itinerari culturali tra Italia e Finlandia 

Il "Kalevala" e la poesia popolare finlandese

 

Una descrizione del cantore popolare fu riportata anche da uno dei primi viaggiatori stranieri ad attraversare la Finlandia, dal Sud fino all’Oceano Artico, alla fine del XVIII secolo, Giuseppe Acerbi, un mantovano che rese nota la poesia popolare finlandese nel suo libro in inglese dal titolo Travels through Sweden, Finland and Lapland to the North Cape in the years 1789 and 1799, pubblicato nel 1802 a Londra. Nel 1832 fu preparata una versione italiana a cura di Giuseppe Belloni dal titolo Viaggio al Capo-Nord fatto l’anno 1799 dal sig. Cavaliere Giuseppe Acerbi ora I.R. Console Generale in Egitto. Compendiato e per la prima volta pubblicato in Italia da Giuseppe Belloni Antico Militare Italiano, Milano 1832. Acerbi descrisse la ricchezza della poesia popolare finlandese e riportò in citazione un canto il cui testo gli era stato consegnato a Turku dal poeta e professore Frans Mikael Franzén (1772-1847), un alunno di Porthan. Si tratta del canto Jos mun tuttuni tulisi. Nei vari numeri della rivista "Settentrione", ci sono molti articoli su Acerbi, come ad esempio quello di De Caprio “Panorami del Nord in G. Acerbi”, che analizza il modo di raccontare il paesaggio nordico e la maniera in cui Acerbi fu influenzato sia dai concetti classicisti, sia da quelli preromantici.

Durante l'ultima tappa del suo viaggio, Acerbi fu accompagnato da un generale svedese, il conte Anders Fredrik Skjöldebrand, pittore e studioso, il quale intraprese un viaggio simile in Finlandia e ne pubblicò il racconto nel libro in francese Voyage pittoresque au Cap du Nord (1801-02) e anche lui citava il canto Jos mun tuttuni tulisi.

I libri di S. e A. furono letti in diverse parti di Europa. Il canto riportato attirò l’attenzione di Goethe che lo tradusse in tedesco e lo pubblicò col nome di Finnisches Lied. I lettori tedeschi furono introdotti all’argomento anche grazie allo studioso H.R. von Schröter, il quale pubblicò a Uppsala, in Svezia, la raccolta bilingue Finnische Runen (1819/34).

Con l’attività di Schröter, anticipiamo già le attività degli studiosi del 19mo secolo, influenzati dalle idee del filosofo tedesco Herder (1744-1803), soprattutto dalla sua concezione di nazione basata sulla lingua locale e sulla letteratura orale. Si è discusso a lungo sulla possibile influenza di Herder su Porthan; dal momento che la pubblicazione delle opere più importanti di Herder è di poco anteriore rispetto al De poësi fennica di Porthan, sembra improbabile che i pensieri di Herder abbiano avuto un ruolo importante nella sua formazione. Porthan, da vero illuminista, mantenne sempre le distanze dalle tendenze del romanticismo. Porthan, però, fu sicuramente a conoscenza de I canti di Ossian, una raccolta delle traduzioni di canti popolari pubblicata per la prima volta 1759, un fenomeno questo che viene di solito classificato come preromantico, e frutto del primo rinascimento nazionale scozzese. La raccolta fu presentata da James Macpherson, un maestro di campagna che aveva deciso di promuovere la Scozia presentando la bellezza, l’antichità e il valore artistico della poesia popolare scozzese. La raccolta presentava, almeno a detta dell’autore, dei frammenti dell’antico bardo scozzese di nome Ossian, tradotti in inglese da Macpherson. Ancor oggi si discute sull’autenticità dei canti – naturalmente, la base è rappresentata dalla poesia popolare autentica, che Macpherson, senza altro, doveva conoscere molto bene, ma il suo intervento, il suo contributo rimane un mistero. Alcuni studiosi pensano che i testi siano più o meno autentici, probabilmente adattati da Macpherson durante il processo di traduzione; per altri ricercatori, invece, sono dei falsi evidenti, e, secondo loro, l’intenzione di Macpherson era, all’inizio, di creare questi canti direttamente in gaelico, ma non conoscendo abbastanza la lingua, li scrisse in inglese e li presentò come delle traduzioni. Per noi traduttori è una bella dimostrazione di come una traduzione, più o meno inventata, possa aiutare lo sviluppo di un movimento così importante come quello del rinascimento nazionale.

L’attività di Macpherson, tipico esempio di patriottismo illuminista-preromantico, voleva soprattutto mettere in luce i popoli e le nazioni delle zone periferiche ed elevare le culture ai margini allo stesso livello di importanza di quelle antiche e più centrali. (Tutto questo per preservare qualcosa che sarebbe andato perso). I canti di Ossian rappresentano anche l’inizio dei tentativi di costruire la ”memoria del popolo”, la storia della nazione, creare l’eredita culturale anche attraverso finzioni più o meno grandi. Molti particolari del modo in cui Macpherson presentò la sua opera poterono essere usati anche nel contesto finlandese: ad esempio, l’enfasi sulla saggezza del popolo di campagna, di provincia e periferia (in Gran Bretagna motivata tra l’altro dalle aspirazioni degli intellettuali di liberarsi dall’influenza del potere centrale) consentì di trasformare in punti forti quelle caratteristiche che erano state sempre viste come debolezze – vale a dire il carattere rurale, agrario della Finlandia, il suo isolamento geografico, la sua perifericità, l’assenza di grandi centri urbani. Queste tendenze esercitarono una sicura influenza su Porthan, il quale, oltre a Macpherson, conosceva anche dei poeti preromantici inglesi, Edward Young e Thomas Gray. La poesia di Gray Elegy Written in a Country Churchyard porta appunto questo messaggio: descrivendo le lapidi semplici, senza epitaffi e coperte di muschio in un cimitero di campagna e paragonandole alle tombe pompose, con epitaffi in lingue classiche (latino e greco), incomprensibili al popolo generale, Gray vuole dare voce a ”quello che non ha ancora parlato”, alla cultura popolare, fino ad adesso resa muta, ma in realtà ricchissima e vicinissima alla natura, che, come sappiamo, nel romanticismo viene concepita come la vera sorgente di verità e divinità.

Un altro aspetto fu il capovolgimento della contrapposizione nord x sud: le culture del sud vengono presentate come vecchie e stanche, degenerate e ormai passate, mentre al nord sorge una cultura nuova, fresca, giovane, quella che ”non ha ancora parlato” ma, naturalmente, ha moltissimo da dire. Quest’idea della ”musa del nord” veniva rafforzata anche dai pensieri di Montesquieu (1679-1755), sopratutto dalle sue concezioni dell’influenza del clima sulla mentalità dei vari popoli: i popoli del nord sono più tenaci e laboriosi perché devono combattere con condizioni climatiche molto dure; sono più vicini alla natura e anche a Dio (questo concetto verrà usato sopratutto dai romantici con le loro tendenze panteistiche); di conseguenza, anche le culture e letterature nordiche sono più meditative, più profonde di quelle del sud.

Un altro impulso importante fu il culto di natura e naturalità, della “semplicità primitiva”, tratto dal pensiero di J.J. Rousseau. Non abbiamo abbastanza tempo per fermarci su questo argomento, ma chi vuole può far riferimento ai saggi di Matti Klinge, che ha analizzato l’importanza della cosiddetta identità nordica per la formazione dell’identità finlandese.

Anche se ispirato da queste idee, nel suo rapporto con la poesia popolare, Porthan evitò fino alla fine l’atteggiamento romantico più accentuato, caratterizzato dalla forte idealizzazione dello ”spirito del popolo”, visto come l’unica forza capace di formare lo ”spirito della nazione” e di produrre verità e saggezze più autentiche e spontanee e quindi più vere e profonde e di maggior valore rispetto a quelle ”artificiali”, create dai studiosi e scienziati. Seguendo la sua convinzione illuminista, Porthan sentì la necessità di raccogliere e conservare negli archivi più materiale possibile, studiarlo e analizzarlo, ma, da buon illuminista, egli sentiva anche che la cultura ”alta”, la scienza e la conoscenza (o, usando i nostri termini, la ”grande tradizione” in senso generale), avrebbero alla fine sostituito, in forma più o meno maggiore, la cultura popolare, caratterizzata da paganesimo e ignoranza. Allo stesso modo, non rimase soggetto dell’ideologizzazione romantica del nazionalismo. Così come Macpherson fu un suddito leale dell’Impero britannico (egli scrisse tra l’altro una storia dell’Impero), Porthan lo fu del regno svedese, formulando il suo concetto di patriottismo, vale a dire di esistenza ”di due patrie dei finlandesi”, la patria ”più ampia”, cioè il regno svedese, e la patria ”più stretta”, cioè la Finlandia (più o meno la Finlandia di oggi).

2.2. Gli studiosi del periodo del romanticismo

I romantici di Turku. L’approccio romantico alla poesia popolare ha luogo, quindi, grazie all’influenza di Herder e in Finlandia si manifesta nei circoli vicini all’Accademia di Turku; questi personaggi del primo trentennio del 19mo secolo vengono chiamati, secondo Kai Laitinen “con un po’ d’esagerazione”, i “romantici di Turku”; con un po’ d’esagerazione perché questi accademici erano ancora chiaramente influenzati da Porthan e dalla tradizione illuministica. Il loro tipo di patriottismo, comunque, si evolveva gradualmente in nazionalismo di tipo romantico; questi accademici si proposero come scopo principale la creazione di una cultura finlandese propria, seguendo lo slogan che si pensa sia stato creato da uno di loro, Adolf Ivar Arwidsson (1791-1858), “svedesi non siamo, russi non vogliamo essere, e dunque dobbiamo essere finlandesi”. Arwidsson era, comunque, l’unico di questi personaggi culturali a essere un romantico nel vero senso della parola; lui spinse il suo ideale nazionale e di riforme sociali così all’eccesso da essere costretto a lasciare il Paese per la Svezia.

Altri seguirono la strada di Arwidsson con maggior cautela, e molti di loro cercarono di creare una cultura indipendente soprattutto attraverso l’interesse per poesia popolare, che raccoglievano e pubblicavano. Essi svilupparono quest’interesse, infuso in loro da Porthan, già secondo lo spirito romantico, ispirandosi soprattutto al romanticismo tedesco e svedese. La maggior parte di loro studiò a Uppsala, dove conobbero anche il già citato studioso tedesco H.R.Schröter, il quale iniziò ad interessarsi della poesia popolare finlandese proprio grazie all’influenza di questi suoi colleghi.

Uno dei primi studiosi a pubblicare una raccolta di poesia popolare nei dialetti finlandesi fu Zacharias Topelius, detto il vecchio (per differenziarlo dal figlio, lo scrittore Zacharias Topelius, autore dei romanzi storici e popolarissimo autore di letteratura per bambini). Raccolse la poesia popolare soprattutto nella Finlandia centro-nord e occidentale; ascoltando i ricchissimi canti dei venditori careliani, che viaggiavano dalla Carelia fino alla costa occidentale della Finlandia, fu il primo a sospettare che la zona più ricca di poesia popolare fosse la Carelia, soprattutto la Carelia nordorientale, la cosiddetta Carelia di Dvina, provincia di Arcangelo.

Mentre Topelius pubblicava i canti abbastanza fedelmente, il suo collega Karl Axel Gottlund, che aveva scelto la Finlandia centrale come suo luogo di ricerca, creava dalle varie versioni ascoltate, delle variante “ideali”, cioè adattate da lui stesso secondo i principi poetici estetici che egli riteneva più appropriati; egli tendeva anche ad unire i frammenti brevi in unità più ampie. Questo stesso metodo fu poi adottato anche da Lönnrot, con buona pace dei folcloristi, i quali cosi non hanno più accesso ad un’“autentica” poesia popolare. C’è da dire, però, che Gottlund annotava molto attentamente i nomi dei cantori, il luogo e la data, un metodo abbastanza raro tra i raccoglitori di quei tempi.

In un suo articolo, pubblicato in Svezia nel 1817, Gottlund predisse, in un certo senso, la nascita del Kalevala, dicendo che dai canti popolari antichi si sarebbe potuto creare un insieme, un poema epico, un dramma o qualcosa per mettere in luce un nuovo Omero, Ossian o Niebelunglied. Questo pensiero è importantissimo perché ci permette di vedere come, pian piano, nasceva l’idea della creazione di un poema epico nazionale finlandese.

Inutile dire, tutti questi studiosi erano di lingua svedese; nella prima metà del 19mo secolo, in effetti, questa era l’unica lingua sul territorio della Finlandia, oltre al latino, ancora usato negli ambienti universitari. L’altro raccoglitore del circolo dei “romantici di Turku” che citiamo, Reinhold von Becker, anche lui di lingua svedese, cercava, comunque, di pubblicare in finlandese non solo le sue raccolte di poesia popolare, ma anche i suoi saggi. Però, dal momento che il finlandese non esisteva ancora come lingua scritta, i tentativi di von Becker provocarono la cosiddetta “battaglia dei dialetti” – i vari studiosi discutevano, piuttosto animatamente, su quale dialetto dovesse costituire la base per il finlandese letterario. Il cosiddetto “padre della lingua e letteratura finlandese” Mikael Agricola, il primo vescovo luterano in Finlandia, nelle sue opere del XVI secolo, che sono anche i primi testi in lingua finlandese, si basò sui dialetti occidentali, in quanto viveva a Turku, la capitale ecclesiastica della Finlandia, sulla costiera occidentale. Questa tendenza poi continuò finche i romantici di Turku non iniziarono il dibattito. Secondo alcuni era necessario continuare con i dialetti occidentali, secondo altri la base della lingua nazionale doveva essere costituita da qualche altro dialetto, ad esempio quello della provincia di Savo nella Finlandia centrale. Altri ancora, poi, sostenevano che ognuno dovesse decidere che dialetto parlare. Come vedremo, questa “battaglia” venne, più o meno, risolta soltanto grazie a Lönnrot e al Kalevala.

Se i “romantici di Turku” furono, insieme a Porthan, i più importanti precursori di Lönnrot per quel che riguarda l’approccio alla poesia popolare e la revisione dei canti raccolti, per quanto riguarda i viaggi di ricerca e di raccolta, l’antesignano fu, senza dubbio, Anders Johan Sjögren, uno dei primi studiosi finnougristi, come diremmo oggi, ed uno di quelli che più attivamente assorbirono le idee di Herder sulla poesia popolare come espressione dell’anima della nazione. Influenzato dal concetto di Bjarmia/Permia e dalle sue idee sull’affinità balto-finnica e finno-ugrica, Sjögren intraprese lunghi viaggi anche nelle zone della Russia settentrionale, abitate dai popoli finnougrici, e nella Carelia di Dvina, e le sue ricerche di costumi, lingue, onomastica ecc., formarono una base importantissima per viaggi di ricerca di Lönnrot, che tratteremo tra poco.

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Testi

  • Profilo di letteratura finlandese
  • Romanzo storico finlandese
  • Il "Kalevala" e la poesia popolare finlandese

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