itinerari culturali tra Italia e Finlandia 

Il "Kalevala" e la poesia popolare finlandese

Veniamo adesso al canto.

La Morte personificata, mentre scia verso una casa, pensa a chi sia la persona più adatta da portar via. La scelta cade sulla nuora e manifesta il messaggio della composizione: un'elegia per questo membro della famiglia, sovraccarico di lavoro. Non è una poesia molto ottimista. Troviamo fusi i particolari della vita quotidiana della famiglia rurale e il senso onnipresente della morte, che è un tema molto tipico della poesia medievale sia popolare che artificiale, e anche di quella religiosa. Analizzando questo canto i folcloristi hanno concluso che, anche se la personificazione della morte è tipica per il pensiero medievale in generale e la struttura del “climax dei parenti” è conosciuta in tutt'Europa, la maniera in cui sono impiegati e l'emotività del poema, la maniera in cui l'io lirico/la narratrice esprime i suoi sentimenti non hanno corrispondenti al di fuori dell'area balto-finnica. Si pensa, come abbiamo detto, che sia un canto medievale ma la datazione non è sicura (si pensa che risalga al 1200-1300 circa). Ci sono, poi, delle teorie che fanno risalire questa poesia a ispirazioni barocche, per il tema tipicamente barocco della morte. In questo caso, il traduttore non ha mantenuto il metro kalevaliano (che in italiano è difficile da rendere).

La traduzione, poi, manca di qualche elemento, perché nella versione originale si hanno molte più parole specifiche che indicano un’atmosfera nordica, invernale, nevosa, mentre in italiano le parole usate sono più neutrali. Ma, comunque, sono pareri personali, non esiste, da questo punto di vista, una versione giusta o sbagliata; il traduttore, in questo caso, ha puntato sulla resa fedele del ritmo, riuscendo bene nel suo intento. Nella versione italiana abbiamo “Chi della casa porto via?” mentre in finlandese traducendo letteralmente si ha “Chi uccido della casa?”, quindi è molto più forte, molto più drammatico, molto più crudele. Anche la traduzione di “pineta” potrebbe essere resa in un altro modo, poiché in italiano il pino non dà un’idea forte dell'inverno e del nord. L’autore della versione originale, probabilmente, ha usato la parola pino non tanto per il significato quanto forse più per uno scopo di allitterazione. Forse si sarebbero potuti inserire nella traduzione più riferimenti alla natura nordica tenendo conto del fatto che in ogni caso qualcosa dell’atmosfera si perde nella traduzione (comunque il traduttore, a mio parere, dovrebbe sempre cercare di rendere fedelmente l'atmosfera originale). Questo poi possiamo discuterlo quando tratteremo delle traduzioni: noi siamo curiosissimi di sentire i vostri pareri sulla traduzione, visto che forse sarete dei futuri traduttori.

Passiamo ora alle Ninne nanne. Le abbiamo messe come gruppo a parte perché sono, nell’area balto-finnica, nei dialetti careliani e finlandesi, talmente tante e talmente interessanti che penso sia giusto trattarle un po' più a fondo. Se consultate il libro di Paola Loikala, potete vedere un altro tipo di divisione della poesia lirica.

Le ninne nanne riflettono lo stato d’animo delle donne nei confronti della maternità: l’amore materno viene di solito rappresentato come un istinto primordiale che supera qualsiasi ostacolo, anche la morte (anche questi sono dei temi universali). Il rapporto fra madre e figli è rappresentato come quello più forte, più forte ancora di quello tra la donna e l’uomo ecc; tutti gli altri sembrano esclusi da questo mondo. La tenerezza del rapporto viene espressa, come nelle ninne nanne in altre lingue, con linguaggio affettivo e vezzeggiativo. Allo stesso tempo, però, le ninne nanne diventano sfoghi per la durezza della vita della donna o della vita in generale, e spessissimo viene augurato al bambino un futuro migliore, soprattutto in termini economici - molto spesso si parla, si sogna della ricchezza, del benessere che si augura al piccolo - La madre spesso esprime le sue preoccupazioni per l'avvenire e la vita del figlio. Un figlio maschio è sempre più voluto, in quanto sarà l’appoggio della famiglia , a suo tempo poi si sposerà e ciò significa che ci sarà in casa anche la nuora per “portare l’acqua”, cioè per fare i lavori più pesanti. Invece per una femminuccia si può sperare solo un buon matrimonio. Possiamo vedere un brano che mette in evidenza l'importanza della nascita di un figlio rispetto ad una figlia. (Lettura brano). Come vediamo, il figlio è visto come una forza grazie a cui cresce il raccolto, mentre quando nasce una figlia non è nato nulla ed è cresciuta la pena.                           

La madre cerca molto spesso di sfuggire nel mondo dei sogni dalle sue preoccupazioni e dalla realtà quotidiana, ma anche qui la paura del futuro e della morte è sempre presente. Il fatto che la mortalità infantile fosse molto alta può fornire una delle spiegazioni al tema delle ninne nanne nelle quali si immagina di cullare il figlio nell’aldilà. Le varianti di questo tema, che come dicono i folcloristi finlandesi, è sconosciuto ad altre popolazioni, sono piuttosto numerose nell’area balto-finnica. Ma le ninnananne di questo tipo potrebbero anche essere considerate come una dimostrazione della forza dell'amore materno, del fatto che il legame tra madre e figlio/figlia non si spezzerà mai e continuerà anche dopo la morte. La madre si consola cantando e, come dice anche Paula Loikala nella sua antologia, crea attraverso la poesia un mondo di sogni, privo di sofferenza: dal punto di vista psicologico è comprensibile che il sonno venga paragonato all'eterno riposo – un parallelo antichissimo.

Noi ora possiamo vedere la più conosciuta, la più famosa di queste ninne nanne Tuuti lasta Tuonelahan, cioè “Cullo il mio bambino a Tuonela”. Questa poesia è stata interpretata anche in modo diverso: la mamma si augura una morte precoce per il suo bambino e con questi versi quasi estatici raffigura il felice sonno nella tomba o in Tuonela, posto sicuramente meno duro che il mondo dei vivi. La poesia è un bellissimo esempio dell'uso dell'allitterazione, dove appare anche l'allitterazione più completa, quelle delle consonanti uguali seguite dalle stesse vocali. La ripetizione della "u" rende la poesia una composizione dalla melodia triste e profonda, piena di malinconia tranquilla. Tuuti lasta Tuonelahan è anche un chiaro esempio dell'influenza diretta della poesia popolare sulla letteratura finlandese. Lo scrittore Aleksis Kivi, l'autore, nel 1870, del primo romanzo in finlandese, I sette fratelli, ha concluso il suo romanzo con la poesia dal titolo “Il canto del mio cuore”, che ha lo stesso argomento di questa nostra ninnananna. Anche Kivi fa uso ripetuto degli stessi suoni, per rendere il suo canto mistico e profondo; nonostante ciò, tuttavia, la sua opera è da ritenersi completamente originale.

Passiamo ora ad un esame più profondo di questo testo. Noi abbiamo due versioni dello stesso testo finlandese preso dalla Kanteletar (si tratta, quindi, di una versione già adattata da Lönnrot . Tuoni e Mana sono i nomi per il Signore della morte, e Tuonela e Manala sono i nomi del regno della morte, dell’aldilà. Queste allusioni mitologiche sono sempre un problema per i traduttori perché, se non c’è possibilità di mettere qualche nota, qualche spiegazione o qualche introduzione alla poesia, allora si ha il problema di cosa fare, se eliminarli, cambiandoli, oppure lasciarli. Tuona e Mana, ad esempio, hanno un che di mistico per i Finlandesi, ma, naturalmente, i lettori stranieri non hanno le stesse cognizioni dei lettori finlandesi. In inglese, per esempio, questa poesia è stata tradotta omettendo tutte queste parole originali e usando le espressioni ‘il regno della morte’ o ‘la morte’. E’ comunque una scelta difficilissima, qualsiasi strada uno prenda ci sono sempre i pro e i contro. Per quel che riguarda le versioni italiane a nostra disposizione, possiamo vedere che Paula Loikala ha in effetti fatto una traduzione molto fedele, linguisticamente, all’originale. Eeva Uotila Arcelli, invece, ha forse reso meglio l’atmosfera e ha anche cercato di mettere in risalto i significati nascosti delle parole. Ad es. ha tradotto quello che letteralmente era “Ninna nanna al mio moretto” con “dormi dormi povero mio”, che allude agli altri significati della parola ‘tumma’ che, sì, vuol dire ‘scuro’, ma che nella poesia popolare aveva tante associazioni con la morte perché la morte veniva concepito come qualcosa di buio, scuro, freddo. Come abbiamo detto, anche Tuonela e Pohjola, l’ingresso prima del Tuonela, venivano descritte come delle terre lontane al nord dove è buio, dove tutto è scuro, dove tutto è gelido, allora il freddo e il buio erano due elementi importantissimi. Qui abbiamo dunque ‘dormi dormi povero mio’, nel senso cioè che già si vuole alludere alla morte.

Le interpretazioni di questa ninna nanna sono numerose; si pensava che venisse cantata al bambino morto, quando la mamma lo voleva accompagnare, secondo le credenze, nell’aldilà, ma sappiamo anche che venivano cantate ai bambini vivi, come un’espressione della durezza della vita: è meglio stare a Tuonela, meglio morire che vivere. Leggendo i saggi di Paula Loikala e di Senni Timonen - due autrici che hanno scritto su questo argomento dei saggi in italiano - vediamo come loro abbiano scelto interpretazioni diverse: una più sul sogno, sulla consolazione, su cose immaginate e, in ogni caso, si augura al bambino il meglio; l'altra più naturalista, più pessimista, che vede il bambino già morto. Senni Timonen scrive che si pensa che le mamme augurassero la morte ai bambini malati o poveri, piuttosto che la sofferenza - questa è un’interpretazione più concreta, più letteraria ma ce ne sono altre più metaforiche.

Abbiamo un bellissimo esempio di allitterazione completa, dove non solo il primo suono coincide, ma persino tutta la sillaba: ‘tuuti tuuti tuumaistani’ - la "t" e la "u" si ripetono in tutte le parole del verso, anche nel secondo, nel terzo e nel quarto fino alla posposizione nel quinto verso. Naturalmente non è per caso che anche la parola Tuonela, poi, allitteri con la parola inventata onomatopeica ‘tuuti tuuti’, il verso cioè di quando si culla il bambino. La vocale "u" nella poesia finlandese, sia popolare sia artificiale, viene concepita come una vocale che esprime melodia ma anche malinconia, tristezza. Poi anche il passo ‘le donne di Tuoni’ (Tuonen euko) è difficile da tradurre perché non si tratta di donne vere, ma di esseri mitologici, si potrebbe dire le fate di Tuoni.

Eeva Uotila Arcelli ha risolto solo parzialmente il dilemma, lasciando ‘le donne di Tuonela’ ma poi usando anche ‘le spose della morte’, per alludere con più forza alla vicinanza alla morte. Penso che l’utilizzo della parola ‘le nuore di Mana’ qui è, come in casi precedenti, presente per l’allitterazione; queste fate dell’aldilà che vengono chiamate a volte donne a volte nuore. Quelli di voi che hanno assistito alle mie lezioni in primavera forse si ricordano che abbiamo parlato di quella poesia di Eino Leino in cui c’era Tuonela e ‘la casa di Tuonela’, che in effetti era una metafora per la morte; questo per dire che questi temi si trovano come fonte di ispirazione della poesia moderna. Ad esempio, ci sono dei giovani poeti e delle giovani poetesse finlandesi che fanno parte di un gruppo che si chiama Forza Giovane (nome solo in parte ironico). Una di queste poetesse, laureata in filosofia, si rifà molto a questa mitologia antica e allo sciamanismo; in una sua raccolta, appunto, si fanno tantissime allusioni a queste immagini della poesia popolare.

Segnaliamo infine un gruppo finlandese di giovani musicisti chiamato Värttinä, nato verso la fine degli anni 80, e che ha preso come fonte di ispirazione il folclore ingriano. Fanno spettacoli anche all’estero e la canzone cui ci riferiamo è dal loro album “Oi dai”. Penso che la loro fama in Finlandia sia dovuta anche al fatto che scelgono delle liriche sconosciute - perché censurate - liriche molto coraggiose, che parlano di sesso, del rapporto tra uomo e donna in una maniera molto naturalistica. Da un punto di vista folcloristico, è un’opera molto importante perché possiamo conoscere anche quelle liriche che, non essendo contenute nella Kanteletar per la loro audacia, rimarrebbero sconosciute.

Chi è interessato ai paragoni tra la lirica popolare - soprattutto quella femminile - finlandese e italiana può far riferimento all'articolo di Eeva Uotila Arcelli ‘La donna nella poesia popolare finlandese e italiana’. La Uotila mette in evidenza sia i punti di convergenza sia le differenze tra le due tradizioni. Per quanto riguarda la poesia lirica in generale, la differenza più palese è forse la mancanza di canti d’amore nella tradizione finlandese e l'abbondanza di serenate nella tradizione italiana; le serenate, comunque, erano sempre cantate da uomini e i canti popolari delle ragazze italiane parlano d’amore in un modo molto timido, molto velato. La sessualità della donna nella cultura mediterranea sembra molto più complicata e conflittuale di quella nordica (nei canti italiani, la Uotila mette in evidenza, per esempio, il frequente tema dell’orrore di perdere la verginità, tema che non si trova molto nei canti finlandesi o nordici in generale. La contraddizione dei vari ruoli che la donna deve sostenere nel corso della vita, spesso anche simultaneamente, sembra essere più accentuata nella poesia popolare italiana. Qui si intende soprattutto il ruolo della donna bella, seducente e desiderabile che, però, per avere valore come merce, per essere eleggibile per il matrimonio, deve essere allo stesso tempo vergine illibata, la quale, dopo il matrimonio, perde la sua sensualità e diventa una specie di madonna, di matrona. La donna nordica finlandese, dice la Uotila Arcelli, sembra essere a confronto meno complicata e più realistica “un essere umano femminile su cui non pesano tanti miti”, anche se la doppia morale europea non ha certo risparmiato nemmeno la donna nordica dei secoli passati. I lamenti per la sofferenza delle nuore sono abbastanza simili in tutte e due le tradizioni ma la donna nordica appare più ribelle e qui la Uotila Arcelli fa riferimento ad una sorta di sottogruppo dei canti di donne sposate, introdotto negli ultimi decenni dalle studiose femministe e chiamati “canti di rancore e ostinazione” oppure “canti di odio e ribellione”, che esprimono uno spirito di ribellione e la resistenza alla sottomissione che era richiesta alla donna. Fino a poco tempo fa, questo fenomeno mancava quasi completamente nella tradizione italiana ma, sempre negli ultimi decenni, è stato scoperto anche qui, soprattutto grazie all’uscita di alcune raccolte non censurate, in particolare i “Canti della protesta femminile” pubblicati a Roma nel 1977 (a cura di Agata Currà et al.)

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