itinerari culturali tra Italia e Finlandia 

Il "Kalevala" e la poesia popolare finlandese

Veniamo adesso al famoso canto Jos minun tuttuni tulisi, uno dei brani di poesia popolare più tradotti in assoluto. Questa poesia è stata resa famosa anche dal viaggiatore e ricercatore italiano Giuseppe Acerbi, il quale la presentò come la composizione di “una semplice contadinella finlandese”, chiamata da lui “la Saffo finlandese”. Di questa poesia sono state raccolte 157 varianti, ben otto nella Finlandia occidentale, nella regione di Pohjanmaa - l’Ostrobotnia (vecchio nome svedese latinizzato) - da dove poi, probabilmente, si diffuse fino alla Carelia orientale e all’Ingria.

Noi possiamo iniziare confrontando la traduzione di Acerbi, la prima in ordine cronologico, citata anche da Gummerus nella Storia della letteratura della Finlandia ("Se venisse, se venisse ancora / il mio primo amore..." e poi passando a quella di M.A. Jannella-Helenius, tratta dalla versione italiana della Storia della letteratura finlandese di Kai Laitinen. Che così comincia: "Se l'amato mio caro venisse / se l'amore mio primo apparisse..." Si nota che in quest’ultima traduzione è subito espresso che l’amato è un uomo, invece Acerbi ha reso la cosa più neutrale (più corrispondente alla versione finlandese dove non c’è il genere definito) usando la parola 'amore' e lasciando al lettore l'interpretazione del genere della persona - se la persona in questione è uomo o donna.

La parte considerata sempre più interessante è, naturalmente, quella in cui si dice che l’amato sarebbe irresistibile anche se avesse addosso il sangue del lupo o se lui stesso apparisse sotto le sembianze di un lupo; questi simboli di magia e morte, la presenza del lupo o di altri animali, possono essere interpretati come prova della connessione tra i riti di caccia e la vita erotica.

L'istinto d'amore e quello della morte sono talmente intrecciati tra loro che, quando le traduzioni di questi versi si sono poi diffuse in Europa, molti critici hanno trovato queste metafore quasi estranee al loro concetto dell’amore, e queste poesie sono state messe sullo stesso piano delle ninnananne connesse con l'Aldilà, che mettono in evidenza la continuità e il legame, anche dopo la morte, fra due persone che si amano. Un’interpretazione dice appunto che la poesia potrebbe essere stata composta per una persona già morta fisicamente ma ancora viva nella mente dell’innamorato/a e che lei/lui sarebbe disposto/a a superare qualsiasi ostacolo pur di raggiungere il suo amato, la sua amata, anche nell’Aldilà (riferimento, quindi alle credenze sciamaniche, ai viaggi dello sciamano, ecc.). I famosi versi con richiami al sangue di lupo e al serpente, al desiderio di andare incontro all’amato si ritrovano anche nei lamenti; altre volte sono collegati ai canti lirici degli orfani (come vediamo anche in una delle nostre versioni), in cui si esprime un fortissimo desiderio di avere qualcuno anche se lupo, orso.

Questo lo possiamo vedere anche nelle varie versioni della traduzione: c'è una versione che potremmo decisamente classificare come versi tipici per i canti di orfani; in questa versione, i due sono stati separati per qualche ragione non ben chiara e allora desiderano fortemente di ritrovarsi. In un’altra versione la morte dell’amato invece è evidente: in questo caso, quindi, si tratta di una specie di pianto di vedova.

La 3° versione, invece, parla di un uomo che è lontano, allora qui abbiamo come interpretazione possibile una separazione dovuta alla guerra o al servizio militare e quindi potremmo interpretare la poesia come un pianto per un soldato.

Le prime due, invece, sono varianti del testo che abbiamo letto all’inizio. Se poi guardiamo il canto preso dalla Kanteletar, questa è la versione già adattata da Lönnrot alle aspettative estetiche dei lettori del XIX sec.; possiamo notare come Lönnrot abbia scelto e anche adattato una versione in cui tutto finisce per il meglio, non c'è separazione, malinconia e le immagini violente (come nella versione 'originale') ma alla fine, anzi, smentisce tutto il brutto detto in precedenza “…..ma il mio amato non ha per niente la bocca sporca di sangue di lupo, le mani intrise di veleno di serpe, né ha nel collo sentore di morte. Tutta panna è la sua bocca, sanno di miele le sue labbra, belle ed aggraziate son le sue mani, un gambo di erica il suo collo.”

Nelle traduzioni, poi, abbiamo anche visto come il solo Acerbi, l'autore della prima traduzione, ha scelto di rimanere sul vago per quel che riguarda il sesso della persona amata. Tutti gli altri traduttori, invece, hanno deciso che è il canto di una donna per un uomo (anche se, però, esistono molte varianti raccolte dai ricercatori in cui il recitatore è di sesso maschile).

Non abbiamo a disposizione, purtroppo, le versioni ingriane, contenute nella già citata opera in 33 volumi Antichi poemi del popolo finlandese; in queste versioni, al posto dell’amato viene evocato il padre o la madre: la poesia, allora, diventa una specie di pianto o lamento per il padre o la madre. I titoli di queste versioni, ad esempio, sono “Se venisse mio padre” oppure “Mi sembrava che arrivasse mia madre”, quest’ultima è una variante che parla del desiderio di resuscitare la madre.

Ci sono poi molte contraddizioni nei canti, se li analizziamo logicamente, perché, naturalmente, gli uomini, da vivi, vengono di solito presentati in maniera non sempre ideale ma poi, però, quando muoiono, quando muore il padre, il marito, la donna perde il suo status nella società, rimane sola, perde la sicurezza economica, sorge il problema di come allevare i bambini, di come mandare avanti la famiglia; allora, come vedremo nei canti di vedove, il padre, il marito si idealizzano in una maniera che non corrisponde agli altri canti. Naturalmente non voglio escludere i sentimenti "veri", ma se vogliamo spiegare attraverso i termini della società, entra in gioco anche questo. In molti canti, poi, la vedova si paragona alle altre che hanno ancora il marito ed evoca il suo ritorno per farsi aiutare nel mantenimento dei figli e sostenere nelle difficoltà della vita. Frequentemente si esprime il desiderio di far risuscitare il marito, anche per questa ragione. Il legame tra madre e figlia, poi, è un tipo di relazione che è stato molto discusso recentemente, sopratutto grazie alle ricerche femministe.

Per quanto riguarda la traduzione, vorrei far notare che nel testo finlandese c’è la parola ‘tuttuni’ che nel finlandese moderno non significa propriamente ‘amato’, ma ‘la persona che ho conosciuto’. I traduttori, invece, hanno usato la parola ‘amato’, una parola che dà un senso molto più forte rispetto alla versione originale finlandese. Anche nel secondo verso abbiamo la traduzione ‘se l’amore mio primo apparisse’, ma, in effetti, nella versione finlandese, non c’è un riferimento diretto all’amore, ma piuttosto ad una visione precedente, quindi potrebbe essere anche una persona non fisica, un sogno ad esempio. In effetti, in finlandese sarebbe ‘se arrivasse quello che conosco, quello che ho già visto’, ma non si dice niente di più, potrebbe essere un sogno, un uomo o una donna. Non è, comunque, che c’è una traduzione migliore o peggiore rispetto ad un’altra, dipende solo dall'interpretazione del traduttore. Nella versione di Porceddu è espresso fortemente il concetto di amore, ma non si sa bene se sia uomo o donna; in quella della Loikala, invece, alla fine si arriva a capire che è la donna che canta perché ci sono alcuni riferimento all’uomo. Nelle varie versioni più lunghe è poi di solito il contesto che ci chiarisce chi sia a cantare. Nella versione n°3 , ad esempio, dai versi 13 e seguenti si legge ‘se anch’io avessi un uomo’ (chi canta qui è una donna poiché c’è la parola ‘mies’, uomo).

Tutti questi canti sono ancora in metro kalevaliano, in metro originale, quindi sono più antichi. Sulla base dello stile, questa poesia è stata fatta risalire al tardo medioevo.

Proseguiamo ora con i canti di donne sposate e vedove.

Canti di donne sposate e di vedove. Abbiamo già detto varie volte che il matrimonio significa un grandissimo cambiamento per la donna. Le fanciulle vengono preparate al loro futuro già fin dalla culla, con le ninne nanne. Da tutti canti (canti di donne appena sposate, canti nuziali, lamenti) è evidente la dolorosità del processo di trasformazione da fanciulle quasi felici e spensierate a donne sposate e di solito rassegnate, se non addirittura infelici. Nei loro canti le donne sposate danno sfogo all’insoddisfazione per la cattiva sorte, a volte incolpano se stesse ma spesso incolpano al marito perché ubriaco, violento, povero o poco affettuoso - queste sono le ragioni più frequenti dei loro lamenti. I canti che trattano dei mariti ubriachi sono numerosissimi, così come quelli che trattano della violenza, della povertà, in cui si ricorda che il marito non è capace di procurare il necessario per la famiglia oppure che è poco affettuoso e sembra non interessarsi più alla moglie.

Il ruolo imposto alle ragazze dalla famiglia e dalla società non offriva comunque molta scelta; il matrimonio rappresentava un mezzo economico per sopravvivere: una donna non sposata non aveva alcun diritto alla proprietà, mentre, sposando un benestante, poteva avanzare nella scala sociale. In Finlandia, la legge che concedeva alle donne non sposate almeno un certo diritto alla proprietà entrò in vigore soltanto alla fine del XIX sec., mentre quelle che concedevano la parità soltanto nei primi decenni del XX sec.. La ragazza, però, (così come il ragazzo) non aveva nessuna possibilità di scegliere lo sposo (o la sposa) perché, nell'antica società finlandese, i matrimoni erano di solito combinati, cioè organizzati dai genitori. Come abbiamo già detto parlando dei canti nuziali, la condizione della donna che si sposa cambia radicalmente, la sposa si deve trasferire a casa dello sposo, dove si sente un’estranea, deve sottoporsi alle dure regole della nuova famiglia e perde anche il suo nome che, come diremmo noi oggi, rappresenta la perdita di identità.

La convivenza in grandi gruppi familiari fu presente soprattutto nella Finlandia orientale, in Carelia. Anche se idealizzato da molti, il sistema era naturalmente molto gravoso per le giovani mogli che venivano impiegate di norma nei lavori più pesanti.

Parlavamo della convivenza in grandi gruppi familiari, della posizione della nuora, della giovane sposa che si inserisce nella famiglia del marito. Molti canti parlano apertamente della sottomissione della nuora: frequente è in tali canti il raffronto tra la casa dell’infanzia e l'attuale, tra i parenti di nascita e quelli acquisiti. Metaforicamente comunque, e quindi forse con maggior efficacia, questo tema viene esposto nel canto “La morte che viene sciando”. Questo canto può essere classificato anche come una specie di ballata, quindi come una formazione lirico-epica perché c’è una storia che viene raccontata. Comunque, Lönnrot l’ha inserito nella sua Kanteletar e quindi, tradizionalmente, viene trattato in connessione con la lirica.

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Testi

  • Il "Kalevala" e la poesia popolare finlandese
  • Profilo di letteratura finlandese
  • Romanzo storico finlandese

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