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Il "Kalevala" e la poesia popolare finlandese

Poesia mitica. Così come i miti più in generale, questi poemi descrivono simbolicamente l’origine degli elementi di base della cultura in questione, come gli atti della creazione agli inizi dei tempi, la creazione del mondo, la creazione dell’uomo e della vita animale e vegetale, l’origine di varie abitudini, delle forme del comportamento umano e dei fenomeni naturali.

La cosmogonia degli antenati degli odierni finlandesi mostra tratti comuni alla maggior parte delle culture del nord. La Terra era concepita come un’isola circondata dall’acqua (una corrente, un fiume). Questa corrente separava il regno dei vivi da quello dei morti. Il regno dei morti si chiamava Tuonela (“-la”, come sapete, è il suffisso finlandese per indicare il luogo). Questa parola viene dal nome Tuoni, ovvero il signore, il re, il sovrano del regno dei morti, il signore della morte. Questo elemento, questa immagine di un’isola circondata dall’acqua la troviamo anche in molte culture orientali e naturalmente nelle culture nordiche. I popoli nordici credevano che i morti attraversassero questo fiume in qualche luogo lontano, al nord, rispetto alle loro abitazioni, dove si trovava il territorio di Pohjola, la terra, il regno del nord separato dagli altri territori da una grande porta di ferro. Pohjola sarebbe una specie di ingresso prima di Tuonela. Questa divisione in tre luoghi è tipica per tutte le mitologie: c’è una terra dei vivi dove avviene una vita normale, poi c’è una specie di ingresso e poi il regno dei morti, l’aldilà.

Anche l’universo era diviso in tre parti: superiore (ylin maailma), centrale (keskimmäinen maailma), inferiore (alin maailma). Questa struttura risulta comune a molte culture eurasiatiche e a tutti i popoli uralici. Il mondo superiore era abitato dagli dei, quello centrale da uomini e animali e il mondo inferiore dai morti. Si credeva che questi tre mondi fossero collegati da un albero cosmico che sosteneva il cielo, si parla quindi dell’albero, della colonna oppure della montagna del mondo che si trova al suo centro e sostiene il cielo. Nelle mitologie dei popoli ugro-finnici si trova spesso anche l’espressione “ombelico del mondo” (in finlandese maailman napa) che esiste anche in altre lingue ma in finlandese, come in altre lingue nordiche e uraliche, è usato anche per esprimere il circolo polare: napapiiri, letteralmente “circolo ombelicale”.

Per quanto riguarda, invece, l’origine del mondo, i canti mitici contengono varie storie. Forse la più comune è quella sull’origine dei corpi celesti e della Terra da un uovo. Questo mito si pensa che faccia parte di una tradizione presente un po’ ovunque dal Mediterraneo orientale al Pacifico. Secondo questo mito, un uccello, che può essere un uccello tuffatore, un falco, un’anatra o una rondine, dipende dalla zona, vola sul mare primordiale in cerca di un luogo dove deporre le uova. Alla fine trova un isolotto, ma le uova, spinte nel mare, si rompono dando così origine all’universo. L’albume diventa il sole, il tuorlo la luna e le stelle, la parte superiore dell’uovo diventa il cielo e la parte inferiore la terra. Nelle versioni careliane del nord e dell’est l’uovo viene invece deposto da un’aquila sul ginocchio dell’eroe Väinämöinen, il quale assume la funzione di colui che permette all’universo di uscire dal caos primordiale. Nel Kalevala Lönnrot assegnò questa funzione come vedremo a Ilmatar, dea del cielo e personificazione della madre creatrice presente nella tradizione careliana. (Le parole col suffisso “–tar” sono sempre femminili in finlandese antico. Oggi non si usa più questo suffisso ma nei vecchi nomi vediamo che questo indicava elementi femminili. Ilma, poi, significa aria, allora di solito nelle lingue straniere Ilmatar viene tradotto come la “figlia dell’aria” o lo “spirito femminile dell’aria”). Ilmatar, questo essere femminile primordiale, faceva spuntare il suo ginocchio dall’acqua, come Väinämöinen nelle altre varianti, e l’uccello tuffatore faceva un nido sul suo ginocchio e poi successivamente le uova, cadendo e rompendosi, davano origine all’universo. Possiamo menzionare altre varianti del mito delle origini del mondo e dei corpi celesti; in una, per esempio, Väinämöinen forgia la luna dalla pietra e il sole dalla roccia e in qualche versione poi i corpi celesti vengono rubati e imprigionati nella roccia e alla fine vengono liberati dallo stesso Väinämöinen o da qualche eroe mitico senza nome. Un’altra credenza, poi, attribuisce la forgiatura del cielo al fabbro mitico di nome Ilmarinen; anche questo motivo del fabbro mitico che forgia i cieli è riscontrabile in altre parti del mondo. Abbiamo qui già presenti i due eroi principali del Kalevala, Väinämöinen e Ilmarinen. Come vediamo anche il nome di Ilmarinen è derivato dalla parola “ilma” cioè aria, e si pensa però, ma sono solo supposizioni, che Ilmarinen fosse, in origine, un dio dell’aria.

Si suppone che il mito dell’“albero del mondo” fosse collegato ad un altro mito che apparirà anche nel Kalevala, cioè quello della “grande quercia”, che appartiene agli strati più antichi dei miti balto-finnici. All’inizio di questo mito, viene descritta l’origine della quercia o di un altro albero molto grande; poi si racconta come la quercia cresca fino a ricoprire e oscurare il cielo, il sole e la luna e a ostacolare il movimento delle nuvole. Tutto si risolve soltanto quando un uomo esile e sconosciuto, spesso un nano misterioso, di cui non si sa molto, sorge dal mare e riesce ad abbattere questo albero immenso, liberando così i corpi celesti. Nella parte finale, poi, si racconta dei vari prodotti del legno ottenuti dalla quercia. Vedremo, poi, come questo mito fu usato da Lönnrot nel Kalevala.

Torniamo adesso ai nostri due personaggi principali dell’antica poesia balto-finnica, Väinämöinen e Ilmarinen. Come abbiamo già detto parlando di Ilmarinen, le origini di questi eroi sono oscure e i loro ruoli, come vedremo, variano da periodo a periodo. E’ probabile, comunque, che all’inizio fossero rispettivamente gli dei dell’acqua e della terra o dell’aria (dipende dalle zone in cui i vari canti mitici furono raccolti). Nel materiale a noi pervenuto da questo periodo più antico, i loro ruoli di solito oscillano tra quelli degli dei e quelli degli eroi culturali (abbiamo già detto che Ilmarinen appare come un fabbro primordiale, un fabbro mitico che forgia i cieli). Ilmarinen, comunque, appare anche come una specie di dio del fuoco, sempre nel ruolo di fabbro che forgia la prima scintilla e porta il fuoco alla gente; per questa ragione veniva spesso paragonato al dio del fuoco della mitologia greca e romana (Efesto o Vulcano).

I canti mitici riflettono anche il fenomeno del totemismo, una delle credenze dei popoli eurasiatici, balto-finnici compresi, la cui sopravvivenza si basava sulla caccia e sulla pesca. Essendo dipendenti completamente dalla natura, questi popoli la veneravano come una madre e, allo stesso tempo, ne avevano paura. Secondo le credenze totemiche, l’uomo ebbe origine da un animale, detto animale totemico. Questo animale veniva venerato dalla tribù; in alcune tribù, poi, era talmente venerato che non lo si poteva neanche cacciare o, se lo si cacciava, si compivano dei riti particolari per chiedere scusa a questo animale e per farlo ritornare alla natura a cui apparteneva. Vedremo ciò più in dettaglio con i riti collegati alla caccia all’orso. Nell’area eurasiatica settentrionale, il più diffuso fu appunto il culto dell’orso; molto diffusi erano i racconti di un orso primordiale che scende dal cielo, la descrizione della sua vita e della sua morte sulla terra ed il ritorno al padre nei cieli. Questi racconti mitici li troviamo spesso anche in altre parti del profondo nord fino alle regioni artiche. Complessivamente possiamo dire, che in questo strato più antico della poesia epica finlandese, troviamo molte caratteristiche che sono comuni alle varie mitologie mondiali.

La maggior parte di questi miti e canti mitici prese probabilmente forma durante il tardo proto-finnico. Le storie hanno luogo in una nebbiosa terra del nord popolata dai già menzionati dei, semidei, eroi culturali, i quali non hanno nessuna caratteristica umana particolare; esistono soprattutto per le loro azioni piuttosto che per le loro personalità. In questi canti sono assenti i dialoghi e non ci si concentra sulle relazioni e i rapporti tra gli eroi. Stilisticamente, possiamo dire che questi canti appartengono al cosiddetto “primo stile kalevaliano”.

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Testi

  • Il "Kalevala" e la poesia popolare finlandese
  • Profilo di letteratura finlandese
  • Romanzo storico finlandese

Un corso universitario di letteratura finlandese dedicato alla tradizione del "Kalevala" e delle varie forme di Poesia popolare finlandese, quella epica, quella lirica. Il corso è stato tenuto all'Università di Firenze dalla professoressa Viola Parente-Čapkova nell'Anno Accademico 2001/2002. Ne riproduciamo la trascrizione col permesso dell'Autrice, docente di letteratura finlandese nelle università di Praga e Turku, certi che rappresenti una solida introduzione alla materia per studiosi e studenti di letteratura finlandese e di storia delle tradizioni popolari.

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