itinerari culturali tra Italia e Finlandia 

Il "Kalevala" e la poesia popolare finlandese

Poesia magica e sciamanica. Si suppone che questi poemi formino la seconda fase dell’evoluzione dell’epica balto-finnica. Alcuni studiosi fanno risalire questa fase al periodo immediatamente precedente la nascita di Cristo, fino all’anno 500 o 600 cioè al VI, VII. L’evidenza dei prestiti germanici dimostra come quello fosse stato un periodo di contatti con gli antichi germanici dell’est e con le tribù scandinave, dalle quali i balto-finnici presero in prestito numerosi concetti tecnici, per esempio possiamo citare la parola oro, “kulta” proveniente dal germanico “guld”. Ne adottarono anche l’organizzazione della società; per esempio, possiamo vedere la parola per re cioè “kuningas” che è un altro chiaro esempio di prestito germanico. E’ da notare che tra questi prestiti dell’antico germanico c’era anche la parola “runo” che significa poema, poesia, canto in finlandese moderno, ma che in antico finnico indicava un cantante o cantore di poesia, piuttosto che la canzone o il canto. La parola germanica originale, runa, come sapete indicava ciascuno dei segni grafici e simbolici che costituivano l’antico alfabeto germanico diffusosi in area scandinava tra il V e il XII sec. In molte lingue la parola assunse il significato di “mistero”, “segreto”; per il finlandese runo si è gradualmente stabilito il significato di “canto popolare” e recentemente anche poema, “poesia” in generale.

Per quanto riguarda la traduzione dei “runi” del Kalevala nelle altre lingue, l’equivalente sarebbe “canti”, ma, come vedremo, molti traduttori fanno uso delle associazioni della parola “runo” con “runa”, e la preservano nella forma originale, ovviamente con l’intenzione di suscitare associazioni con i miti e la poesia nordica in generale.

La prova dei contatti con gli antichi scandinavi la si può trovare anche nei motivi e nei temi dei conflitti e dei viaggi. Nella poesia di questa fase, il milieu diventa evidentemente Nord europeo: boschi, vicinanza all’acqua, aree abitate da piccole comunità, i cui eroi si battono per le spose e per altri possedimenti.  

I personaggi di Väinämöinen e Ilmarinen, poi, non sono più degli eroi semidei o dei ma piuttosto sciamani e capi tribù; comunque molto dipendeva dall’area di provenienza di questi poemi o poesie. Nella poesia delle aree costiere Väinämöinen appare già in questo periodo come un eroe di guerra (qui è evidente l’influenza scandinava) mentre nelle poesie delle zone più interne risulta essere uno sciamano anche in fasi posteriori.

Ilmarinen, invece, assume il ruolo di eroe culturale, un demiurgo; allora rimane un fabbro creatore (ma non più un dio) che forgia il Sampo, un oggetto mitico che procura al suo possessore una ricchezza senza fine. Ci sono moltissime teorie su cosa sia realmente il Sampo. La maggior parte degli studiosi, comunque, crede che la sua origine debba essere ricercata negli antichi miti e credenze più che nella realtà. Ci sono molte teorie che fanno parallelismi tra il Sampo e l’albero “mondiale”, l’albero della vita ecc. ma qualcosa di molto simile al Sampo è possibile trovare, per esempio anche nelle favole e nei racconti scandinavi, come il mulino Grotti, un mulino che procura al suo possessore ricchezza infinita e produce qualsiasi cosa il possessore voglia.

A parte Väinämöinen e Ilmarinen, anche altri personaggi fanno la loro apparizione e tra questi i più importanti sono sicuramente Lemminkäinen, uno sciamano giovane, temerario e tempestoso, e Joukahainen che sarebbe un altro sciamano giovane di poco successo e molte ambizioni destinato per questo a fallire soprattutto nei suoi scontri con Väinämöinen. Le imprese degli sciamani erano sempre compiute grazie al potere magico: lo sciamano scende nel mondo degl’inferi, l’altro mondo, e combatte gli altri sciamani cantando, vale a dire con il potere della parola. Questa caratteristica diede origine al paragone con Orfeo, in questo caso il corrispettivo nel mondo greco di Väinämöinen. Questo parallelismo veniva sfruttato tantissimo, naturalmente, nel XIX sec., per esempio nei dipinti di Väinämöinen col kantele si vedrà un simbolo del popolo finlandese, della lingua finlandese ecc.

Anche le donne acquisiscono un ruolo più prominente, anche se naturalmente come madri, mogli e servitrici. Per la prima volta, però, appare anche la storia di Louhi, la Signora di Pohjola, che troviamo anche nel Kalevala. In finlandese, la Signora di Pohjola è Pohjolan Emäntä. La mitica Pohjola, di cui abbiamo già parlato, quella specie di ingresso prima del regno dei morti, prima del Tuonela, diventa qui la terra a nord delle dimore di Väinämöinen, Ilmarinen e Lemminkäinen; allora non è più necessariamente una terra mitica, un ingresso prima della morte ma una terra sconosciuta, ostile con delle chiare associazioni con gli strati mitici. La terra dei nostri tre eroi principali, Väinämöinen, Ilmarinen e Lemminkäinen, fu chiamata da Lönnrot Kalevala. Come vedremo, il personaggio di Kaleva è un personaggio molto oscuro, una specie di gigante mitico che appare nella poesia popolare autentica pochissime volte; Lönnrot scelse questo personaggio in quanto voleva mostrare ai finlandesi il loro antenato mitico. Kalevala significa naturalmente la terra di Kaleva. Nello strato dei poemi sciamanici, incontriamo anche per la prima volta la storia di come gli eroi del sud, cioè del Kalevala chiedono a Louhi, la Signora di Pohjola, la mano di sua figlia e di come lei chieda come ricompensa la forgiatura del Sampo. Questo compito, poi, viene assolto da Ilmarinen, il fabbro, e il Sampo porta fortuna e ricchezza al popolo di Pohjola. In seguito, il Sampo viene rotto in battaglia ma, in ogni caso, rimane un simbolo di potere e fortuna. Le molte varianti di questa storia le vedremo più in dettaglio quando parleremo del Kalevala.

In questo strato, gli dei degli antichi finlandesi e dei loro vicini balto-finnici si differenziano adesso chiaramente dagli eroi sciamani. Gli dei principali erano Ukko e Jumala, i quali regnavano nei cieli, nel mondo superiore. Come forse sapete, il nome Jumala è stato poi fatto proprio dai missionari cristiani per indicare appunto il Dio cristiano. Quindi, in finlandese “jumala” è la parola per “dio” in generale. I fenomeni naturali del mondo erano governati da spiriti animistici, i cosiddetti haltijat, i più importanti dei quali erano Ahti, il Signore delle acque e Tapio, il Signore delle foreste. Si credeva che ogni elemento della natura (acqua, foresta ecc.) ma anche ogni formazione naturale particolare (ad esempio un albero molto grande, una pietra o una roccia particolare) possedessero un proprio spirito, un proprio haltija, una propria anima, forza animistica. Questi haltijat, allora, avevano quasi la stessa importanza degli dei che regnavano nei cieli. L’insieme di queste credenze è detto “animismo”.

Il nucleo dei canti di questo periodo è, comunque, il già menzionato sciamanismo, il complesso di credenze secondo il quale il ruolo di capo della tribù è riservato allo sciamano, il quale assicurava la comunicazione tra il regno dei vivi e quello dei morti. Faremo riferimento a un video, intitolato Pohjoinen šamanismi (Lo sciamanismo nordico), che spiega i concetti generali dello sciamanismo. Siccome però il video è in finlandese, penso che sia opportuno spiegare un po’ di cosa tratta, soprattutto delle varie fasi della seduta sciamanica che vengono spiegate nel documentario.

Preparazione (valmistautuminen)

Seduta (istunto)

Estasi/Trance (haltioituminen)

Viaggio (matka)

Ritorno (paluu)

Il video inizia spiegando che lo sciamanismo è uno dei fenomeni culturali più antichi, e si basa sull’unione di essere umano e spirito. Ci sono tracce di attività sciamaniche già a partire dal paleolitico nell’area che va dalla Siberia del nord attraverso l’America del nord fino all’Australia. Vengono poi spiegate le attività principali dello sciamano che erano:

aiutare la comunità nei momenti difficili

prevedere eventi futuri

assicurare il successo nella caccia e nella pesca

accompagnare i morti nell’aldilà

curare i malati.

Prima di passare ad una spiegazione più dettagliata delle fasi principali dell’attività sciamanica, il video mostra come uno sciamano della Yakuzia, una regione siberiana, cade in trance e combatte gli spiriti maligni. Poi si passa già alle fasi della seduta sciamanica su riportate.

Per favorire la caduta in trance, lo sciamano era solito mangiare l’ovolo rosso, un fungo che provoca allucinazioni ma che non è mortale. Il video continua dicendo che non ci sono prove evidenti dell’esistenza degli sciamani sul territorio della Finlandia “propria”; questi si trovano di solito nelle regioni della Finlandia settentrionale e soprattutto in Lapponia. La funzione dello sciamano in Finlandia era svolta dal cosiddetto saggio, cioè il Tietäjä, anch’egli in possesso di poteri magici e il quale era solito cadere in trance prima delle sue attività. Il termine finlandese specifico per questa caduta in trance è “langeta loveen” (espressione usata soltanto quando si fa riferimento all’attività dello sciamano e del “saggio”). In italiano lo traduciamo con l’espressione generica “cadere in trance” (siccome non abbiamo una cultura sciamanica, non abbiamo neanche l’esatto corrispondente). Lo sciamano lappone si chiamava Noaide, Noita, che vuol dire anche stregone, mago. Come si vedrà nel video, prima di affrontare gli spiriti del male, lo sciamano o il saggio creava un cerchio di ferro e fuoco a difesa della sua persona. La fase successiva è quella della seduta.

Di solito avveniva nel periodo di buio. Nella tenda, o in qualche altro tipo di riparo simile, si riunivano lo sciamano, i suoi aiutanti e gli spettatori ovvero la gente del paese o della comunità. Il ritmo del tamburo serviva ad isolare lo sciamano da questo mondo ed il ferro e il fuoco a proteggerlo dall’aldilà.

Il tamburo era lo strumento più importante dello sciamano perché era il mezzo di trasporto nell’aldilà, anche in una maniera molto concreta come vedremo. In alcune culture sciamaniche, ad esempio, il tamburo era il cavallo e la bacchetta rappresentava la frusta, quindi si credeva veramente che il tamburo si trasformasse in un cavallo e la bacchetta in frusta. La cassa del tamburo era costruita utilizzando un albero sacro, che era di solito un albero particolare che tutti veneravano e in cui viveva uno spirito, un haltija. Questo albero era associato, naturalmente, all’albero mitico mondiale. La membrana del tamburo era di pelle di cavallo o di renna, a seconda della regione e i disegni sulla membrana rappresentavano le tre parti del mondo (il concetto della cosmogonia del mondo superiore, centrale e inferiore). Sul vestito dello sciamano si trovano, come decorazioni, delle parti animali, come ad esempio le piume, in quanto si pensava che lo sciamano si trasformasse in uccello (oppure, in altre culture, in qualche altro animale come ad esempio pesce o serpente e così viaggiasse nell’aldilà). C’erano poi varie ragioni del perché lo sciamano si trasformasse in serpente. Una delle ragioni era che si credeva che l’aldilà fosse separato dal mondo dei vivi con una rete o una specie di rete di ferro e lo sciamano riusciva a penetrare questa rete solo nella forma di serpente o di piccolo pesce. Lo sciamano aveva anche una maschera che lo doveva isolare nel suo mondo interiore e aiutarlo a cadere in trance. A questa fase faceva seguito l’estasi.

Si vede uno sciamano Nganasan, un popolo di lingua samoieda della Siberia del Nord. Il video mette in evidenza poi la danza dello sciamano e la funzione del ritmo che aiuta lo sciamano, insieme con il pubblico, a cadere in trance. La fase successiva è poi quella del viaggio.

Viaggio in finlandese è “matka”. In questa parte del video si spiegano i vari scopi del viaggio dello sciamano. Durante il viaggio lo sciamano, ad esempio, accompagnava le anime in cielo o scendeva nell’oltretomba per accompagnare i defunti. Come abbiamo già detto, lo sciamano si trasformava in un animale per fare il suo viaggio, ma si serviva di aiutanti sotto forma di animali, i cosiddetti spiriti aiutanti, in finlandese “auttajahenget”, che in ambito lappone erano, per esempio, renna e pesce. Nel video ci sono poi allusioni ad alcuni punti in comune alle varie mitologie mondiali, ad esempio si fa riferimento al simbolo del cane nero, il guardiano dell’oltretomba che nella mitologia egiziana figura come guardiano di Osiride e in altre mitologie rappresenta lo spirito del diavolo che è riuscito ad entrare nel nostro mondo. Questo cane nero appare anche nelle immagini sciamaniche nordiche. La seduta sciamanica si conclude, poi, con il ritorno.

Ritorno dello sciamano dal viaggio. Durante la seduta dopo essere caduto in trance segue la perdita dei sensi, quindi uno stato da cui si deve ritornare. Fatto ritorno lo sciamano spiega cosa ha visto, cosa ha saputo nell’aldilà e dà istruzioni su che sacrificio compiere. In molte regioni eurasiatiche era di solito il cavallo ad essere sacrificato agli dei; nelle regioni ancora più nordiche, invece, di solito era la renna. Secondo le credenze animistiche l’animale sarebbe più tardi rinato se lo sciamano fosse stato capace di accompagnarne l’anima nell’aldilà. Dopo il sacrificio, perciò, si doveva svolgere una nuova seduta, un nuovo viaggio per accompagnare l’anima dell’animale sacrificato. Questo poi lo vedremo più in dettaglio quando parleremo dei riti associati alla caccia dell’orso e al culto dell’orso. Il film si conclude con la frase che “lo sciamanismo è un modo per capire l’universo e l’uomo come una sua parte”.

Chi è interessato allo sciamanismo lappone, ma anche alla cultura lappone in generale, può fare riferimento al libro Vita del lappone di Johan Turi, tradotto in italiano (Adelphi, Milano 1991). Si tratta di uno dei primi libri del genere pubblicati in lingua lappone (che come lingua letteraria è giovanissima) e oggi questo libro è considerato un grande classico della letteratura lappone. In effetti, dovremmo dire letteratura in lingua lappone, visto che a volte si parla di letteratura lappone nel senso molto più ampio, riferendosi alla letteratura nata sul territorio della Lapponia ma scritta in finlandese, svedese, norvegese (nelle lingue dei paesi sui quali si estende la Lapponia). L’autore, Johan Turi, era un lappone nato nel 1854 a Kautokeino, un paese della Lapponia finlandese al confine con la Norvegia. Per molto tempo Turi visse una vita da nomade, la vita classica di un lappone di quel tempo, cacciando e guidando mandrie di renne, facendo, come dice lui stesso, tutti i mestieri più tipici dei lapponi. Siccome si interessava tantissimo di letteratura e anche di politica in senso molto generale, si preoccupò molto per il futuro del popolo lappone oppresso dai finlandesi, svedesi e norvegesi, come ben sappiamo (oggi si dibatte molto proprio del colonialismo svedese, finlandese, norvegese in Lapponia). Turi pensava che tutti i torti subiti dai lapponi fossero dovuti alla scarsa conoscenza che i popoli vicini (norvegesi, svedesi e finlandesi, “i colonizzatori”) avevano della vita lappone. Per questo motivo lui scrisse questo libro, nel quale cercava di rendere con più precisione possibile, come dice lui stesso, sia la propria vita che la storia, le usanze, i costumi, le credenze e anche l’ arte e la poesia popolare del popolo lappone. Il libro fu scritto da Turi in collaborazione E. Demant, un artista danese che trascorse un anno in Lapponia insieme con Turi nel 1907/1908. La prima edizione del libro uscì a Copenaghen nel 1910 con il testo a fronte in danese e lappone. Penso che valga la pena fare questa digressione perché è materiale a vostra disposizione in italiano ed è bello vederlo non solo per la ricchezza delle informazioni etnografiche (poesia popolare, credenze sciamaniche ecc.) ma anche per lo stile in cui è scritto.

Possiamo citarne alcuni brani, l’inizio, per esempio, che è bellissimo, in cui Turi dice: “Sono un lappone, ho fatto tutti i mestieri dei lapponi e conosco ogni aspetto del mio popolo e ho capito che il governo svedese vuole aiutarci quanto può, ma non si fanno un’idea giusta della nostra vita e della nostra situazione perché il lappone non riesce a dire come stanno le cose veramente e il motivo è che non capisce molto quando sta dentro una stanza chiusa, quando il vento non gli soffia nel naso. Se ci sono pareti ed è chiuso sopra la testa i suoi pensieri non riescono a scorrere, né si trova bene nei boschi folti dove l’aria è calda . Ma quando è in alta montagna allora sì che il suo cervello è davvero limpido e se la riunione fosse in qualche posto lassù, in alta montagna, forse il lappone saprebbe sbrigare molto bene i suoi affari. Ho pensato che la cosa migliore fosse un libro in cui è annotato tutto sulla vita e sulle cose dei lapponi così non ci sarà bisogno di chiedere in che condizioni vivono e così non potranno confondere le idee quelli che vogliono mentire sui lapponi e dare la colpa solo a loro quando in Norvegia e in Svezia hanno contrasti con gli stanziali ed è per questo che bisogna scrivere ogni avvenimento e spiegarlo in modo chiaro perché sia comprensibile a tutti; e anche agli altri lapponi fa piacere sentir parlare delle cose dei lapponi…”.

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  • Il "Kalevala" e la poesia popolare finlandese
  • Romanzo storico finlandese

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