itinerari culturali tra Italia e Finlandia 

Il "Kalevala" e la poesia popolare finlandese

 

Come abbiamo detto, nella Carelia di Dvina affluirono influenze da tutte le direzioni. Per quanto riguarda la religione e la mitologia, molto importante fu l’influenza lappone, i culti antichi e la religione ortodossa (e slava, in generale). Da ovest, invece, penetrava l’influenza finlandese e scandinava, e dal sud soprattutto quella baltica e germanica. Il film, poi, torna a Lönnrot e agli altri raccoglitori della poesia popolare; vengono letti due brani del diario di Lönnrot del 1832 e poi vediamo anche la presentazione di alcuni canti popolari. Poi si passa già al Vecchio Kalevala del 1835, il primo tentativo di Lönnrot di comporre il poema epico nazionale; si mette in evidenza il fatto che metà dei versi di quest’opera è di origine careliana.

Anche se la Carelia ha dato al mondo un patrimonio così grande di poesia popolare, è sempre stata una zona povera, arretrata dove l’agricoltura appena bastava per sopravvivere, e lo stesso era vero anche per quel che riguarda l’allevamento. Si usavano forme molto rudimentali di agricoltura, come per esempio koskenpoltto – si bruciavano i campi per renderli più fertili, e le parti del bosco per ottenere terra da coltivare. Al nord si allevavano le renne, ma spesso la caccia era l’unica forma di sostentamento. Durante le spedizioni di caccia, gli uomini cantavano l’epica eroica; una delle attività centrali in tutta la Carelia era la pesca, lavoro collettivo durante il quale cantavano interi gruppi di persone. La tradizione dei canti della Carelia di Dvina si diffuse nelle altre zone della Finlandia, soprattutto grazie ai "laukkukaupiaat", venditori ambulanti, con una specie di borsa/gerla, che partivano dalla Carelia di Dvina ogni autunno e visitavano soprattutto le regioni non molto lontane, come la parte settentrionale dell’Ostrobotnia, la Lapponia, ecc. (ma alcuni arrivavano fino alla Finlandia sudoccidentale e alle isole di Ahvenmaa /Åland).

Topelius il vecchio incontrò uno di questi venditori e ne trascrisse i canti. Così nacque l’idea che il patrimonio maggiore dei canti popolari si trovasse appunto nella Carelia di Dvina, dove fu scoperto da Elias Lönnrot. Nel film si parla di come, nel 1833, Lönnrot arrivò nella Carelia russa, nei villaggi di Vuoninen e Kivijärvi, dove ascoltò i canti di Ontrei Malinen, dal quale ebbe più di 8600 versi dal contenuto preziosissimo (si trattava dei cicli epici del sampo, ad esempio, che poi divennero gli elementi narrativi più importanti del Kalevala. Importantissima fu anche la visita a Latvajärvi, dove Lönnrot conobbe il citato Arhippa Perttunen; i suoi canti formano, all’incirca, un terzo del Vecchio Kalevala. Lönnrot incontrò anche il figlio di Arhippa, il cieco Miihkali Perttunen, diventato leggenda anche lui con il soprannome “l’Omero del Nord”.

Il video procede con la spiegazione del termine “poesia kalevaliana” (kalevalainen runous), fenomeno conosciuto soltanto tra i popoli baltofinnici e che manca, ad esempio, ai lapponi. Viene spiegato anche il cosiddetto “metro kalevaliano”, il tetrametro trocaico. Viene anche riportata la teoria, secondo la quale gli antichi canti “kalevaliani” ebbero origine 3000 anni fa; si fa comunque riferimento anche al fatto che molti temi sono ancora più antichi.

Poi si fa un riassunto di alcuni strati di poesia epica, rilevanti, dal punto di vista del contenuto, per il Kalevala. Vengono menzionati i poemi mitici, myyttirunot, lo strato più antico che racconta dell’origine del mondo, delle culture e degli atti della creazione. I temi di questi canti sono i più universali in assoluto, e miti simili si possono incontrare anche nelle culture geograficamente molto distanti. Si parla, poi, dei poemi sciamanici, samaanirunot, e delle loro funzioni magiche; si menziona brevemente Väinämöinen, del suo ruolo di sciamano, cantore mago, e del suo viaggio a Tuonela per acquisire il sapere.

I poemi d’avventura, seikkailurunot, vengono caratterizzati come narrazione dei viaggi di rapina, viaggi in posti lontani, mentre i poemi di fantasia, tarurunot, come storie di animali fantastici o di altri esseri soprannaturali, come le fate marine.

Successivamente, viene affrontata la questione importantissima di cosa significassero i canti, i runi, per i loro presentatori, i cantanti; si arriva alla conclusione che i cantanti, spesso, non ne comprendevano il significato, o avevano soltanto un’idea molto vaga di cosa potessero significare le parole e le storie che cantavano. Poi si ritorna alle occasioni durante le quali si cantava nella Carelia di Dvina: si cantava sia nei momenti di riposo, come la sera, prima di andare a dormire, sia durante il lavoro (quando si lavavano i panni, si pescava o si preparava la birra). Alcune di queste occasioni, come appunto quella della preparazione della birra, avevano dei canti speciali – esistono, per esempio, canti sull’origine della birra, una specie di ricette epiche o liriche per la preparazione della birra.

Viene menzionato il villaggio di Pirttilahti, dove si trova l’unico edificio careliano che mostra abitazioni comuni per uomini e animali, come si usava nella Carelia dei tempi antichi. Si parla anche del villaggio di Uhtua.

Sull’esempio dei cimiteri careliani, si mostra la maniera in cui si siano sovrapposte le credenze originali del posto, cioè quelle pagane (ad esempio, la credenza negli spiriti dei defunti o varie credenze espresse negli incantesimi), con la religione cristiano-ortodossa, la religione prevalente ed “ufficiale” in tutta la Carelia. I cimiteri careliani sono dei luoghi sacri, dove tutto può crescere e cadere. Se un albero cadeva sulla tomba, lo si doveva lasciare così, perché era proibito toccare qualsiasi cosa. Ai defunti veniva costruita “kropnitsa”, una specie di croce col tettuccio, che era, in effetti, l’abitazione del defunto. Importante era lasciar un’apertura nella costruzione, perché il defunto potesse guardare il mondo terrestre e respirare.

Dal tema dei cimiteri careliani, si passa al tema dei lamenti, dei pianti funebri, di quelli nuziali e, poi, alla cerimonia nuziale, che in Carelia durava vari giorni. Si enfatizza come, nella Carelia di Dvina, i canti formassero una parte indivisibile delle situazioni festive.

La parte seguente del video ritorna sull'argomento dei raccoglitori di poesia popolare, e cita, tra i colleghi e successori di Lönnrot, anche Castrén e D.E.D. Europaeus. In tutto, la Carelia di Dvina ha regalato al mondo quasi 200.000 versi di poesia popolare, ed è stata di grandissima ispirazione anche per le arti; a questo punto, viene discusso soprattutto il fenomeno del "carelianismo" e della sua influenza su architettura, pittura (ad esempio su Akseli Gallén-Kallela e Eero Järnefelt), musica (Jan Sibelius) e letteratura (Juhani Aho ed Eino Leino). Per quel che riguarda la rappresentazione visuale della Carelia, l'influenza più forte sulle generazioni successive fu quella esercitata dalle fotografie di I. K. Inha (fatte soprattutto nell'ultimo decennio del XIX sec.), le quali hanno contribuito anche alla miticizzazione della Carelia.

Alla fine del documentario, poi, vediamo il villaggio di Venehjärvi, uno dei più belli della Carelia di Dvina, dove è stato artificialmente reintrodotto il rito di "pohko", cioè il sacrificio del montone nel mese di agosto. Questa celebrazione, sicuramente di più facile attuazione, poteva compensare il mancato pellegrinaggio (che era obbligatorio) al monastero. Il montone veniva sacrificato al centro del villaggio, la sua carne cotta e, come da tradizione, mangiata soltanto dagli uomini.

Il video si conclude con la frase seguente: "L'influenza della cultura della Carelia di Dvina sulle scienze, sulle arti finlandesi e, in generale, su tutta la cultura finlandese è più profonda di qualsiasi altro fenomeno degli ultimi duecento anni".

Prima di concentrarci sul Kalevala, guardiamo brevemente le altre opere di Lönnrot: dopo la pubblicazione del Vecchio Kalevala Lönnrot non considerava però conclusa la sua fatica, e appena fu possibile, approfittando di una borsa della Società per la Letteratura Finlandese, percorse nuovamente il nord della Finlandia e la Carelia, dedicandosi questa volta soprattutto alla raccolta dei canti di carattere lirico. Nel 1840-41 pubblicò una raccolta di 600 poesie liriche, ballate e canti storici sotto il titolo Kanteletar, taikka Suomen kansan vanhoja lauluja ja virsiä (Kanteletar, ossia le antiche canzoni e i salmi del popolo finlandese). Nella prefazione, Lönnrot descrive il suo approccio alla poesia popolare, e al popolo in generale; le sue concezioni sono tipicamente romantiche e la prefazione della Kanteletar viene perciò chiamata il testo più romantico della letteratura finlandese. In effetti, la prefazione illustra benissimo il fenomeno del romanticismo in Finlandia. Come abbiamo detto già in primavera, il romanticismo in Finlandia appare in una forma più lieve rispetto alle letterature europee, manifestandosi principalmente nei seguenti punti: concetto di natura, inclinazione al panteismo e concetto di nazione, manifestata soprattutto appunto nell’interesse per la cultura popolare e per la tradizione orale, dove si cercava la cosiddetta “anima pura della nazione”. Per questa ragione, le manifestazioni del romanticismo più accentuate si trovano appunto negli atteggiamenti di scrittori ed intellettuali verso il popolo e il folclore, mentre le creazioni del romanticismo puramente letterario rimangono poche e sbiadite.

I viaggi successivi furono verso l’estremo nord (Lapponia finlandese e russa, insieme con il finnougrista M.Castrén) e al sud, in Estonia. Nel 1842, Lönnrot pubblicò una raccolta di proverbi Suomen kansan sananlaskuja (Proverbi del popolo finlandese) e due anni dopo una raccolta di indovinelli Suomen kansan arvoituksia (Indovinelli del popolo finlandese). Dopo la morte di Castrén, Lönnrot diventò professore di lingua e letteratura finlandese all'università di Helsinki, dove, nel 1848, tenne la prima serie di lezioni in lingua finlandse. Le ultime due pubblicazioni di Lönnrot di una certa importanza apparvero nel 1880, e furono una collezione di canti magici, Suomen kansan muinaisia loitsurunoja (Incantesimi antichi del popolo finlandese) e un monumentale dizionario finlandese-svedese di 200.000 voci Suomalais-ruotsalainen sanakirja (Il dizionario finlandese-svedese). Lönnrot ebbe anche un'importante attività giornalistica: fu il fondatore della prima rivista in lingua finlandese, "Mehiläinen" (L'ape).

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  • Profilo di letteratura finlandese
  • Romanzo storico finlandese
  • Il "Kalevala" e la poesia popolare finlandese

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