti sono stati tramandati dalle donne e rappresentano una situazione di abbandono traumatico accompagnato dal pianto.

Fermiamoci un po’ sui pianti nuziali, che erano una parte importantissima della cerimonia nuziale, e dei quali Lönnrot si è servito per la composizione del Kalevala.

Dal punto di vista della donna, l’interprete di questi canti, il matrimonio era il punto focale della sua esistenza. I canti nuziali, perciò, sono pieni di consigli per affrontare questo momento della vita. I pianti formavano la prima parte del rito matrimoniale. Venivano cantati a casa della sposa e sottolineano il distacco definitivo dai genitori, soprattutto dalla madre. La seconda parte veniva cantata a casa dello sposo, nella quale la sposa viene reinserita come un essere umano completamente nuovo. Non c’è da meravigliarsi che i pianti della sposa e per la sposa erano così abbondanti: nei consigli dati allo sposo, si diceva, ad esempio, che quando egli dovrà picchiare sua moglie, è meglio se evita di picchiarla sulla testa, perché è pericoloso.

I canti nuziali a nostra disposizione (quelli raccolti nel XIX sec.) rispecchiano già il mondo rurale e le norme sociali e giuridiche dei secoli scorsi, secondo le quali la donna era sotto la patria potestà. Secondo questo codice giuridico ed economico, le donne non dovevano uscire dall’ambito familiare, perché il lavoro rurale richiedeva la loro presenza: non dovevano avere una vita sociale fuori dell’ambito domestico – questo spazio era riservato agli uomini.

Ritorniamo adesso alla connessione fra i canti nuziali e i riti di caccia, cui abbiamo fatto riferimento in precedenza.

Anche se la maggior parte dei canti nuziali rispecchia già il mondo rurale, ci si trovano delle tracce degli antichi riti e cerimonie. Spesso, i termini dei canti sono gli stessi della caccia; se diamo uno sguardo agli esempi riportati da Paula Loikala nel suo libro “Finlandia raccontata dalle donne. Antologia di canti popolari”, possiamo vedere che la sposa viene chiamata saalis, preda, kesäreponen, volpe, sorsa, anatra, sotka, uccello tuffatore, oppure jänönen, lepre. Lo sposo è definito come cacciatore, karhunkaataja – letteralmente “l’assalitore dell’orso – lihansyöjä, divoratore di carne, luunpurija, morditore di ossa, oppure osmo, orso. In questa terminologia si riflettono antichi tabù linguistici della caccia: né la preda né il cacciatore vengono chiamati con il loro nome.

Le situazioni rituali dei canti di caccia e dei canti nuziali sono molto simili: rappresentano momenti sacrali e, molto probabilmente, hanno un’origine comune nell’antica società finnica. Quando si passa alla società rurale, i riferimenti alla caccia nei riti nuziali diventano arcaismi che possono testimoniare il legame originario fra i canti nuziali e quelli di caccia.

Interessanti sono anche le somiglianze tra i lamenti nuziali e quelli funebri, dal punto di vista sia della forma sia del contenuto: mettono in evidenza, nuovamente, la stretta connessione tra i vari riti di passaggio.

Nonostante avessero uno schema base su cui svilupparsi, i lamenti venivano in genere improvvisati ed adattati alla situazione concreta; naturalmente, molto dipendeva dall’abilità della recitatrice. Lo stile dei lamenti balto-finnici era caratterizzato da una tendenza all’enumerazione e da uno stile enfatico e prolisso. Si faceva uso abbondante delle ripetizioni, le metafore erano decorative e spesso vaghe, la lingua era molto originale e piena di parole che avevano una funzione riempitiva, apparentemente senza nessun significato, ma che contribuiva al mantenimento del ritmo e dell’andamento melodico del componimento.

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Testi

  • Il "Kalevala" e la poesia popolare finlandese
  • Profilo di letteratura finlandese
  • Romanzo storico finlandese

Un corso universitario di letteratura finlandese dedicato alla tradizione del "Kalevala" e delle varie forme di Poesia popolare finlandese, quella epica, quella lirica. Il corso è stato tenuto all'Università di Firenze dalla professoressa Viola Parente-Čapkova nell'Anno Accademico 2001/2002. Ne riproduciamo la trascrizione col permesso dell'Autrice, docente di letteratura finlandese nelle università di Praga e Turku, certi che rappresenti una solida introduzione alla materia per studiosi e studenti di letteratura finlandese e di storia delle tradizioni popolari.

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