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Il "Kalevala" e la poesia popolare finlandese

Il commercio sistematico con l’Europa ha luogo soltanto a partire dal XIII sec. con la Lega Anseatica, una lega che regolava il commercio tra le città del mar Baltico. Anche dopo lo sviluppo di contatti più regolari con l’Europa occidentale e centrale, dovuti soprattutto alla diffusione del cristianesimo, la trasmissione della cultura “alta” europea attraverso l’istruzione raggiunse solo pochi centri urbani dove la lingua di comunicazione non era nessun idioma balto-finnico ma il russo, lo svedese o il tedesco.

Nell’area balto-finnica, il governo e l’istruzione pubblica erano condotti usando lingue che la maggior parte delle persone parlavano e comprendevano a fatica. Queste persone, che poi erano contadini o comunque membri di classi meno agiate, parlavano le lingue locali e ciò li estraniava ancora di più dalla società e dalla cultura alta. Gli studiosi parlano di tradizione “grande” e tradizione “piccola” per quel che riguarda la cultura e la letteratura finlandese. La tradizione “grande” ha origine dalla letteratura classica dell’antichità e dalla letteratura europea mentre la tradizione “piccola” trova le sue radici nella poesia popolare e si preserva così bene proprio grazie alla scarsa interazione tra le due tradizioni.

La diffusione della cristianità fu il fattore principale che determinò anche la rapidità con cui i vecchi usi e le vecchie credenze furono abbandonate. Questi, infatti, si indebolirono prima in quelle aree dove la chiesa luterana fu erede di quella cattolica romana, soprattutto nella zona della cosiddetta Finlandia Vera ovvero la Finlandia sud-occidentale. Ironia della sorte, l’esempio più antico di poesia popolare finlandese dato alle stampe è contenuto in una condanna pubblicata nel 1452 che trattava l’indecenza di usi e pratiche pagane. Il materiale folcloristico principale si conservò soprattutto in quelle aree feudali dominate dalla chiesa russa ortodossa, i cui preti erano meno preoccupati del possibile pericolo delle vecchie credenze. Inoltre, queste zone ortodosse erano geograficamente ancora più isolate; come ad esempio la Carelia di Dvina una regione di laghi, foreste e paludi, una zona periferica nella sfera di influenza russa e svedese dove gli abitanti vivevano di caccia, pesca e forme rudimentali di agricoltura, un territorio veramente isolato.

La chiesa luterana non riuscì a penetrare in queste zone e quindi la declamazione degli antichi canti sopravvisse lì più che altrove e fino al XIX secolo fiorì come una forma importante di epica popolare. E’ interessante notare come, non distante da queste zone, vi fossero le aree dove la tradizione della “bylina di Novgorod” (poema epico eroico russo) sopravvisse maggiormente, vale a dire tra gli abitanti russi del Lago Onega e del Mar Bianco, area, in effetti, molto vicina alla Carelia di Dvina.

1.1.2. Finlandese? - Passiamo oro, nella nostra decostruzione del titolo, all’aggettivo 'finlandese'. Possiamo chiederci subito se sia giusto usare l’aggettivo finlandese quando, in effetti, vogliamo indicare tutta la zona balto-finnica.

La zona balto-finnica è la zona che parte dal circolo polare artico, procede verso sud lungo i confini attuali della Russia con la Finlandia. Parte dalla Carelia di Dvina, in inglese “Archangel Karelia” (Carelia della provincia di Arcangelo, città russa); i finlandesi chiamano quest’area Vienan Karjala, dal nome del fiume Viena che scorre dal Mar Bianco attraverso questa zona - in russo il nome del fiume è Dvina. C’è un ipotesi sull’origine del nome di Väinämöinen, l’eroe del Kalevala, che sostiene che sia derivato da quello di questo fiume, Viena appunto. Ad ogni modo, quest’area ha preservato delle forme rudimentali di agricoltura e di vita (fino alla seconda metà del XX sec.), continua nella Carelia di Olonets, poi nella Carelia di Ladoga (intorno al lago Ladoga), e scende poi fino alle coste del golfo di Finlandia. Quindi sono comprese le zone vicino S.Pietroburgo, l’istmo di Carelia, l’Ingria e l’Estonia.

L’Ingria non è isolata geograficamente ma è un caso molto interessante perché qui ci fu un isolamento linguistico e religioso piuttosto che geografico che “protesse” i finlandesi dell’Ingria e quelli dell’istmo di Carelia dalla diffusione della nuova cultura. In questo contesto, di particolare interesse sono i gruppi abbastanza grandi di finlandesi luterani che emigrarono in Ingria da aree della Finlandia dell’Est, a seguito dell’espansione svedese del XVII sec. (come è noto, nel XVII secolo la Finlandia faceva parte del regno svedese). Questi finlandesi portarono con sé i propri poemi, usi e costumi che, grazie alla differenza religiosa, sopravvissero nella forma originale quasi per nulla toccati dalle tradizioni dei vicini russi ortodossi, ed inoltre rimasero quasi immuni dagli eccessi del movimento che distrusse la maggior parte della poesia popolare in Finlandia.

La massa di poesia orale trovata in queste aree mostra evidenti caratteri comuni, sia come struttura sia come motivi e temi. Gli eroi dei canti epici compiono le stesse gesta in tutta l’area balto-finnica e viene fatto uso delle stesse espressioni figurative e delle stesse metafore. Questo è bastato a far sì che molti studiosi concludessero che queste poesie, così come le lingue balto-finniche usate per declamarle, avessero un'origine comune. Non abbiamo, però, prove dirette per una simile affermazione. Ci sono stati anche dei tentativi di introdurre termini come poesia epica popolare “finno-careliana” o “balto-finnico-careliana”, termini più precisi, dal punto di vista geografico, rispetto al termine “finlandese”, ma questi termini però lascerebbero fuori altre aree; ad esempio, non sarebbe giusto lasciare fuori la Finlandia occidentale perché, se è pur vero che in quell’area la tradizione della poesia popolare si estinse prima che nelle zone orientali a causa della politica molto dura della chiesa luterana, si pensa che molti temi e motivi dei canti trovati nelle zone orientali avessero avuto origine proprio nella Finlandia occidentale.

Ci sono numerosissime teorie sull’origine delle lingue balto-finniche, dell’origine del finlandese ecc. Secondo la cosiddetta teoria tradizionale dello sviluppo della parentela delle lingue uraliche, ugro-finniche, balto-finniche si sostiene che circa 7000 anni fa (ma gli esperti non concordano su quanti millenni fa) vivevano dei gruppi che parlavano una lingua che i linguisti hanno definito proto-ugrofinnico. Da questa protolingua sostengono che si sviluppò la famiglia delle lingue oggi conosciute col nome di ugro-finniche. Si suppone che il processo di sviluppo dal proto-ugrofinnico al protofinnico, la lingua comune dei finlandesi, careliani, ingriani, ecc. sia durato due-tre mila anni, anche se poi gli etnografi e gli archeologi propendono per altre date. Ci sono, poi, altre teorie secondo le quali gli abitanti dell’area oggi conosciuta come Finlandia appartenevano, sia come lingua sia come razza, al gruppo ugro-finnico molto prima dell’arrivo dei finlandesi in questa zona.

Per tornare, allora, all’argomento dell’aggettivo “finlandese” del titolo della nostra lezione, possiamo concludere che gli studiosi continuano ad usare l’espressione poesia popolare “finlandese” per la semplicità del termine, mettendo comunque in evidenza la complessità di questo termine e il fatto che, in effetti, dovremmo dire poesia “balto-finnico-careliana-ingriana-estone ecc.” Allora sotto il termine “finlandese” si raggruppa tutto questo.

1.1.3. Poesia?- Analizziamo ora nel titolo della sezione la parola poesia, che fino ad ora non abbiamo messo in dubbio. La poesia popolare balto-finnica era poesia cantata, quindi il termine “poesia” non corrisponde appieno al termine che conosciamo oggigiorno. Ma neanche se usassimo il termine canzone andrebbe molto meglio, perché se dicessimo canzone folk o canzone popolare faremmo riferimento a qualcosa di completamente diverso rispetto alla poesia balto-finnica in musica (forse ci verrebbe in mente qualcosa tipo canzone popolare del centro-sud-ovest dell’Europa, qualcosa di completamente diverso). La melodia dei canti balto-finnici è molto monotona e si basa al più su cinque note, si tratta quindi di una specie di pentacordo. Per avere un' idea di questo tipo di poesia cantata o recitata in questo modo, è possibile ascoltare un brano di epica popolare finlandese cantata. Questo brano è stato registrato nel 1966 e fa parte dell’archivio di poesia popolare di Helsinki; il titolo del brano è Kilpalaulanta (Canzoni a tenzone) e il nome del cantore è Iivo Lipitsä. Sul CD del Kalevala Heritage è il brano 9.

È una melodia molto monotona che si ripete verso dopo verso e può andare avanti per ore. Questo tipo di poesia, a parte il pentacordo, ha dei tratti formali molto accentuati, il più importante è sicuramente il metro, il cosiddetto metro kalevaliano, ovvero un tetrametro trocaico sciolto (verso di 8 sillabe e 4 piedi di carattere trocaico).

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Testi

  • Profilo di letteratura finlandese
  • Romanzo storico finlandese
  • Il "Kalevala" e la poesia popolare finlandese

Dalle origini al Novecento

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